29/11/04
Prendiamo un insieme vacuo (l’io) che drammaticamente deve darsi un’immagine (perché si guarda nello specchio). Nello specchio c’è una figura (ideale), e lui, come un bambino un po’ scemo, si dà da fare perché l’immagine reale collimi con quella che sta malamente ricalcando con la carta trasparente (sempre dallo specchio).
Per fare ciò, la via più breve è “darsi un tono” nell’ansia di non fare brutta figura (nella vita ci vogliono soldi e sudore, nel blog basta un template carino, una poesia delle medie, un’emozione copiata da qualche canzone o sentita in un telefilm o letta – e qui c’è un crescendo – in Coelho, Benni, Pennac, Hesse, un qualunque libro di minimum fax, Heidegger).
Eh sì, facciamo tutti così. Ma siccome la realtà picchia, quando l’io affronta gli altri ego-con-le-zampe che stanno fuori, poveri anche loro ma con gli occhi pronti a vedere le cosiddette “travi”, deve fatalmente operare una media matematica tra sono-un-gran-figo e gli spernacchi del mondo.
Il blog aggiunge un gradino pernicioso perché dà l’illusione di poter mostrarsi con il proprio specchio-schermo tutto bello designato a modino e, cazzo, il mondo si fa fregare. Anzi, viene a farci i complimenti nei commenti. Lo scarto tra quel che si è (non granché) e quel che si vorrebbe essere (grandioso), non può più essere verificato (trionfo). Tutt’al più, ci sono le differenze tra chi vorrebbe assomigliare a Alessia Fabiani e chi a Bruce Springsteen, tra chi ha il salottino, chi serve gli aperitivi, chi ricama i gif e chi il trash, chi fa la signora e chi fa l’indie, il situazionista o Perec, la trafilettista o l’isabellasantacroce.
Insomma il blogger (in it. nel testo) è un wannabe (ingl.) che ha tendenza a péter plus haut que son cul (swahili). Lo è per nascita perché tale lo crea il mezzo. Il fatto che la cosa non sia ancora del tutto metabolizzata porta a divertenti malintesi. Un post di personalità confusa sulla dirimpettaia borsetta ha tutti i commenti vampirizzati da borsette. Aforismi di The Petunias sullo stile – mentre lo stile è proprio quel plusvalore tipicamente uanabì – destano la giusta perplessità degli astanti, oltre al comico parere di Giulia Blasi. Il rizoma della lippitudine* estende le braccine nel fertile terreno annacquato e paludoso della blog-padania (la padania è un luogo mentale) : ogni germoglietto si sta mettendo delle idee in testa e sogna di essere colto da una mondina einaudiana. Nascono commenti come funghi intorno alla scrittura del blog - tutti cercano di farsi notare dalla maestra - , e fioccano citazioni sullo stile, ispiratissime, che spaziano dall’elogio della spontaneità alla citazione di Valéry.
In questa piccola fiera di chi se la tira di più, i raduni (o blogfest) diventano allora epifanie, nell’attimo della ricognizione (“ma tu sei il blog x?”), dove tutte le sinapsi si agitano disperatamente nel cercare di mettere insieme le cose (il blog e il corpo), con terribili capitomboli, brutte delusioni, scanzonati realismi, e, a volte, piccoli miracoli : il/la blogger è meglio del suo blog.
* “Da anni, Lipperini opera da autentica e rizomatica agitatrice culturale” (Giuseppe Genna)
28/11/04
Per l’inserto culturale della domenica, Blogdiscount.org ha visionato per voi un film d’autore: Gli Incredibili. L’esaltante pellicola narra la storia di due supereroi, all’apice della celebrità, che decidono di sposarsi e metter su famiglia. I pargoli nati dall’unione sono dotati anch’essi di superpoteri: Violetta, la maggiore, ad occhio e croce dodicenne, è dotata di forze magnetiche che, fra le altre cose, possono renderla invisibile; Flash il discolo è più veloce di un jet, mentre l’ultimo nato, per ora, non sembra mostrare capacità sovrumane. A completare la rosa, una stilista-ingegnere-designer nana ed occhialuta, il cattivone coi denti storti, la femme fatale, l’amico negro supereroe in pensione, nonché un’immensa e cattivissima megapalla meccanica.
Mi sono chiesta cosa succederebbe se due blogger si sposassero per davvero. Le storie d’amore per ora si sprecano, ma tra qualche anno quante, fra queste, ancora resisteranno, e quante si riveleranno essere poco più che timidi amori epistolari (quant’è semplice vedersi solo una volta al mese…)? Ma soprattutto: di quali fantastici superpoteri saranno dotati i figli dei nostri amici bloggers? Ho immaginato per voi alcune improbabili progenie elettroniche.
Morgan: blogson di Proserpina e Quattropassi. Ragazzo che si dice turbolento e malinconico, a cui piace laccarsi le unghie di nero, definirsi amante della lettura e, soprattutto, scrittore dalla tenera età di quattro anni. Nulla, nel suo aspetto, attesta la paternità di Quattropassi, ma lei insiste a dire che quei capelli, biondo platino, quello sguardo intelligente e quell’innato machismo, sì, sono proprio i suoi. Superpoteri: crede che sbandierare la lettura dell’opera omnia di Calvino, e imprecare contro coloro che non ne posseggono l’epistolario tutto, possa renderlo un bambinetto affascinante.
Alex: blogdaughter di Magenta e Woland. Ragazza petulante e un po’ incapace. Possiede un blog con template rosa a cuoricini. Legge soltanto nuove uscite, che non costino meno di undici euro, se possibile di giovani autori italiani buoni a niente, pubblicizzandone la lettura su blog, ovviamente, tra un cuoricino e l’altro. Consumatrice assidua di Cioè3000, Confidenze Girls, Girl Yeah, Yeah Girl e Gilrz Ok. Parla solo di interrogazioni e bei ragazzi. Superpoteri: crede che la mamma, già simil-casalinga sfatta e consumata a vent’anni, e il babbo, da sempre simil-pappone con pizzetto lievemente inclinato, siano persone belle e rispettabili.
Gianni detto “Er mejo”: Blogson di Trentamarlboro e Sasaki Fujika (nel futuro, che ci crediate o no, l’adozione per i gay sarà legale). Giovane fumatore incallito con enfisema precoce, ascolta i Radiohead (gruppo vintage del futuro) ma di nascosto va ai raduni dei Village People. Sicuramente basso. Si esibisce in rutti e scuregge davanti ai compagnucci, e da grande vuole fare lo stesso, magari nella redazione di qualche giornale. Ultratecnologico, scrive dal palmare di ultima generazione con suoneria polifonica 3D, ma sul template campeggia ancora una foto di James Dean. Superpoteri: legge regolarmente il blog di Loredana Lipperini Jr (ma non perché gli piaccia - non capisce un cazzo poverino - ma perché sa che bisogna farlo)
Isacco: figlio di Rebecca, Antonio e Marco (s’ignora chi sia il padre). Bamboccio rachitico, occhialuto e saccente, con grafica essenziale (due righe e times new roman) che rendono il suo blog un eremo solitario nel marasma virtuale. I pochi accessi provengono tutti dal browser dell’ospizio comunale di Tabiano Terme, ma lui è felice lo stesso. Superpoteri: è maledettamente figo.
26/11/04
Ma diciamo pure: leccaculo di sempre
Dopo Trentamarlboro, siamo alla seconda nomination “a vita” del premio Bloggie: Magenta & Woland. Per molti, nella blogsfera, sono la nuova tendenza, una coppia col botto, un blog irriverente e mordace, tutto da gustare. Per Blogdiscount.org sono solo due esperti di marketing più bravi di altri. Il motivo di tanto successo sta nella loro formidabile abilità col copia-incolla; il blog sembra un compendio di cronaca del curioso, una cosa a metà tra l’home page di libero, dagospia e un manuale di elettrodomestici. Lo stadio meno evoluto della loro leccaculaggine si manifesta nel link: più o meno un terzo dei loro post scintilla di rosa. Tutto si basa su questo principio: dai poverino’s (”storie di rara tristezza e di brutale e efferato sconforto”), in cui si citano post altrui, alle micro-segnalazioni para-informative, ai casi più eclatanti, vedi la seguente chicca (Woland che, per leccare il culo a Selvaggia Lucarelli reputa non sufficiente il semplice link, e copia, quindi, l’intero pezzo - con tanto di proposta matrimoniale). Le rare volte in cui i loro post cercano di raccontare qualcosa in più, ottengono un fiasco clamoroso (v. i commenti a questa segnalazione del loro mentore Giulia Blasi).
Devo mio malgrado ammettere che il secondo stadio della loro leccaculaggine si esprime ad un livello molto più elevato del primo, perché si maschera dietro una timida - solo apparente - irriverenza. Sto parlando dei celeberrimi Poverino’s.
L’iniziativa nasce il 14 maggio 2004, rubando il nome (e il logo) ad un ristorante americano. Inizia la trafila di link a post infelici, lamentosi e sfigatelli, sbeffeggiati ad arte da Magenta e Woland. L’idea è davvero portentosa: i due non vengono accusati di leccaculaggine, perché la nascondono benissimo dietro alle prese in giro. Quest’ultime, d’altro canto, sono bonarie e rispettosissime e si guadagnano la simpatia del blogger linkato, il quale viene anche scherzosamente contattato via commento (”Ehi, complimenti! Sei stato candidato ai Poverino’s”). All’inizio, è ovvio, si tira basso: Chinaski è l’unico nome noto, tra i mille citati, ma dopo brevissimo tempo, già vediamo comparire Livefast. Il potenziale dell’iniziativa non sfugge ai due, ed ecco, come previsto, il 28 giugno un poverino’s tutto dedicato alle blogstar. E quali tre nomi migliori di Giulia Blasi, il già citato Livefast e Personalità confusa, nominati, peraltro, con motivazioni vaghe e assai poco convincenti. Chiedono loro, per l’occasione, di scrivere una sorta di messaggio elettorale. E come dire di no? I tre si sentono sicuramente lusingati dalla citazione, eppoi non vogliono certo farci la figura dei meschini puzza-sotto-al-naso, quindi rispondono nel loro solito stile. D’ora in avanti è un crescendo. I due linkano tutti e vengono, pian piano, linkati da tutti, entrando a pieno diritto nell’olimpo dei blog.
E quindi, per il loro sofisticatissimo meccanismo citazionistico, Magenta e Woland vincono con tutti gli onori la seconda edizione del premio Bloggie. Congratulazioni.
25/11/04
Ho sempre pensato fosse più facile, per chiunque, mettere giù un raccontino grazioso e facilemente leggibile, piuttosto che una striscia (o una serie di strisce), quattro o più (meno) vignette una dietro l’altra, che conservino un qualche barlume di coerenza nel segno, e nel senso, soddisfatte nel loro scopo finale di suscitare “divertimento” (nel caso di Eriadan - almeno, nella stragrande maggioranza delle sue strisce), attraverso uno spirito che debba possedere anzitutto il dono dell’immediatezza, della brevità.
E’vero, non sempre la striscia ben riuscita è una striscia con una chiusura fulminante. Com’è vero che nessuna striscia di Eriadan - nessuna - è in grado di fulminare il lettore, chiudendosi nella battuta straniante, la battuta che non t’aspetti, che fa rileggere l’intera striscia sotto una nuova luce, quella della conclusione. Il problema è che, leggendo Eriadan, si ha spesso l’impressione che sia proprio questo, ahilui, l’effetto cercato. Che non lo trovi, mai, regolarmente, disperatamente, aumenta il disagio davanti alle sue vignette (il disagio di colui che pensa: “cosa diavolo ci troveranno”).

Le battute di Eriadan ruotano tutte (o quasi) intorno al luogo comune: che venga preso in prestito, materializzato e reso “reale”, diventando portante nella vicenda (”che dio mi dia la voglia di studiare”, e sulla scrivania cade dal cielo la parola “voglia”); oppure, più spesso, è la striscia che rivela, senza rendersene conto, fin dalla prima vignetta, la soluzione più semplice ed accessibile, quell’irritante scontatezza che è del Mostruosamente Banale, del Questa L’avrei Scritta Io A Dodici Anni, rivelando tutta la pochezza ideativa dell’autore (esempio: il protagonista, sotto forma di maiale, è steso sul divano, sfinito - è natale e tutti si ingozzano).
Il ribaltamento non esce (riesce) mai dall’ordinario, finendo sempre per incarnare un luogo comune, per così dire, di secondo grado (l’immagine speculare di un luogo comune): ed ecco la striscia, i due amanti sulla spiaggia, stretti ad ammirare il tramonto, e subito dopo gli stessi, esasperati dalla sabbia, “quant’è dura essere romantici!”. I tempi inoltre, spesso e volentieri, sono sbagliati. Nella seconda vignetta dall’alto, ad esempio, c’è un tempo di troppo, l’ultimo. Il ribaltamento improvviso (si fa per dire), riguardo l’utilizzo dei maglioni a collo alto, potrà pur funzionare con un bambino sui nove-dieci anni (facendolo ridere, magari), ma l’ultima vignetta, “ah ah come sono cattivo”, è terribilmente fuori luogo (avevamo forse bisogno di una simile ovvia precisazione riguardo gli intenti “malvagi” di quell’esserino volante?), allungando la striscia di un’unità non necessaria (e anzi dannosa, perché, allontando il ribaltamento, ne smorza l’effetto).

Il tratto è banale, già visto, copiato pari pari da una rivista disney per ragazzi over 15 (vedi, ad esempio, witch). I personaggi sono freddi, anonimi, impossibili da riconoscere proprio perché eccessivamente familiari (la familiarità dell’ovvio, s’intende), e quindi privi di segni distintivi. Sono personaggi standard, modelli senza vita. Il ragazzino con una mano appena appena discreta, al primo anno di una qualsiasi scuola di comics: ecco cosa sembra, eriadan. Quante volte avete visto ometti in tutto e per tutto simili al nostro ingegnere disegnato? Ometti che rispondessero con identiche espressioni a identiche circostanze? Che dire, poi, della sua ragazza (la sua “piccola stella”)? E il gatto, anche lui, non vi pare d’averlo già visto? La seconda striscia di Eriadan (la prima in alto), dunque, va goduta in questo senso, apprezzandone la segreta e sincera ironia.
Ciò che meraviglia più d’ogni altra cosa è che (lo dico per concludere), davanti alle strisce di Eriadan, si provi spesso un senso di inadeguatezza, di totale e spaventoso imbarazzo: per lui. Molte strisce di Eriadan, semplicemente, sono troppo stupide per funzionare (le strisce, ripeto - giusto per evitare una denunica - sono stupide; lui no, è bello e intelligente). Date un’occhiata all’ultima (dall’alto) striscia qui riportata. La tizia conclude, evidentemente, prendendolo in giro, dandogli del “vero uomo”. Ma perché? A causa del “manco morto”, esclamato in tono tanto deciso? Oppure perché, più in generale, si ostina a non riconoscere quanto detto in passato? Oppure sarà per quella sua aria annoiata e sostenuta? O ancora per le mani in tasca, o per la giacchetta? Foss’anche per una di queste ragioni (o tutte queste messe assieme), resta misterioso non solo il rapporto di consequenzialità, ma lo stesso effetto che la striscia vorrebbe ottenere. Un sorriso? E perché mai?
Unico sospiro di sollievo: fortuna che si è laureato.
24/11/04
Raduno degli ex-alunni della V^A, scuola splinderiana, nell’interstizionet del paese dei permalinkosi.
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A dieci anni |
Nel 2025 |
| Giulia |
Bambina rompiscatole e autoritaria che obbliga gli altri a giocare a quel che vuole lei : “Allora io ero la maestra, e tu disubbidivi, e allora io ti scrivevo la nota sul diario, e allora tu piangevi.” |
Maria Teresa Ruta (versione corvino) |
Lorenzo
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Bambino confuso che passa le ore a guardare fuori dalla finestra, scrive bellissimi temi, ma non ha ancora capito il riporto nell’addizione a due cifre. |
Direttore Risorse Umane |
| Gianluca Neri |
Il papà lo picchia e lui fa il casinista a scuola. Organizza gli scherzi (bombolette puzzolenti, ragni di plastica sul registro, gare di scoregge). E’ innamorato della bambina-bella-sempre che non lo caga di striscio. |
Uguale identico |
| Ilenia Parigicannes |
Quando fa le verifiche nasconde il suo foglio dietro il braccio. Bulleggia la compagna di banco (la deride, l’insulta, l’obbliga a pratiche umilianti come inginocchiarsi davanti a lei o far vedere le tette). Innamorata del bambino confuso che non se n’è accorto. |
Portinaia |
Arkangel
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E’ la bambina-bella-sempre, con i capelli lunghi biondi, sempre seduta perfetta con la gonna a corolla intorno alle gambe incrociate. Non guarda nessuno. Non si muove mai. A domanda, produce poetici bisbigli: si guarda tutto il tempo nel riflesso dell’armadio della biblioteca di classe (lei è seduta in prima fila, proprio di fronte). |
Alba Parietti |
| Roberto Petunio |
Bambino attentissimo, sempre composto, è il più bravo della classe (fa pipì a letto immancabilmente la notte prima delle interrogazioni). La mamma è rappresentante di classe e amica della maestra. |
Maggiordomo di Jonathan Coe |
| Proserpina |
Bambina grassoccia, ha già le tette e le mestruazioni e si vergogna moltissimo. Le danno ripetizioni d’italiano (lei legge di nascosto gli Harmony della sorella più grande). |
Massaia con prole numerosa |
| Magenta |
Dà appuntamento ai maschietti nel bagno delle femmine, ma loro non ci vanno. Sorride sempre alla maestra, poi la prende in giro appena ha voltato le spalle. |
Zia |
Woland
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Bambino provolone un po’ in ritardo sugli altri, (all’asilo, le educatrici hanno detto che era meglio aspettare un anno prima di mandarlo alle elementari), ma piace perché è più grande e racconta le cose di sesso, per esempio che limonare vuol dire mettere il pisello nella patata. |
Pappone*
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| Personale: |
Maestra (con incarico annuale, ha chiesto il trasferimento, ma in provveditorato, non glielo danno): Loredana Lipperini |
Non si sa che fine abbia fatto |
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Segretaria: Latifah. Passa le giornate a spettegolare con il bidello. Batte le circolari della maestra per i genitori, correggendo gli errori d’ortografia (ma poi ne aggiunge altri). |
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Bidello: Trentamarlboro |
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*Grazie Ataru (anche se non gli ho chiesto niente)
I disegnini sono di Quentin Blake
Dovremmo farvi pensare che si tratta di una burla, perché in caso contrario la signora Lipperini (quella che ha un macellaio per parrucchiere) e tutti quanti gli autori non ci penserebbero due volte, quei cattivoni, e correrebbero a denunicarci¹. Fingeremo dunque un tono tra il divertito sogghignante (Quanto ci divertiamo a prenderli per il culo) e il distaccato con noia (Giusto perché non sapevamo cos’altro scrivere), o insomma qualcosa di simile, l’importante è che voi pensiate, leggendo questo post: Ma sì è ovvio stanno scherzando².
Ebbene da oggi e fino al 30 di novembre Blogdiscount.org offre ai suoi lettori la possibilità di acquistare l’antologia blogger in fotocopie (rilegate su richiesta) alla modica cifra di 4 - e dico 4 - euro. Inoltre, è possibile acquistare anche solo un singolo racconto (o più d’uno): il prezzo verrà stabilito in relazione al numero di pagine. Ogni tre racconti vi verrà donato in omaggio³ il racconto Io la notte uccido di Manila Benedetto.
Per maggiori informazioni riguardo le dimensioni della pagina il colore della rilegatura e le modalità di pagamento e spedizione (che dovrà avvenire in forma anonima e super-segreta) inviateci una mail all’indirizzo: noivelodiamofotocopiato@blogdiscount.org.
Per farsi due risate, alla faccia dei prezzi einaudi, scegli blogdiscount.org!
Ma no, eh, in realtà è tutto uno scherzo, neanche l’indirizzo di posta elettronica esiste davvero. Provateci (scriveteci su quello vero, allora). Tutto uno scherzo, giuro. Parola di coccinella. Ptciù Pticù
¹Se vi state chiedendo “per così poco?” sappiate che le parole “terrona”, “nano” e “culo” (da noi usate in precedenza) sono già state preteseto di numerose minacce
²che ci troviate simpatici è secondario. anche se, ovviamente, chi tra voi non ci trovasse tali, si consideri oggetto di infinito biasimo (pur con il consueto distacco annoiato)
³offerta limitata alle prime trenta mail
Ah, un paio di segnalazioni
1. l’articolo firmato Gianmatteo Pellizzari (alias Trentamarlboro) sul Piccolo. Si parla dell’antologia. Lo trovate qui (oppure potete scaricarlo direttamente da qui). Buffo che gli unici due blogger citati (oltre Moroni e Neri, i migliori, lo dicono tutti) siano i suoi amichetti Simone C. Tolomelli (alias Sasaki) e Giulia Blasi.
2. la promo di Microspie, programma “radiofonico” dello stesso Sasaki. La trovate qui. Pochi secondi e Sasaki si presenta: “sono un autore”. Grottesco.
23/11/04
La signora Lipperini (per chi non lo sapesse, ma lo sapete tutti, quindi non lo dico) crede che i blog, la maggior parte dei blog perlomeno, si scrivano di notte. Può darsi. Molti blogger, si sa, sono impegnati otto e più ore, ogni giorno, a guadagnarsi il pane. E lì, nell’anonimo ufficetto che è stato loro concesso, un paio di volte l’ora, nascostamente (ruotando lo schermo di novanta gradi verso la finestra - è il settimo piano, fuori è il deserto: la finestra è sicura), leggiucchiano qua e là i racconti di altri blogger, loro simili, prigionieri chissà dove. La pausa pranzo, le pause caffè, non bisogna cercare lontano, sono fonti d’ispirazione da non sottovalutare. Non funziona questa dannata macchina, m’ha dato del cioccolato al posto del cappuccino: quale miglior argomento per un post. Ed eccoli dunque, alle sei, sette, otto se hanno fatto straordinari non pagati, sulla via di casa, distrutti, sperduti nel traffico, la testa già rivolta alle battute da metter in bocca al collega sfigato, alla collega strafiga o alla stessa macchina del caffè. Ne verrà fuori un ottimo post. Ma anche la tangenziale, a ben pensarci, così caotica e lunga e grigia e così perennemente in movimento, che magnifico soggetto.
Ieri al supermercato ci s’è fatti prendere la mano, il caciucco surgelato in offerta a 2.50, e dopo una giornata di lavoro massacrante, per fortuna: niente di meglio che un piatto pronto. Il caciucco è mediocre, soprattutto andrebbe mangiato con fette di pane tostato, e pane in dispensa non ce n’è. Ed eccoli di nuovo, mentre lavano quell’unica padella (il piatto era di plastica), che immaginano il caciucco arrabbiato, lamentoso: il monologo di un caciucco senza pane. Una buona idea. Poi sul divano, sfiancati, la tv accesa a caso e una tazzona di nescafè bollente in grembo, e magari ai piedi del divano c’è pure un gatto che fa le fusa (rompe i coglioni), i pensieri che vanno da un progetto di corto - pubblicabile su blog ovviamente - sulla preparazione del caffè solubile, ad un post molto divertente sul funzionamento della lavastoviglie, fino ad una innovativa ricetta che si chiamerà Bastardella (ma è un nome provvisorio). E siamo a quota tre, quattro, cinque, sei! (e il gatto rompicoglioni, pensate un po’, è ancora da piazzare)
Più tardi forse si esce. Con gli amici, si beve si balla si scherza. E si potrà scrivere di questo, delle ubriacature dei capitomboli e delle risate. Con la ragazza, o da soli, a zonzo, per scrivere racconti che si diranno poi (con aria compiaciuta*) kafkiani, che parleranno di questo, di solitudine e di silenzio. Oppure si starà in casa, a preparare questo benedetto post, che tanto di stimoli ne avete avuti fin troppi, che queste giornate così piene d’eventi mica vanno sprecate, non sia mai, e poi il post sull’ubricatura c’è stato la settimana scorsa, quello dell’avventura amorosa non saranno neanche due giorni e il racconto patetico, quello quello… Al limite, si può sempre guardare un film, e recensirlo. Che tanto lo fanno tutti.
Perché i blog non si scrivono nel weekend? Semplice. Ma lo immaginate voi, il blogger del sabato mattina, sveglio a mezzogiorno, disorientato e malconcio, gironzolare per casa in pigiama, senza nulla da fare, un’intera giornata (anzi, due) di deliziosissimo nulla? L’ispirazione svanita, il computer che si può utilizzare in tutta pace, nessuno che tenti di curiosare o spiare o ingannarvi, la macchina del caffè la collega strafiga la tangenziale così lontani nella memoria, e soprattutto, dio bono, tutto questo tempo. “Potrei dedicarmi a qualcos’altro, finalmente”. “Potrei metter mano a quella vecchia idea, quel racconto o quel romanzo” Finisce che no, di scrivere il blogger non ne ha davvero voglia, con tutto questo tempo, bisognerà pur divertirsi, no?, diversamente dal resto della settimana, bisognerà pur divertirsi no?, che diavolo. Magari sabato sera si butta giù qualcosa, di ritorno chissà da dove, giusto qualche appunto, perché il post sull’ubriacatura a pensarci bene è un po’ troppo datato. Oppure no, aspettate domenica notte e ci scrivete su una serie di post, sull’ansia e il terrore e l’insonnia della domenica pre-lavorativa. O meglio, lo scrivete lunedì nei ritagli di tempo. Dio se vi manca lunedì. Sembra così lontano, lunedì. Beh, tocca aspettare, in fondo non importa, per gli accessi non c’è problema, tanto si sa, anche di leggere, mica c’è tanta gente che ne ha voglia, nei week-end.
*si dirà anche, da purissimi snort: “ma figuratevi che io manco l’ho mai letto kafka”
22/11/04
In due settimane di post, si parla (male) delle cosiddette blogstar: la linea espositiva è ormai definita. Se ne può uscire? E’ un dovere farlo, ma prima bisogna mettere in chiaro alcune cose.
Partire dalla nascita di Arpanet ci sembra eccessivo, quindi inizieremo con Proserpina. Il suo non è il primo blog italiano in rete, ma sicuramente il primo riconosciuto. Il diario di una giovane dark “impegnata”, che piace, e fa successo: se per i contenuti di copertina o le foto delle tette in seconda pagina, è impossibile dirlo. Iniziano a diffondersi i primi germi dell’esibizionismo virtuale.
Nel 2002, Proserpina scopre il php, e il suo diario diventa web-log: uno o più post al giorno da una piattaforma home-made, che le organizza, distribuisce e pubblica i “pensieri”. Proprio in quel periodo, qualcuno si accorge che questa piattaforma può essere utilizzata non solo per mettere in ordine il diario del cuore, ma anche per impaginare cronologicamente articoli e scritti d’ogni genere, senza doversi preoccupare di modificare la sorgente html: ed ecco nascere le prime testate para-giornalistiche. Ed ecco nascere anche Splinder, blogspot, iobloggo, blogexcite, ecc. Nel corso di tre anni i blog italiani diventano circa centomila: più della popolazione sanmarinese. Un microstato a tutti gli effetti.
Come ogni piccola società, anche qui, quasi da subito, i v.i.b. iniziano a distinguersi dalla massa, creando a loro volta una mini-società di famosi. Si distinguono soprattutto per la loro bravura, la capacità di avere un tono, di raccontare cose di tutti i giorni, di far ridere, o di riconoscersi in modo un po’ più personale che non leggendo le rubriche cultura e spettacoli dei quotidiani. Spesso si apre un blog proprio in ultima ratio, perché non sembra esserci altro modo di dire la propria, per quanto piccina essa sia (così come si fa, o si faceva, nei newsgroup, nei forum, nei portali, nelle lettere all’editore, e così via).
Il problema nasce quando il fenomeno diventa visibile a occhio nudo. Se c’è qualcosa da cavalcare, arrivano subito giornalisti, sociologi, opinionisti e così via, sempre affamati di carne fresca da macinare ogni mattina. Quando arrivano le proposte (partecipazioni minime a radio minime, a testate provinciali, a confezioni di libri in proprio, a blog più grandi, a trafiletti su riviste femminili, a interviste) scoppia un certo disordine perché tutto ad un tratto sembra (e sottolineo sembra) che ci sia una posta in gioco che superi il gioco del post, il semplice scambio di pareri, battute, divertimenti, parolacce, gusti e disgusti tramite commenti e scherni. Da questo momento in poi il problema della classe-blogstar si trasforma: l’accesso ad essa non è più determinato dalla bravura, ma dall’arrivismo. Le qualità scrittorie, narrative, giornalistiche e quant’altro, a volte presenti, finiscono in secondo piano; le caratteristiche che contano sono: il buonismo, la leccaculaggine, la capacità di stringere rapporti, la demagogia, il silenzio.
Il ridicolo della situazione: già nella vita reale siamo obbligati a sopportare impotenti tutto ciò, perché gli stessi vizi dovrebbero infestare anche il nostro giocattolo, i momenti di cazzeggio, l’espressione e la scrittura gratuita ecc.? Se il blog è inserito in un progetto complessivo (un’attività commerciale o culturale che sia), allora si può ammettere che esso sia retto dalla stessa dura lex che c’è fuori, ma quando si vedono gioiosi cazzari o ragazzuole ruspanti che all’improvviso si trasformano in cortigiani prudenti e accorti ragionieri della propria immagine bloggara, fa un po’ senso. Una stupidità che diventa straordinariamente antipatica quando cerca di far tacere o di squalificare tutto ciò che non rientri nel cerchio dei propri interessi (o vagheggiati tali).
Anche noi ci siamo chiesti se fosse giusto o comprensibile un blog che passa il suo tempo a svergognare gli altri. Un po’ sì, se si guarda il fenomeno dall’interno, nei suoi difetti e nelle sue qualità, nelle sue possibilità e nei suoi limiti.
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