B l o g d i s c o u n t . o r g
manifesto | wannabe a blogstar | Marco | Rebecca | Antonio



30/12/04
Blog Aworse 2004
:: di blogdiscount

In anticipo su Macchianera, la redazione di Blogdiscount.org, lavorando ininterrottamente due giorni e due notti, ha deciso di rendere pubblici i risultati dei Blogaworse 2004, esclusivo premio dedicato al peggio della rete italiana (ma, perché no, anche mondiale).
La commissione di giudizio, composta da Marco, Rebecca ed Antonio, uno scimpanzè femmina di nome Kelly, un tramviere ubriaco e altri non ben identificati individui, ha esaminato millioni di KB provenienti da una lista di blog accuratamente selezionata (dallo scimpanzè) ed elaborato i risultati che troverete qui sotto. Il fatto che tutti i post citati risalgano a non più di una settimana fa, è puramente casuale, e non deve farvi pensare ad un lavoro frettoloso e svogliato.

Vincitori e Nominati possono avere l’onore di inserire il rispettivo banner nei propri blog, semplicemente cliccando sulle immagini e incollando il codice che trovate nella apposita praticissima pagina.

Con questo, Blogdiscount.org vi augura di essere presi in pieno da un petardo missile durante i festeggiamenti del capodanno, e vi dà appuntamento al 2005.

VINCITORI
NOMINATIONS

Premio Blog inutile

La pizia, perché dopo aver letto qualche suo post, ti chiedi dove sei stato e cosa hai fatto negli ultimi cinque minuti, non lo sai ma ti senti terribilmente in colpa.
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Robba (perché non se la caga nessuno, nemmeno dopo che ha scritto un racconto nell’antologia), Quattropassi (perché alla lunga stanca, no, sempre il solito copia incolla dalla home page di libero)

Premio Post meno divertente

Magenta&Woland, perché le dispense sull’utilizzo degli elettrodomestici fanno sbelliccare Giulia Blasi, e non c’è bisogno di aggiungere altro.
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Giulia Blasi (per quell’aria di compiaciuta idiozia che pervade ogni suo post, compiaciuta di cosa, poi, rimane un mistero), Trentamarlboro (perché le chiavi di ricerca con le parolacce, be’, non sono poi questa grandissima trovata)

Premio Post più lacrimevole

Margherita F., per averci raccontato quanto è triste avere tanto da studiare poco tempo per leggere i colleghi dei propri genitori che ti leggono il blog e una gran voglia di chiudere il medesimo.
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Personalità confusa (per i post strappalacrime che lascia scrivere saltuariamente all’amico Karol, affetto da demenza senile), Ilenia Ferrari (perché se ci crede davvero, che una frase di battisti possa spiegare la vita, ecco, allora, be’, è tutto più chiaro)

Premio Post volemose bbene

Visioni Binarie, perché la passeggera sconosciuta che accarezza una bambina chiamandola tesoro, a parte che non si capisce come non l’abbiano ancora denunciata per pedofilia, comunque esiste solo nella testa di una che legge Susanna Tamaro.
Jorma (che ci ha commosso con la conquista del mondo da parte di un Mars, redivivo dopo l’ammutinamento al cocco), A day in the life (per le cene di Natale così densamente pregne di vecchia ed angosciosa povertà)
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Premio Blogger meno sessualmente appetibile

Shoegazer, perché passi la pancetta, il capello unto, la barbetta da liceale, gli occhialetti finti senza lenti e le dita tozze, anzi no, non passino proprio niente.
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Giuseppe Genna (per l’inquietante somiglianza con l’onorevole Landolfi), Loredana Lipperini (perché a una certa età è difficile rimanere sessualmente appetibili, anche se quella giacchetta di pelle nera, magari, che ne sai, qualcuno la leccherebbe pure)

Premio Idea furbetta

La redazione di Jumper, per aver capito come sfruttare le fantasie di quei moltissimi blogger che darebbero il culo pur di vedere il proprio nome stampato su carta, qualsiasi carta.
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Poverino’s (per la malcelata leccaculaggine con la quale è condotto), Blogdiscount.org (perché con il solito trucco di parlar male delle blogstar, si sono fatti una mostruosa pubblicità , e un’orribile reputazione)

Premio Fortuna che sei sparita

Proserpina, perché non se ne poteva davvero più.
Parola della Lo (per lo stesso motivo, anche se è meno famosa), Ilenia Ferrari (idem)

Premio Ma voi ci capite qualcosa?

Bambolescente, perché i suoi post, abbiamo le prove, sono scritti da un generatore di parole random.
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Sasaki Fujika (Perché voi l’avete capito l’editoriale su De Andrè? Ma almeno: parlava di De Andrè?), Filippo Facci (perché il suo generatore di parole random, scassato, è in via di riparazione)

Premio Dove cazzo l’hai trovato quel template?

Placida Signora, per aver spudoratamente copiato la grafica da un manuale di Decoupage per zitelle kitsch.
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Ualbois (perché averlo fatto apposta è un aggravante: persino Boy George l’avrebbe trovato orrendo), Arkangel (perché il cielo stellato di notte è passato di moda al giro di secolo, il ventesimo, almeno quanto i gattini).

Premio Meglio aprire un’altra pagina, per farci entrare tutti quei link

Magenta&Woland, perché, se potessero, metterebbero un link anche sulle tette di Magenta, o sul pizzetto di Woland.
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Trentamarlboro (perché linka qualsiasi blog abbia più di 50 accessi giornalieri, tranne Blogdiscount.org, ovviamente), Zittialcinema (perché dovremmo dargli una mano, non sa più che categorie inventarsi per classificarli)

Premio Oh, che ti credi, io ci capisco

Livefast, perché bisogna stare attenti, non essere inesatti a parlare di droga, ché lui, quello delle canne alla blogfest, è pronto a castigarvi, soprattutto se di mezzo c’è sesso (quei due sono fatti, si vede a occhio nudo).
The Petunias (perché lo stile è, non si discute, e fanculo a chi non ce l’ha), 1972 (perché ne sanno una più del diavolo, Loro, leggono i giornali, e conoscono pure l’inglese)
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Premio Da grande voglio fare l’artista

Proserpina, perché ci ha provato con la prosa, ci ha provato con la poesia, ci ha provato con la pittura, ci sta provando con le foto, passa il tempo a chiedersi cos’è un’opera d’arte, ma, poverina, proprio non riuscirà mai a capirlo.
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Alice Avallone (per essersi inventata una nuova forma d’arte: rompere i coglioni con un cellulare di ultima generazione a ignari sconosciuti), Sasaki Fujika (perché un giorno, lui che è un autore, riuscirà pure a convincere qualcun altro, oltre se stesso)
Premio Non ho niente da dire, parlo come una recita di prima media e non sono neanche figo

Nofilter, perché parla come una recita di prima media e non è neanche figo.
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Radionation (per ascoltare due o più imbecilli chiacchierare dei cazzi loro, per questo, be’, non c’è mica bisogno di una radio)

E per finire, alcune categorie speciali.

Premio speciale La sparo più grossa io

Giuseppe Genna, per aver ripetuto frasi come "questa è la letteratura" o "questa è la poesia" un numero incalcolabile di volte, con l’aggravante dell’articolo in corsivo.
Premio speciale Cenerentola

Eustonstation, perché un bel giorno, finalmente, troverà il principe azzurro che ha tanto a lungo sognato.
Premio speciale La vignetta che non vorresti vedere mai

Bertolotti e De Pirro, perché ogni loro post su macchianera becca meno commenti delle strisce di Grassilli, e non è mica facile.
Premio speciale Siamo froci e ne andiamo pure fieri

Tom, perché parlano soprattutto di cose per froci, ma cosa credete, “non esclusivamente”, sempre nei limiti del “rispetto reciproco”.
Premio speciale Post paraculo

Zittialcinema, perché l’antologia non dev’essergli piaciuta, ma è riuscito a scriverci su novemila battute senza dirne male. Neanche bene, in realtà. Ecco appunto: niente.



29/12/04
L’avete mica visto?
:: di Marco Spada

L’omino calvo con gli occhiali, quello qui a sinistra, sono un po’ preoccupato, non è che per caso avete sue notizie, sì, perché viveva in Sri Lanka, lui, e sono un po’ preoccupato. Devo averlo visto, in qualche documentario, un due tre anni fa, non ricordo bene, che se la spassava con una minorenne del luogo, nudo come un verme, nella sua esclusiva capanna iperteconologica sulla spiaggia di uno stupidissimo villaggio Sri Lankese (Lankigiano?). Ripeteva spesso «quanto si vive bene qui in Sri Lanka», e giocava a far sparire le sue dita lunghe rugose e ingoiellate nell’ano della minorenne, che rideva felice. Le mancava un dente, o due, non ricordo. Insomma, il vecchino qui, l’ex scrittore, lui, tra migliaia di corpi senza vita, avete mica visto il suo?




28/12/04
Home sweet blog
:: di Antonio Bois

Quando si apre un blog, spesso lo si immagina sotto forma cartacea, come libro, diario, notes, quaderno, perfino come marginalia a qualcosa d’altro.
Finisce che si crea l’illusione di stare in un luogo, un po’ come succede in qualunque narrazione. Per Camillo Langone, i blog sono tutti delle “camerette” malamente arredate. E’ vero. Ma a volte c’è maggiore (anche se non sempre consapevole) fantasia. Volente o nolente, ogni blog costruisce un ambiente, non per forza quello che credeva.

Il tinello marron : ci stanno gattostanco oppure Berenice oppure lui e tutti i papini mamine suocerini e figlioletti ci fanno i loro parlarini quotidiani, poveri ma degni (il tinello marron è molto diffuso tra i link di Giulio Mozzi).

Il salottino buono : spetta di diritto a Placida Signora che sembra anche farsene un vanto, nonostante esistano pochi concetti abitativi più deprimenti del salottino buono.

La cuccia del cane : con l’indefesso amore per i cani, con la canina riconoscenza per chi lo coccola, e l’altrettanto canina delusione quando gli viene fatta la bua (per esempio eliminandolo dal concorso di Mister Blog), Wad meglio riassume le caratteristiche alla buona e leggermente olezzose del luogo.

Il giardinetto della villetta a schiera : ci stanno i nani (così non sporcano in casa, dice la mamma), tra i quali Jorma che pasticcia con le merendine, conta i quadrifogli e racconta le favole.

Davanti alla finestra : l’analogia tra schermo e finestra è nata con il blog, insieme alla tentazione di descriverlo come uno stare a guardare i piccoli eventi quotidiani i quali, per il solo fatto di essere visti, dovrebbero acquisire un senso. Be’, Thomas ha smesso di prendere foto, mentre la bambina, punita, ci sta perché she can’t surf (ma è vero, Séverine?) .

Casa vuota : desolazione da trasloco, elettrodomestici (commenti) muti, cartoni in giro rimasti nella vecchia casa in attesa del camion dei trasportatori, da Violetta Bellocchio.

La cucina : Magenta e Woland con le loro storie di forno, lavatrice, armadi e perfino la (pre-natalizia) immagine da Viciousness in the kitchen (niente a che vedere con Sylvia Plath, purtroppo) vivono in un ambiente a base di fòrmica e presine colorate e magneti spiritosi sulla porta del frigo.

Un intero paese: non l’Italia però che è troppo piccola né gli Stati Uniti porchi padroni del mondo, bensì tutta la nazione indiana, compreso il subcontinente.

Il bidone della spazzatura : senza raccolta differenziata, vi viene buttato alla rinfusa qualunque rimasuglio da net e, di rado, vi si pesca qualche perla. Chez Macchianera, naturalmente.

(Si accettano suggerimenti per allungare la lista)




23/12/04
Il test di mediocrità
:: di Rebecca Tomasevskij

Per testare la vostra capacità negli stili umoristico ed enfatico (potete ripassare le lezioni qui e qui), ho elaborato per voi un questionario a risposta multipla, alla fine del quale vi sarà assegnato un voto in centesimi. Il voto minimo per raggiungere la sufficienza è 60, per ottenere la quale dovrete almeno rispondere a tutte le domande.
Il questionario è anonimo (già ho fatto fatica a capire come funzionano javascript così semplici, figuriamoci se riuscivo a elaborare un programma che registrava il vostro ip), quindi potete rispondere senza timore d’essere riconosciuti.

Potete fare il test qui.

Compiti per le vacanze:
Scrivete un breve post in stile enfatico o umoristico sul tema del Natale, e speditelo alla Prof.ssa Rebecca Tomasevskij. I testi pervenuti verranno corretti e pubblicati sul sito. Il migliore, inoltre, riceverà in premio la fantastica e super indie spilletta di Blogdiscount.org (se vi vergognate di portarla sullo zaino, potete sempre usarla come soprammobile, o gettarla nell’immondizia: è fatta di materiale non inquinante).

Rebecca e Blogdiscount.org vi danno appuntamento a lunedì 27 dicembre.




22/12/04
Mi secca non avere la ragione
:: di Marco Spada

No perché non se ne può più, con la gente che dice che siamo tutti uguali e tutti abbiamo gli stessi privilegi e corriamo gli stessi rischi, perché non è vero basta pensare alle cose che degli ottusi dicevano sul sito di gianluca quando si parlava della discriminazione delle donne, e questo non ammettere le cose è di sicuro il modo migliore per non farle cambiare, ma oggi sono contenta, infatti ci pensa la durezza della cronaca a riportare alla realtà quegli ottusi che continuano ad affermare giulivi che essere froci non è più difficile che essere normali, ed ecco che arriva questa piccola notizia. Piccola solo perché viene da una provincia che il resto d’Italia non saprebbe neanche trovare sulla carta geografica, che poi ce stanno pure un sacco di industrie come quella dove mi rompo il culo io, una provincia che fino a poco tempo fa era vivibile e tranquilla, ma adesso sta diventando un terribile luogo di violenza.

Mi piacerebbe vederli in faccia questi piccoli stronzi e vedere quanti di loro stronzi vestono firmato e hanno la paghetta più alta del mio stipendio e c’hanno il papà con la fabbrichetta e vaffanculo io vi odio cazzo vi invidio da morire, e in più vorrei pure sapere come cazzo facevano a individurali per strada i froci, ma che scema certo sono froci si vede.

E con tutto che sono contraria alle punizioni corporali e che credo nella necessità di spiegare loro dove hanno sbagliato non posso che sperare che la pena consista in una sostanziosa rata di calci in culo. Preferibilmente dagli stessi froci che hanno aggredito. Anzi dai froci no perché si sa che i froci sono delle mezze calzette. Ma questi hanno menato solo froci e mongoloidi cazzo. Vabbè magari un mongoloide con una gruccia.

Un post simile (confesso: ho copiato) lo trovate qui.

(ma ovvio eh, nulla di quanto scritto sopra è frutto della mente di giulia blasi, soltanto della mia, ovvio)




Cosa leggi? Cazzi miei
:: di Antonio Bois

Si avvicinano le feste : Blogdiscount vi propone alcuni schemi di conversazione reutilizzabili durante i pranzi, i cenoni, la tombola dalla zia. Scegliete tra le varie possibilità e quando vi verranno rivolte le inevitabili e generiche domande “culturali”, ripetete quello che vi suggeriamo. Modi infallibili per tagliare corto (sono segnati in rosso). Massima soddisfazione (abbiamo pensato a tutto : alcune risposte sono più adatte al pubblico maschile, e altre, a quello femminile). Tutto scontato.

1. E che cosa stai leggendo di bello in questo periodo?
- Io?
- Sì. Che cosa stai leggendo di bello?
- Dici a me, scusa?
- Uhm, sì. Ti stavo guardando educatamente in faccia mentre ti rivolgevo la domanda. Quindi, direi che stavo dicendo proprio a te.
- Puoi ripetere la domanda?
- Che cosa stai leggendo di bello in questo periodo?
- La Gazzetta dello Sport.
- . . . . .
- Non ci crederai, l’altro giorno, è uscita tutta verde.

- Vanity Fair
- Bello, Thackeray. Anche Aldo Busi ha consigliato Pendennis nella trasmissione di Maria De Filippi.
- Ma che dici? Non è mica porno, questa rivista.
- Rivista?
- Ha un difetto però, ti dicono quanto ci metterai a leggere gli articoli. Io ci metto sempre il doppio, e così mi perdo la fermata del tram.

- Oh, non sapr…
- Io ho appena letto Men and Cartoons di Jonathan Lethem
- Non l’ho visto in giro.
- Non è ancora uscito in Italia.
[Attenzione, siete davanti a uno-che-se-la-tira. Tutta la compagnia si è zittita in quel momento. State per fare la figura del provincialotto che legge solo nella propria lingua. Ma Blogdiscount vi salva dalla brutta situazione. Rispondere con massimo spregio ]
- Già. Non mi è piaciuto un granché. Preferisco, fumetto per fumetto, il racconto di un altro Jonathan, Franzen* (non trovi che è buffa la coincidenza, eh, non tr…).
- Mah, di suo, non ho trovato niente di nuovo nel reparto in lingua originale della Fnac.
[Stoccata finale]
- Oh è uscito in anteprima sul New Yorker.

- Amélie Nothomb
a) personalità confusa : - Labranca dice che la Nothomb la leggono solo le borsette.
- Certo, hai proprio ragione. Butto subito il libro nell’inceneritore. Ehi, me lo fai il link?

b) Trentamarlboro : - A me Il favoloso mondo di Amélie Poulain mi è piaciuto tanto. Che bello vederti qui. Baci.
- Cosa c’entra? E per favore non mi linkare, ché mi vergogno.

c) Loredana Lipperini : - Chi è? Giuseppe non me ne ha mai parlato e Wu dice che è tradotto male.
- Cambia consulenti.

2. Hai visto l’ultimo film di Allen?
Gianluca Neri [ma solo se siete Gianluca Neri : non vorrete mica fare la figura del buzzurro] : - Ah sì, con Chloë Sevigny, quella che ha fatto un pompino a Vincent Gallo.
Sasaki : - No. Sai cinque ore e ventisette minuti di radio, un’ora di blog, e poi c’ho la mia opera da scrivere.
Blogdiscount : - No. Aspetto che esca in America, a marzo.

* Jonathan Franzen, “The Comfort Zone. Growing up with Charlie Brown”, The New Yorker, 23 novembre 2004.




21/12/04
Il rotolo di coscienza
:: di Marco Spada

Nel giugno del 1987, all’interno di un vasetto di miele sigillato, nascosto dentro una buca nella zona nord di Cinecittà, fu rinvenuto dal prof Nanni (detto Miao) Balestrini un rotolo di quella che fu subito definita “pergamena”, redatto in una lingua che lo stesso prof Balestrini definì all’istante “un casino”. Per i successivi dieci anni, sequestrato dalla commissione scientifica del Vaticano, l’esistenza del rotolo, seppur oggetto di lunghe violentissime diatribe tra storici, ermeneuti, biblisti ed archeologi, rimase sconosciuta al grande pubblico.

Soltanto nel 1998 il segreto che lo circondava fu finalmente svelato.

«Come sia finita laggiù, dentro al vasetto di miele, non lo sapremo mai, resta però una graditissima sorpresa, avevamo perso le tracce della prima stesura nel 1975, quando Luigi abbandonò tutto per dedicarsi alla carriera di trapezista», dichiara padre Stefano D’arrigo, l’uomo che ha individuato nel rotolo, «dopo sei anni di notti senza sonno», la parola “cacca”, avvalorando così le voci (di pochi) secondo cui si trattava di un testo italiano.

A quanto pare il rotolo, che non è di pergamena (Se il rotolo è di pergamena, la mia ragazza non è frigida, di A. Giuliani, Edizioni Studium, 1990), è stato in possesso della signora Meneghello fino alla primavera del 1975 quando, durante un trasloco, alcuni oggetti di proprietà del marito andarono perduti. «Già mi rodeva il culo che si andava a vivere dentro una roulotte, perché quello a quarant’anni s’era messo in testa di fare il circo, figuarsi se potevo badare a un cazzo di rotolo tutto unto, che erano due anni che gli dicevo di sbarazzarsene», dichiara la signora Meneghello.

Nel 2001 il rotolo è stato acquistato all’asta, per la cifra record di 450 euro (record assoluto nel settore Bagni in marmo e Neo-avanguardie), da tale Antonio Porta, ex calciatore, che ha deciso di metterlo in mostra, come grande stella immortale di tutte le arti, per quattro anni, in una tournée mondiale che toccherà ben tredici paesi. «E poi cioè se gira na cifra e piace po’ esse che poi cioè magari che ne sai tra quarche anno lo posso rivenne ar doppio», sono le sue parole. Dobbiamo perciò dimenticare l’orrore dell’asta pubblica e ringraziarlo del suo amore.

Il rotolo è oggi pieno di macchie, anche delle impronte di Luigi, questo sognatore indimenticabile, che lo ha scritto in bagno alla velocità del suono, piegato in due come nei suoi momenti più geniali, disperato come in ogni pomeriggio della sua vita, con una di quelle penne provviste sul cappuccio di gomma cancella-penna che non esistono più, o che almeno io non trovo più al supermercato.

Da metà dicembre è in mostra a Roma, e potete spiarlo gratuitamente, fino al 6 gennaio.




20/12/04
Sul pompino
:: di Antonio Bois

“Da che mondo è mondo un pompino non si rifiuta mai”
Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via (oggi in edicola a soli 4.90 euro!)

Chissà perché la pratica sessuale in assoluto più diffusa, ben più della penetrazione, viene considerata tabù, in modo particolare al cinema (non X-rated)? Alcuni ne parlavano nei commenti al post di Macchianera che linkava il filmato, censurato in America, in cui Chloë Sevigny fa un pompino a Vincent Gallo (in posizione scomodissima : lui non sa dove appoggiare il culo, a lei dopo un po’ dolgono le rotule o altro).

Qualcuno ricordava il caso di Maruschka Detmers nella versione del Diavolo in corpo di Marco Bellocchio. Lei ventiquatrenne, lanciata da Godard tre anni prima in un remake di Carmen (tipo), accettò di girare una scena di fellatio completa e dal vivo. Dopo di che, la sua carriera fu distrutta. Lei fece ancora qualche film mediocre e finì negli sceneggiati televisivi, possibilmente all’estero. Un po’ come se le fosse rimasta addosso una cicatrice, e il suo viso, marchiato da quella scena, fosse diventato intollerabile alla vista.

La stessa ossessione padroneggia il libro postumo di Parise, L’odore del sangue. Lui, fedifrago già per fatti suoi, non tollera il rapporto che la moglie intreccia con un ragazzo molto più giovane di lei. Viene tormentato da incubi e allucinazioni in cui se la rappresenta in posizione “animale” a svolgere lo stesso servizietto per il borgataro.

Ah sì, e poi c’è anche il libro di Martin Amis, L’informazione (fa ridere un sacco). Il narratore racconta in un crescendo tutte le mortificazioni alle quali viene sottoposto. E’ una specie di saga della sfiga. Comincia con i figli gemelli adorabili (Marco : “Oh daddy, will you always be bold?” - Sarai sempre coraggioso? - e il papà, tutto ringalluzzito, s’intenerisce finché non capisce che il figlio, affetto da problemi di dislessia, intendeva chiedere se sarebbe rimasto sempre pelato - “bald”). Finisce, in un climax, nell’umiliazione perfetta e definitiva alla quale non si sopravvive : trova la moglie che sta facendo un pompino proprio al suo odiatissimo datore di lavoro, Gwyn, lo scrittore pallone-gonfiato. “Cosa succede quando le galassie collidono?” commenta il povero Richard.

Sì, va be’, ma un pompino è (solo) un pompino. Fino a quali estremi di odio per se stesso e per l’altra persona bisogna giungere per trasformarlo in una così cosmica patata bollente? (ehm, intendevo dire : trauma).

Niente, mi andava di trattare i massimi sistemi, oggi.




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I discepoli rimasero pieni di meraviglia. Infatti non avevano capito neppure il miracolo dei pani: si ostinavano a non capire nulla. [Marco 6,52]


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