31/01/05
Io di mail ho disseminato la blogsfera, nell’ultima settimana. Suonavano tutte pressappoco così,
Non te l’ho mai detto ma abbiamo sempre pensato che sei un vero figo, coglione sì ma figo, che ce la dai una foto per il calendario dei blogger veramente fighi?
Se non siete stati contattati, non prendetevela, può essere successo per due motivi, perché mi state parecchio sulle palle, oppure – il che è più probabile – perché devo aver saputo, da qualche parte, che proprio non ce l’avete, ma neanche lontanamente, un aspetto che si adatti al nostro calendario. Di queste mail, spedite alle più celebri e venerate blogstars, soltanto un paio hanno ricevuto risposta: una di esse, ad esempio, dice (riporto testualemente), Dopo quello che avete fatto, mi chiedo se questa sia spudoratezza, provocazione o semplice stupidità un’altra, più pacata, Te lo sogni, faccia da culo
Insomma, così, senza un aiuto, abbiamo dovuto arrangiarci. Ed è solo grazie al prezioso aiuto della scimmietta Kelly, supervisionata nelle sue digitali fatiche dall’esimia dott. Tomasevskji, che siamo lieti di presentarvi oggi, con un mese circa di ritardo (mese che, di fatti, non compare), il primo calendario di maschietti blogger, affettuosamente soprannominato, da noi altri redattori, Orgoglio Virile.
Attenzione! Il calendario Orgoglio Virile rifiuta l’umana ipocrisia, abbandonando la possibilità d’essere utilizzato quale mezzo di consultazione temporale, bandendo dal suo interno un ordine precostituito, riducendo al minimo abbellimenti e stramberie grafiche, all’unico scopo di presentarsi per ciò che esso è, in verità e più modestamente, una raccolta di arrapanti foto di virili maschioni:
clicca sull’immagine per vederla più grande
Desiderate richiedere la versione per non vedenti? Scrivete a spada@blogdiscount.org
I modelli sono, nell’ordine: febbraio (achille), marzo (giuseppe genna), aprile (gianluca neri e roberto grassilli), maggio (trentamarlboro), giugno (luca sofri), luglio (alberto puliafito), agosto (livefast), settembre (maurizio dovigi), ottobre (quattropassi), novembre (loredana lipperini), dicembre (jorma) . In copertina, il blogger sconosciuto (giorgia dice che è lui)(ok, sì, è confermato).
30/01/05
Per impedirvi di vederlo, dico subito che 1) Filippo viene ucciso dalla moglie 2) il vecchio narratore è Tolomeo 3) Alessandro morirà a circa tre ore dall’inizio 4) preceduto dal suo amichetto, l’ermafrodita, quello coi capelli lunghi 5) e sì, era abbastanza frocio 6) e no, nessuna scena di sesso, no, neanche etero 7) no, nemmeno con quella topa della madre 8) due sole guerricciole, la prima contro i persiani la seconda contro una non meglio identificata tribù indiana 9) sì ci saranno degli elefanti 10) sì Alessandro verrà ferito nella seconda 11) come no Alessandro morirà avvelenato dai suoi amichetti. E sì, è di una noia mortale.
Blogdiscount.org (nella persona del sottoscritto, s’intende) ha voluto sacrificarsi. Non che ce ne fosse ragione, così, per il semplice gusto di rovinarsi una serata. Direte, cazzo ci fa questo nell’angolo culturale, avete ragione, ma vedete, è che Bois non poteva occuparsi della cosa, oggi, e allora un po’ di pazienza, ci penso io, cercate di capire, Rebecca è impegnatissima, rimango solo io, sono costretto a farlo. Consideratemi un supplente, e dunque, come tutti i buoni supplenti, sono qui pronto a subire ogni sorta d’offesa. So che la maestra ricorreva spesso, per attirare la vostra attenzione, a quiz cruciverba indovinelli roba così subdolamente accompagnata dalla promessa di ricchi premi. Ok allora, farò altrettanto.
Elenco qui di seguito un non so quante buone ragioni (si fa per dire) che potrebbero spingere uno di voi, chissà, a rovinarsi la serata con Alexander. Ebbene, due di queste sono false. Quali? (al vincitore una copia di Pelle Sporca)
- Il testa a testa con impennata bucefalo-dumbo. - Alessandro che piange il giovane amante, stroncato dalla congiuntivite. - Alessandro che muore di congiuntivite. - Il cazzo di Alessandro, visto da dietro, legato ad una gamba, giù giù fin quasi al ginocchio. - I maldestri tentativi di sodomizzare il giovane amante riottoso. - I circa due-trecento ralenti di Alessandro al galoppo. - Le tettone della negra che diverrà moglie di Alessandro. - Dario (Raz Degan), dieci secondi in tutto, un salame, senza aprire bocca. - Dario morto. - I titoli di testa trascritti in caratteri greci (es. Ωλιφερ Στών) - I capezzoli di Olimpiade, durissimi, il giorno della morte di Filippo. - L’aquila che, segno nefasto, caga sull’elmo di Alessandro.
28/01/05
Cari nani, siamo giunti, in questa lezione, ad analizzare uno stile finalmente più colto ed elevato, atto quindi a darvi maggior visibilità e stima imperitura. Approderemo oggi al livello meta della mediocrità, in cui vi sarà possibile produrre analisi di opere mediocri in stile mediocre, e far passare le scemenze più colossali per espressione di intelligenza sopraffina: analizzerò, dunque, lo stile professorale (che, in parte, è anche il mio).
Sua caratteristica precipua è l’incomprensibilità vacua, ovvero il nulla in linguaggio tecnico. Questo nulla, il più delle volte, è l’analisi di un’opera, sia essa letteraria (meglio), cinematografica, musicale o d’arte figurativa, tenendo sempre presente l’assioma: più sconosciuta è, meglio è*, ma non dimenticando mai le mode del periodo. L’aspetto più interessante di questo stile è che, apparentemente più complesso di qualsiasi altro, in realtà è il più semplice, perché si riduce tutto nella modifica del linguaggio e dell’atteggiamento.
Il linguaggio Nessun lavoro di cesellatura su punti e virgole, come nello stile enfatico, o sforzi alla ricerca di idee geniali, come per lo stile colloquiale: solo parole difficili. E Rebecca è qui proprio per questo, per indicarvi la strada, darvi le dritte giuste sui tecnicismi da usare. Vediamoli.
1- la terminologia specialistica dell’analisi letteraria appresa alle scuole superiori. Sfogliate ancora una volta il vostro vecchio libro di testo, alla ricerca delle lezioni dimenticate: paratassi, metonimia, ossimoro, fabula, diegesi, ecc. L’incredibile di queste parole è che basta conoscerne il semplice significato per saperle usare e riconoscere (quando vi diranno che ossimoro è l’accostamento di due termini che esprimono sensi abitualmente contrapposti, vedrete ossimori dovunque), ma il fatto che siano sconosciute ai più, vi renderà degni di ammirazione e stima davanti all’intera sfera dei lettori ignoranti, e anche davanti a quella dei pochi istruiti (di solito: studenti diciassettenni freschi d’interrogazione), i quali si sentiranno partecipi di una qualche specie di segreto massonico.
2- i sinonimi difficili. ‘Vacuo’, ‘precipuo’, ‘peculiare’ e ‘a mia detta’, funzionano decisamente meglio di: ‘vuoto’, ‘fondamentale’, ‘particolare’ e ’secondo me’. Vi basterà cercare, sul caro vecchio dizionario dei sinonimi e contrari, la parola dall’aspetto più arcaicizzante (quella che, in vita vostra, avete sentito usare di meno).
3- le desinenze: -logia, -logistico, -mente, -mento, -zione, -ziale.
4- i termini: laddove, tematica, giudizio di sorta, gioiellino (solo se l’opera vi piace, ovvio), almeno una volta a post.
5- (non) seguito da termine [esempio: il (non)uso, (non)personaggio, (non)marmellata, ecc.], idiosincrasia e agnizione, almeno una volta al mese.
L’atteggiamento Sicuri di voi stessi, sempre. Non dovete aver paura delle frasi eccessive, delle dichiarazioni altisonanti. Voi siete così: spavaldi ad ogni occasione. Particolarmente adatti a questo scopo: - manifesti poetici e stilistici di ogni genere; - giudizi assoluti ed estremi sulle opere, meglio se in maiuscolo (questa è la Letteratura, quest’uomo è la Canzone, ecc.); - dichiarazioni d’intenti (io sono un Intellettuale, io sono un Post-contemporaneo, io faccio Avant-pop, ecc.). Atteggiamenti che potrebbero sembrarvi ridicoli, fuori luogo, esagerati, degni di sonora pernacchia fantozziana, credetemi, non lo sembreranno alla maggior parte delle persone. La vostra sicurezza convincerà anche il lettore più scettico, susciterà l’ammirazione dell’insicuro, conquisterà la stima del più colto.
La prossima settimana, attenzione: non potete mancare al gradito ritorno di una rubrica dimenticata tra le polveri del web. Rebecca Tomasevskij vi aspetta.
*a questo proposito, una provocazione: perché non inventarsi di sana pianta titolo e contenuti dell’opera da analizzare?
27/01/05
Stamattina, Gianluca Neri con un titolo davvero divertente e spiritoso, ha trattato dell’argomento scrittura, difendendo la santa semplicità contro l’oscura complessità. Si trattava di sfottere la scheda di presentazione del testo di due filosofi, Paolo D’Alessandro e Igino Domanin, consacrato alle tecnologie e alla scrittura, per l’appunto.
Raccolgo la sfida. Vi propongo una traduzione del passo (precedentemente pubblicato da Luca Sofri e Mantellini. E se non ci capiscono niente loro, eh, con tutta l’autorevolezza giornalistica e la cultura filosofica che li contraddistinguono, vuol proprio dire che è tutto da riscrivere).
Filosofia dell’ipertesto
Scopo di questo volume e’ interpretare filosoficamente il senso della esperienza culturale che emerge nel contesto interattivo e virtuale proprio dei nuovi media.
- Perché scrivo un blog?
Si cerca di cogliere le modalita’ attraverso cui la tecnica retroagisce sul pensiero che intende utilizzarla per manifestarsi;
- In fondo potrei scrivere un diario. Ma un blog non è la stessa cosa.
allo stesso tempo si pone il problema della genealogia della pratica filosofica, proveniente dai gesti di lettura e scrittura.
- Mi è sempre piaciuto scrivere i pensieri che mi passano per la mente, così come mi vengono, magari cose poetiche quando vedo un tramonto o tristi quando io e la mia ragazza abbiamo litigato.
Le tecnologie comunicative, in altri termini, sono indagate in relazione alla loro funzione costitutiva rispetto a quel che significa pensare.
- In generale scrivo in stampatello. Con il pc è più facile. E poi così c’è qualcuno che mi legge e mi risponde.
Ci si chiede, pero’, non tanto se si possa comunicare il pensiero, mediante il “contenitore” elettronico-digitale,
- Quindi racconterò qua tutte le cose per me importanti che mi succedono ogni giorno.
quanto piuttosto se si possa elaborare pensiero con il nuovo medium della scrittura elettronica.
- Non sono un intellettuale, uno che scrive complicato e se la mena.
Insomma, s’intende portare l’attenzione e la critica teoretica all’utilizzo del medium nelle sue specifiche caratteristiche,
- Qualcuno mi può dire che cos’è un aggregator? Poi chi mi farebbe un template che io non ci capisco niente di html?
e non semplicemente quale simulatore e riproduttore di scrittura alfabetica.
- Be’, a scuola avevo sempre la sufficienza in italiano.
Chissà, magari potrei anche pubblicare un racconto in un’antologia. Dopotutto, non scrivo peggio di tanti altri. Va be’, è un sogno nel cassetto.
ps : Ah, linko subito Trentamarlboro, Giulia Blasi e Proserpina, perché sono troppo forti, scrivono benissimo, fanno ridere e a volte parlano anche di argomenti seri.
Consigli pratici per il pomeriggio [#1]
C’è questa cosa, si chiama Skype, permette di contattare telefonicamente, attraverso il pc, altri utenti che l’abbiano istallata; non ce ne sono molti, a dire il vero, tra i blogger italiani, c’è gaspar, c’è andrea, pochi altri. Per intenderci, pare sia il programma più cliccato (e più amato) dalle schiave filippine residenti in italia, che lo usano per ricevere, mensilmente (non di più è la regola¹), al costo di un’urbana, notizie dai familiari. Quindi, se siete filippini alti poco più d’un metro, lavorate di ramazza sei ore al giorno per tre euro l’ora e vostro marito/moglie/figlia/o/nonna/o/zio/a/nipote/cane/gatto/ecc. si ostina a sopravvivere nei sobborghi di Queton City, non c’è strumento migliore di Skype, economico, leggero, non provoca tumori, non inquina. E se invece, che so io, non siete filippini, siete alti più di un metro e venti, conoscete l’italiano (se anche solo sapete dire Buongiorno e Grazie senza confonderli l’uno con l’altro), ecco, allora, cos’è che potreste farci, con Skype, è un bel problema, a cos’è che potrebbe servirvi? L’ho chiesto ieri sera a Mauro Biani, il vignettista, “mauro - dico - dammi due buone ragioni per usare Skype”, lui ci pensa, mi tiene sulle spine per un po’, infine sentenzia: “puoi usarci il telefono via internet”.
Nessun problema, lasciamo stare Biani, vi spiego io cosa farne, ma non venite a dirmi, poi, che certi giochini con il telefono sono banali ed obsoleti, perché proprio qui sta il bello. Volete mettere, quel gusto tutto adolescenziale di prenotare taxi notturni direzione aeroporto² alla prof di turno? Che bellezza, che sogno, a ripensarci oggi, sembra quasi un teenmovie americano, che bellezza. E allora, perché non rinnovarne i fasti, a distanza di anni, infilando una telefonatina Skype tra l’ultimo blockbuster di brianna e quello studiatissimo post sui limiti della legge quaranta, e poi, insomma, ci scommetto, che qualcuno tra voi non ha mai smesso, io, ad esempio, la prof. Pescierelli di matematica, ancora le sussurro “pippo franco” in segreteria, quando mi gira (un due tre volte al giorno, in media). Con Skype, volete mettere, c’è da rompere i coglioni a gente che vive a decine di migliaia di chilometri da casa vostra, bloggers per di più (alcuni), con un motore di ricerca interno (qualcosa tipo white pages di icq, qualunque cosa sia icq), basta impostare la nazionalità desiderata, ed è fatta, saranno pure sconosciuti, ma caspita, pensateci, farvi mandare affanculo dall’equivalente brasiliano della Pescierelli (o almeno, insomma, un po’ di fantasia), mica bubbule. Ieri pomeriggio ho chiamato, nell’ordine, tale Coleta Mirim, inglese, Evtrans, ungherese, Enriche Mariann, spagnolo, e alcuni altri di cui non ricordo il nome, chiedendo a tutti loro, in una sorta di esperanto casalingo fatto di inglese spagnolo francese greco (e, credo, un tre quarti di ciociaro), disponibilità immediata per un rapporto orale. Ho anche tentato di contattare un paio di blogger italiani, vecchie conoscenze, lì sì c’era da divertirsi (eh), avevo puntato il solito quattropassi, scontato è vero, ma sono un principiante che diavolo, e poi non era in casa, ha risposto la mamma.
Una cosa è certa, da oggi potete contattare blogdiscount.org tramite Skype, e può persino succedere, se sarete fortunati, che vi capiti di sentire la voce flautata di Rebecca, o il pesante accento pugliese di Antonio. Più facile che sia io, a rispondervi.
¹due volte in caso di tsunami, l’abbiamo sottovalutato, sì ²bei tempi, quando la tizia del centralino chiedeva “numero di telefono”, e voi, impassibili, “no vede ho la linea fuori uso, mi faccia citofonare”
26/01/05
Che bello trovare, tra le righe di una succulenta biografia, informazioni strettamente riguardanti le prodezze infantili dei blogger più amati. Sul sito di proserpina, ad esempio, apprendo che la giovinetta ha letto le sue prime parole alla rispettabilissima età di quattro anni. Invece qui, mi imbatto in una giulia blasi al colmo della simpatia, mentre dichiara di aver imparato i rudimenti della lettura capovolta a soli due anni. Conosco persone che trascorrono il tempo d’intere discussione con l’orecchio teso a captare un segnale, il minimo indispensabile a sciorinare la loro precoce qualsivoglia mostruosa eccezionale abilità. C’è chi suonava jingle bells ad orecchio, a tre anni, sulla tastierina mulino bianco, chi all’asilo recitava a memoria il primo canto della divina commedia, chi invece ha vinto un importante torneo di scacchi in terza elementare, chi, più modestamente, è uscito con l’ottimo dalle scuole medie. Il blogger dovrebbe essere vanitoso per definizione (tizio che parla di sé, davanti a più persone possibili), e l’ipotesi viene confermata giorno dopo giorno. E anche voi tutti, ammettetelo, non desiderate altro che un’occasione per mostrare in pubblico il vostro piccolo momento di gloria. Oggi blogdiscount.org ve ne dà la possibilità, e non dovete nemmeno trovare la scusa, un pretesto alla vostra vanità. Voglio una catarsi completa, voglio che mi diciate tutte le glorie di cui vi siete beati nell’età in cui ancora non eravate consci della vostra grandezza. Come autrice del post, scaglierò la prima pietra:
Rebecca, all’età di otto anni, ha visto pubblicato un suo disegno sulla settimana enigmistica nella famosa rubrica “Questo l’ho fatto io” (ha vinto un libro orribili, se vi può interessare, che non ha mai letto, ma tiene sul comò tra la coppa per il terzo posto* di slalom gigante e la targhetta di consolazione per non classificati ai giochi della gioventù 1994**).
*i partecipanti erano quattro, e il quarto aveva sei anni meno di me **la mia insegnante di educazione fisica, disperata perché non sapevo fare il fosbury, non volevo mi entrasse la sabbia della pedana di salto in lungo nelle scarpe, inciampavo sui miei piedi se correvo troppo velocemente, e la mia resistenza non mi permetteva di correre per più di un minuto, mi buttò (l’insegnante) a tradimento in un mucchio di bambine ipersviluppate e cattivissime, per farmi tirare una pallina dal peso di un macigno a due miseri metri di distanza
Che buffa trovata:
lo scopo è quello di creare una community parallela alla blogsfera e che si ispiri a suoi principi di spontaneità e sincerità.
È stato colpo di fulmine, non poteva essere altrimenti. Io, da questi simpatici ragazzetti, dalla loro simpatica creaturina, ioconsumo.it, sono rimasto folgorato, sul serio, quasi all’istante. Voi non lo sapete, perché non c’eravate sabato scorso, al teatro delle celebrazioni in bologna, schiacciati soffocati nauseati dalla calca, eh no, voi no, avete osato perdervi un evento di tale portata, la conferenza stampa che doveva rivelare al mondo l’esistenza di questa nuova, originalissima pecionata¹, parente dell’ormai celeberrimo (urca) bloggers.it. C’era pure manila, pensate, alla sua testolina, il compito di introdurre il dibattito sul tema (giuro c’è scritto, qui): il blog come bacino di idee, mezzo che ha consentito in questi anni una comunicazione più facile e diffusa, che ha acquistato la fiducia dei lettori entrando come un vero e proprio giornale nelle letture quotidiane degli utenti internet. Una comunicazione facile che prima ha spaventato i giornalisti, ma che poi li ha conquistati². Insomma, la storia è semplice, si tratta di aggregare opinioni di blogger riguardo questo o quel prodotto, per dar vita ad un utile guida all’acquisto secondo uno spirito di condivisioni delle informazioni basate sulle esperienze personali. Be’, caspita, mi dico, che bello, così, quando dovrò comprare il cellulare nuovo, quello con lo schermo a colori (sono indietro, sì), gli altri consumatori potranno evitarmi, che so, un incauto acquisto; allo stesso tempo, però, potranno anche metterne in risalto i pregi, elogiando magari l’azienda produttrice e spronandola a seguire questa direzione commerciale.
Ecco, un contributo, per questa lodevole iniziativa, l’ho dato anch’io. O meglio, ho tentato di darlo. La mia recensione, guarda un po’, non è stata pubblicata. Pensavo fosse un problema comune, un problema, che so, di server. Poi, mi accorgo che altre recensioni, decine e decine (urca) di recensioni, continuano ad essere pubblicate, senza sosta. Mando un paio di mail alla redazione, ma no, niente da fare, ancora attendo risposta (resto tuttavia sinceramente e spontaneamente fiducioso). Intanto, per evitarvi un incauto acquisto (mostro ormai tutti i sintomi della possessione da Consumismo umanitaristico©³), posto qui la mia recensione, nella speranza di poter raggiungere un giorno, forse, grazie ad ioconsumo.it, un pubblico di consumatori tanto più numeroso:
Ieri ho comprato il Vagisil in farmacia, il Vagisil e non un qualche altro prodotto (meno prestigioso, magari, ma più a buon mercato), perché, siccome sono timido e di entrare in un sexy shop proprio non se ne parla, allora, siccome su alcuni siti ho letto che pure in farmacia sono in vendita prodotti altrettanto buoni (migliori addirittura) in grado di lubrificare il pertugio anale, a scopo sessuale ovviamente, mi sembrava una buona idea, per di più non costa molto, il Vagisil, e le istruzioni sembrano semplici. In realtà, bisogna dirlo, tra le caratteristiche del Vagisil non è riportata la possibilità di farne uso come lubrificante anale, il Vagisil, infatti, dovrebbe agire sulle mucose vaginali, per icrementarne o garantirne l’elasticità. Eppure, su diversi forum on line, ho visto citare proprio il Vagisil, e mi sono fidato, dunque, acquistandolo. In fondo, mi sono detto, se c’è gente che lo fa con l’olio d’oliva (neppure extravergine!), cosa potrebbe accadermi, no, di male. Ecco, il problema è proprio questo: è vero che non fa male, però, insomma, non succede niente, non funziona. Sarà che ho sbagliato nelle applicazioni (il Vagisil andrebbe spalmato con la punta delle dita, poche gocce soltanto, sull’area esterna e immediatamente interna della vagina; quindi, pensavo, lo stesso varrà anche per l’ano, ma poi, chi lo sa), sarà per questo, forse andava spalmato più in profondità, oppure, forse, avrei dovuto spalmarlo anche sul pene del mio partner, non so, sta di fatto, che del Vagisil sono rimasto deluso. Almeno, come lubrificante anale, non mi pare valga granché. E poi, ha uno strano sapore. (l’immagine è tratta dal sito Saninforma)
¹dicesi “pecionata”, in romano: cosa brutta, mal fatta, arrangiata alla meno peggio, volta ad un destino di pernacchie e frustrazione ²no, vi rendete conto, è stupendo, che prima ha spaventato i giornalisti, ma che poi li ha conquistati: io, questa donnina, l’adoro ³mm1, niente scherzi, questo è nostro
24/01/05
Sono qua che aspetto un prete, seduto nella navata di sinistra, vicino ai confessionali (sono tre o quattro). E’ riscaldato. La pavimentazione vicino all’altare somiglia a un giaccone trapuntato bianco. A Sant’Ambrogio c’è una cosa che io non sapevo, confessano DURANTE la messa. Sono le nove e trenta e aspetto. Guardo l’abside e penso : “Non è vero niente, quelle scene nei vecchi film o nei romanzi dove all’improvviso il protagonista entra in una chiesa e trova subito il prete pronto ad ascoltarlo”. No, non è vero niente. Da dove sono, vedo la porta del presbiterio: esce un chierichetto con un vaso di gigli, un altro chierichetto che parla con un compagno, uomini indaffarati che vanno e vengono. Adesso un tipo sui trent’anni, camicia a quadretti, maglione blu, pantaloni grigi, va a salutare le pie donne ammassate sui primi banchi (alcune sono giovani, però). Una gli stringe la mano e dice con aria umida : “Ho letto le due torri”*. Lui ha le mosse dell’assistente universitario promesso a una grande carriera, del portaborse ministeriale, dell’addetto d’ambiasciata, prestante, gentile, accondiscendente. Sento che ha fatto un PhD in teologia a Lovanio. Passa davanti a me. E’ lui, è lui. Entra nel confessionale, si sistema lo scapolare, si affaccia. Con la lucetta sopra la testa, sembra una di quelle donne, nelle vetrine, a Amburgo - o dov’è? Tocca a me. Avanzo verso il gabbione di legno. Lui mi squadra per benino e – sì, l’ho sentito perfettamente – sospira. [Devo confessarmi ed è la prima volta. Non sono battezzato, né cresimato, mai comunicato. Non sono cattolico. Non sono niente. Ho pensato di pagare di persona in uno spirito di servizio per i lettori di blogdiscount.org. I giornalisti vanno a chiedere ai sacerdoti cosa pensano dei blog. Ci sono tanti cattoblog in giro. E’ giunta l’ora di sapere : scrivere un blog è peccato? E se sì, quanto vale, in termini di penitenza? Prima di sottopormi al test, ho chiesto a vari amici come si faceva, se ci fossero formule, preghiere, particolari che dovevo sapere. Anche questo è interessante: nessuno si ricordava. Sì, lo so, dipende anche dai miei amici].
M’inginocchio. Lui comincia dietro la grata : In nome del padre… Mi hanno detto : “Di’ amen e basterà”. Sì, ma sta recitando una cosa lunghissima. A un certo punto, penso si sia fermato, e mollo il mio amen. Ecco, ho sbagliato, lo sapevo. Lui rimane zitto, tipo “che gaffe!” Sospira - ancora! - e dice : “Va bene, allora sentiamo”. - Ecco, io ho un problema, scrivo un blog su Internet e così tra una cosa e l’altra faccio solo questo e trascuro tutto il resto. - Malissimo. Che cos’è Internet davanti al sorriso di un amico, allo sguardo di una madre? Niente può sostituire la presenza degli altri, lo capisci, vero? - Ovvio. Ma non riesco a farne a meno. Devo aggiornare il mio blog. - Che cos’è che fai esattamente, su Internet? - Scrivo un diario, ogni giorno racconto le cose che faccio o che ho pensato. - E queste cose, perché non le dici ai tuoi amici, alla tua famiglia? - Le dico anche a loro. Pausa di riflessione. Questo tipo comincia quasi a diventarmi simpatico. Tutti a dirmi : “Vedrai, la butterà per forza sul sesso. Farà allusioni. Cercherà di farti dire cattivi pensieri-atti impuri.” Invece, niente. Non gli passa proprio per l’anticamera del cervello. Sento che avrebbe voglia di mandarmi via così, senza neanche un Ave. - Ma allora dov’è il problema? - Eeeh, sa. Trascuro gli affetti, il lavoro. Sto sempre lì a trafficare su Internet. Insomma sento che non va bene. - Devi smettere. - Non ci riesco. - Sii forte, resisti, devi superare questo momento. (Prende la cosa a cuore, pur sempre bisbigliando - non sento niente. In compenso, sto alzando la voce, per la massima edificazione della signora con pelliccia e aria sofferta, che sta aspettando il suo turno). - Ho provato, ma ricado. - Allora, prega (con la voce del chirurgo che ti annuncia, dopo il fallimento delle terapie : “Operiamo”). Ecco, devi pregare molto, perché Dio ci aiuta e ci ascolta. E adesso…
Sta per congedarmi. D’altronde, c’è ressa, è domenica, si sta svolgendo la messa delle dieci. - Però, c’è un’altra cosa. - Sì? - Quando scrivo il blog, ho l’impressione… credo… voglio anche farmi bello, ecco, c’è della vanità. Silenzio. - Può essere, in effetti, può essere (ha l’aria dubitativa dello scienziato che soppesa un’ipotesi). Sì, eeh, bisogna stare attenti, allora, ancora di più… E qui, con mio massimo scorno, mi dice : “Un Padrenostro e un Atto di dolore. Conosci l’Atto di dolore, vero?” Non so che cosa sia l’Atto di dolore, non ne conosco la prima parola, però mi sembra che dirgli di no… No, non ce la faccio. - Va bene, allora recitiamolo insieme. (Ma come, recitiamo insieme l’Atto di dolore? Forse lui dice il primo verso, poi devo ripetere dopo di lui? Comincia, con la sua vocina posata, a snocciolare la formula, me muto come un pesce, e mi assolve). Mi alzo e esco.
Quindi un blog = un Padrenostro e un Atto di dolore (se proprio insistete e se non ci mettete di mezzo il sesso)
Basilica di Sant’Ambrogio Entrata principale Piazza Sant’Ambrogio, 15 Entrata laterale : Largo Gemelli 20123 Milano MM linea verde 50-54-58-94 Confessioni : feriali dalle ore 7.30 alle 9.30 e dalle 17.00 alle 19.00; festivi : durante le messe.
* Una voce dalle due torri. Informatore della Basilica di Sant’Ambrogio in Milano (Sant’Ambrogio ha due campanili. Mica per altro.)
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