30/04/05
… e Ian McEwan lo è diventato
Sull’ultimo Caffè illustrato, si può leggere la traduzione (con un sacco di refusi) di un vecchio articolo di Michel Houellebecq, intitolato, per l’appunto, “Prévert era un coglione”. La dimostrazione, un po’ impressionistica, è però abbastanza inattaccabile, perfida a piacere. Come sempre, non è tanto colpa di Prévert stesso, o non interamente, quanto dell’uso che ne è stato fatto in seguito, sdolcinato e rimbambolente, recipiente di poveri miti da classe piccolaborghese appena uscita dal sottoproletariato nel dopoguerra causa boom economico, e che ha bisogno di trovarsi eroi culturali (e in fondo Prévert non era tra i peggiori).
Invece Ian McEwan, uno scrittore con i fiocchi, crudele e dettagliato quanto basta, l’autore di Bambini nel tempo, Il Giardino di cemento, ma soprattutto di Lettera a Berlino (appena ripubblicato in tascabile), coglione non lo era di certo. Solo che lo è diventato, con il suo ultimo romanzo, Saturday (in uscita, da Einaudi, prima dell’estate), il racconto, ispirato si dice a Mrs Dalloway nella struttura, di una giornata che porterà i suoi insegnamenti definitivi sparsi nella quotidianità di un sabato come gli altri (o quasi).
Il protagonista, primario di neurochirurgia, Henry Perowne, aspetta il ritorno della figlia da una sua lunga permanenza a Parigi e l’arrivo del suocero, un noto poeta (di cognome Grammaticus, pare ovvio, no?) che vive nel Sud della Francia. Dove? in un castello restaurato (ambe’).
Sempre ovviamente, suo figlio è un chitarrista blues che ha preso lezione da piccolo con Jack Bruce (dici poco!), sua moglie è una lawyer che lavora presso un quotidiano, sua figlia poco più che ventenne sta per pubblicare una raccolta di poesie che ha già vinto un premio (una Larkin con “maggiore vigore” e “darker humor”, no, no, sul serio, non scherzo, è a pagina 139).
I due coniugi si amano teneramente come al primo giorno, la casa è immensa, su Euston Road, e lui ha il Mercedes. Non ci viene nemmeno risparmiato l’elenco “casuale” dei suoi capi d’abbigliamento, tra i quali spicca, di sabato, un vecchio cashmere.
L’unico problema è che Blair ha deciso l’intervento in Iraq, e questo turba molto la coscienza di Perowne. Lui è pacificista. Però, Saddam…, eh, Saddam…, un po’ se l’è cercata, diciamocelo…
Nel secondo capitolo, succede, come sempre in McEwan, un piccolo incidente: Perowne ha un tamponamento automobilistico, una bazzecola in apparenza, e si trova di fronte un delinquente, pronto, con i due accoliti, a rackettarlo.
Non posso raccontare come finisce. No, non posso. Però, quasi quasi. Be’, lui, il grande neurochirurgo opera personalmente il suo nemico, lo trapana, ascoltando le Variazioni Goldberg…e… Ah sì, la poesia è più forte della violenza, e… Basta, non ce la faccio. Fine di uno scrittore.
(nota folkloristica : viene citato Walter Veltroni, “a quiet, civilised man with a passion for jazz”)
E’ uscita una raccolta di racconti di Dave Eggers, How We Are Hungry (McSweeney’s Books) dove c’è un raccontino-ino, che più ino non si può, che s’intitola “Ci sono cose che uno dovrebbe tenere per sé” seguito da cinque pagine bianche. Vi si trovano anche mini-storie, come questa, pubblicata l’anno scorso nel Guardian.
Sul volere tirar su almeno tre muri prima che lei torni
Sta costruendo una casetta nel giardino per quando il loro bambino sarà abbastanza grande da poterla usare come club o rifugio, e vuole tirare su tre muri prima che sua moglie torni a casa. Lei sta dalla madre perché sua madre è scivolata sul ghiaccio – un party pattinaggio, in tema di Natale – e ha bisogno d’aiuto per preparare il party per le feste, progettato prima dell’incidente. Sta nevicando piano e l’aria è così fredda che si vede. Lui sta lavorando alla casetta con una nuova trivella che ha comprato quel giorno. E’ una trivella portatile e si meraviglia della sua efficacia. Vuole provare qualcosa alla moglie, perché non costruisce spesso cose così, e lei ha lasciato capire che le piace quando lui costruisce cose, e quando va in bici o gioca a rugby nella lega maschile. E’ rimasta impressionata la volta che ha assemblato un telescopio, un regalo di compleanno, in due ore, quando il manuale diceva che ce ne volevano quattro. Sicché mentre è via quel giorno, e l’aria è densa e grigia e la neve cade come cenere, lui lavora velocemente, cercando di finire le fondamenta. Una volta che ha finito le fondamenta, decide che per impressionarla – e vuole impressionarla in qualche modo tutti i giorni e vuole sempre desiderare di impressionarla – ci vorranno almeno tre muri della capanna tirati su per quando tornerà a casa.
(Ste, sono 230 parole, pensa, al concorso della Feltrinelli, veniva subito eliminato.)
29/04/05
Dedicato a tutti i blogger, per riflettere assieme.
Molti considerano i lavori manuali noiosi, sporchi e antipatici. La terza moglie di un famoso docente di economia mi disse una volta, “in un mondo che dà tanta importanza al denaro, questo tipo di lavoro non è molto ambito”. Non c’è da stupirsi, quindi, se molti giovani storcono il naso all’idea di svolgere lavori manuali.
La Bibbia però, incoraggia ad avere un concetto molto diverso del duro lavoro. Il re Salomone disse: “per l’uomo non c’è nulla di meglio che mangiare bere e far vedere alla sua anima il bene a causa del duro lavoro” (Ecclesiaste 2:24). Secoli dopo l’apostolo Paolo disse: “il ladro non rubi più, ma piuttosto fatichi, facendo con le sue mani ciò che è un buon lavoro” (Efesini 4:28); Paolo stesso era abituato ai lavori manuali, e pur essendo un uomo molto istruito, talvolta fabbricava tende per mantenersi (Atti 18:1-3).
Facendo lavori manuali, che si tratti di usare il martello la scopa o di tagliare l’erba, puoi mantenerti in buona salute. Potrai avere anche molti altri benefici: sai cambiare una gomma o l’olio della macchina? Sai riparare una finestra rotta o uno scarico otturato? Sei in grado di pulire perfettamente il bagno? Sono cose che sia i ragazzi che le ragazze dovrebbero saper fare, e potranno tornarti utili se un giorno dovrai fare tutte queste cose da solo.
Ma il duro lavoro può influire anche sul concetto che hai di te stesso, e questa è la cosa più importante. Membro onorario di una associazione di psicologi, il dottor Fred Provenzano dice che imparare a fare lavori manuali può aumentare “la fiducia in se stessi” e “può anche insegnare l’autodisciplina e l’ordine” oltre ad essere “importantissimo per uscire dal proprio guscio e percepire il mondo per quello che esso realmente è”.
La nostra amica Sarah spiega: “fare lavori manuali mi ha insegnato a essere laboriosa e a disciplinarmi sia mentalmente che fisicamente, vengo da una famiglia benestante e ho capito che c’è gente che non può permettersi tante cose, per questo sono diventata più umile, non perdo più il mio tempo in sciocchezze e gusto le vere gioie della vita”. Anche il nostro amico Nathan è dello stesso avviso: “mi piace lavorare sulle automobili. La consapevolezza di essere in grado di riparare un carburatore e farlo tornare come nuovo mi dà una iniezione di fiducia e mi fa provare soddisfazione”.
Nel caso dei giovani cristiani, inoltre, il duro lavoro può essere utile per servire Dio. Quando ricevette l’incarico di costruire il tempio alla lode di Geova, il re Salomone si rese conto che si trattava di una impresa immane che avrebbe richiesto molto lavoro e sforzi. Questo ci ricorda quanto siano vere le parole della Bibbia che si trovano in Proverbi 22:29, “hai guardato un uomo abile nel suo lavoro? Si porrà davanti ai re, non si porrà davanti a uomini comuni”.
Il dottor Fred Provenzano, citato in precedenza, scrive anche: “darsi da fare lavorando è particolarmente importante per i giovani, perché imparano l’abbiccì della sopravvivenza, così da cavarsela egregiamente quando arriverà il loro momento di affrontare il mondo.” Per questo ti diciamo che il lavoro manuale è tutt’altro che umiliante o degradante, e invece di starne alla larga, invece di sprecare il tuo tempo, cerca di “vederne il bene”, perché come dice Ecclesiaste 3:13 il duro lavoro è “il dono di Dio”.
Analizzerò oggi una specifica categoria (sub)umana, conosciuta al popolo come l’appassionata di fumetti giapponesi.
La ragazza, la cui età è impossibile da stabilire, ma tende apparentemente più ai 14 che ai 24, ha in effetti un età compresa fra questi due limiti (±2), e possiede delle tendenze irrefrenabili alla cartonizzazione di qualsiasi elemento a lei circostante, a partire da vestiti ed espressioni del viso, fino ad arrivare (nel web) a faccine, loghi, template ed atteggiamenti.
La favicon: di solito è la faccina della mascotte di un qualsiasi manga (quasi ogni manga – soprattutto quelli per ragazze - ha una mascotte, ossia un personaggio simpatico, piccolo, quasi sempre peloso, con gli occhi ancora più vacui ed enormi di tutti gli altri personaggi, che è solito emettere strani versi da lattante in fase lallatoria). Il simbolo è spesso ripreso nel tema del template, come divisorio tra i vari post, come puntatore del mouse, e simili.
Le faccine: la manga girl non si limita mai alle semplici :-) :-D ;-). Come i suoi cari personaggi, le piace esagerare, esibendo degli splendidi O_O *_* o_O. La preferita, comunque, è l’immortale ^^.
L’atteggiamento: la presenza di una faccina, un’onomatopea (ghghg, hihih, bgrr, yawn), una sigla dall’ignoto significato (OT, BTW, AFAIK, ROTFL, GTERFSD) ogni, in media, tre parole, fa apparire qualsiasi frase pronunciata dalla manga girl come terribilmente stupida. Tutto ciò che scrive, sembra esser scritto per caso. L’atteggiamento è incomprensibile, a qualsiasi persona non sia addentra nelle misteriose spire dei manga.
Le conoscenze: la manga girl ci tiene a far sapere al mondo intero che lei sui manga sa tutto. Quindi si preoccupa di non tradurre in Italiano qualsiasi concetto di cui conosca il nome in Giapponese (o di cui conosca il termine tecnico). La sentirete pronunciare frasi come: “Sono una vera otaku”, “Ho visto tutto l’anime di Orange Road”, “Hai comprato l’oav di Captain Tsubasa?” fino a degenerare in un “Stasera mi faccio un bel piatto di ramen al ragù” quando potrebbe benissimo dire: “Sono una vera appassionata di manga” “Ho visto tutto il cartone di È Quasi Magia Jonny” “Hai comprato la cassetta di Holly e Benji?” “Stasera mi faccio un bel piatto di spaghetti al ragù”.
Per lo stesso motivo, in una discussione in cui si parla di cartoni dimenticati, ci tiene a chiamare tutti i personaggi – dai comuni mortali conosciuti come Sabrina, Tinetta, Sheila e Mark Lenders – col loro nome originale, auto-estromettendosi così dal discorso.
Ma la cosa più fastidiosa, dell’appassionata di manga, è la sua irresistibile tendenza a distruggere i sogni beati ed innocenti dei non appassionati, raccontando loro il finale di tutti i cartoni animati dell’infanzia, in cui, nelle migliori ipotesi, avevamo potuto ammirare nulla più che un tenero e castissimo bacio, rivelandoci che Arthur si fa inculare allegramente da un tossico irlandese, che Benji muore d’aids per essersi scopato una battona pluricollaudata e che il nonno di Heidi si faceva di nascosto fiocco di neve.
Ma lasciateci un po’in pace, suvvia.
28/04/05
Ci sta Daniele che vuole fare l’attore, però vive con la mamma, poverissimo senza una lira, scarica barili di birra a torso nudo (pub notte fonda), ha una morosa che shampeggia, ama ballare indossa completini bianchi (camicia nera) è astemio contro tutte le droghe, scarica bottiglie d’acqua a torso nudo (supermercato notte fonda), finalmente a scuola di recitazione, duemila euro quattro lezioni, gli fanno “oggi proviamo con notredame de paris”, e lui perplesso “sono qui per fare l’attore, non il cantante” (e poi, “Victor chi? non si chiamava Riccardo?”)(ah. ah.).
Avrà sì e no dodici anni, un toppino rosa molto stretto, capezzoli ritti all’ingresso, ritti alla pausa, ritti all’uscita. Scatta una trentina di foto con il cellulare, un faro (illumina mezza sala), quasi tutte a Daniele.
Ci sta Costantino che si accontenta, lavora in palestra e va bene così, tanto più che rimorchia facile, le donnine fingono stiramenti strappi contusioni disturbi di ogni genere, un massaggio di Costantino è il sogno proibito, la morosa non ce l’ha più, si è stufata, Costantino è un tale farfallone, ma fedele con gli amici, si farebbe in quattro per gli amici, è al corso di recitazione con Daniele, è con lui durante il suo primo film (epilogo). Inoltre, ha una gran tecnica nell’insaponarsi le natiche sotto la doccia.
Questa invece è sui cinquanta, una cicciona scarmigliata, rossa, porta una scatola di popcorn più grande del marito, applaude durante i titoli di coda (nudità) come neanche io quando vidi Yoda, per la prima volta, impugnare una spada laser.
Ci sta il nano napoletano, che è il manager truffatore, si fa pagare migliaia di euro per il corso di recitazione, è molto abile, sa che basta pronunciare Hollywood ogni cinque parole, e i due sono cotti. Quando la truffa è terminata, poi, basta fingersi “omo dele bulizie di golore”, se citofonano, oppure non rispondere affatto, se telefonano, tanto prima o poi, certo, si stancano.
La bambina in prima fila è sola, entra da sola ed esce da sola, felice. Io già vedo la sua foto sui lampioni sotto casa, domani (“amore guarda ti lasciamo qui, eccoti cinque euro, vai al cinema da brava, io e il babbo torniamo a prenderti dopo”).
Ci sta la figlia del nano, che non è nana ma è cessona, segretamente innamorata di Costantino, veste come una vedova calabrese, ha baffi e sopracciglia foltissime, è miope (occhialoni di tartaruga), niente unghie alla francese, dorme con una foto di Costantino sotto il cuscino. Svelerà la truffa ai ragazzi, si rimetterà in sesto, lenti a contatto minivestito da troia unghiette acconciatura depilazione laser, gli dirà “ti ho sempre amato”, con bacetto pudico (chiusura sui due, cornice a cuore).
Rebecca vicino a me ride all’inizio, poi la vedo incupirsi, dopo mezz’ora chiede di uscire, io le dico Ok vai, non volevo crederci: mi lascia davvero. Ci rimango male, poi penso che è una buona occasione per fare mia la dodicenne capezzoluta.
Ci sta Alessandra, che è la ex di Costantino, cassiera al supermercato, in cerca di “stabilità”, esce un paio di volte con l’amico cesso di Costantino e Daniele, anche lui cassiere, si innamora le chiede “sposami”, lei ci pensa un po’ (un’oretta, giusto il tempo di dare un’occhiata all’oroscopo) accetta, Costantino ci rimane male, tenta di spiegargli, “Costa devi capire io sono in cerca di sicurezza, e il vostro amico cesso può darmela”, lui capisce, dice “ok è vero hai ragione, se tu sei felice io in quanto amico sono felice per te”.
Ah, ci stanno anche delle ragazzine, si vedono di tanto in tanto, fanno il tifo per Daniele o Costantino, ne parlano durante la ricreazione, a scuola, sanno tutto di loro, e ogni giorno si divertono a giocare, scelgono un cellulare, e il gioco è questo, si manda un messaggio a testa, “chi preferisci Costantino o Daniele?”, si finisce sempre in parità però, uffa.
27/04/05
MER. N’a pas de fond. - Image de l’infini. - Donne de grandes pensées. (Gigi d’Alessio)
In ogni adolescente convivono due personalità: una scazzata, che evolve nello stile colloquiale, ed una romantica, che evolve nello stile poetico. Perciò anche adesso, in procinto di creare il vostro osannatissimo capolavoro, dovete tornare indietro ai tempi tormentosi della vostra gioventù. Ma come, direte voi ingenui nanetti, devo creare il mio capolavoro, e per farlo mi tocca regredire ai quindici anni? Vi rispondo: dimenticate forse che questo è un corso di scrittura mediocre? Il vostro scopo non è diventare icone della letteratura contemporanea (anche se qualcuno, proprio grazie a questo stile, c’è mezzo riuscito), ciò che dovrete fare, in fondo, è pur sempre soltanto creare scalpore in rete coi vostri post. E ciò non sarà difficile, vi basterà seguire le mie istruzioni.
Il mare. L’anima. L’uomo. La vita. Lo stile poetico va avanti ad “astrazioni”. La parola stessa diventa astrazione. L’uomo non è più l’essere di carne, ossa e peli che siete abituati a vedere, in diversi esemplari, ogni giorno della vostra vita. L’uomo è anima, silenzio, morte, amore, vita. Tutte cose che non significano un bel niente, sia chiaro, però suonano benissimo. Ve la immaginate, la vostra lettrice universitaria ventitreenne, iscritta per caso al corso di filosofia, o al dams, mentre legge una di queste frasette e fa sìssì con la testolina pensando: “Dio, quanto è vero!” Non è difficile scrivere verità per i mediocri.
La costruzione della frase Dovete esagerare con aggettivi ed avverbi. Il mio consiglio è di stilare una lista preventiva, copiando spudoratamente da questo o quell’autore (particolarmente indicato Pessoa), in modo da non ripetervi troppo (ma anche se vi ripetete, tanto, non se ne accorge nessuno), ed usateli. Le frasi devono essere di media lunghezza. Per aiutarvi, potete immaginarle lette da una voce calda e bassa, maschile, magari un po’ roca, quasi in un sussurro. In questo modo, vi renderete subito conto che un “Cappuccetto Rosso andava dalla nonna col cestino” suona decisamente più ridicolo di “Jaqueline misurava a passi lenti il nero destino di un tramonto insanguinato”. Per evitare che il lettore si addormenti, comunque, non guasteranno alcuni inserti nel buon vecchio e sempre utile stile enfatico (è incredibile quanto questo stile si riveli adatto a qualsiasi situazione).
Nostalgia canaglia Per i soggetti, dovete solo tenere a mente quali sono le immagini più evocative del mondo per il lettore mediocre (prendete appunti): il mare, il tramonto, la brezza, le sere d’estate, le bionde trecce, ecc. tutte governate dalla nostalgia. Tra tutti i complessi e diversi sentimenti umani, infatti, la nostalgia è uno dei più comuni e sofferti (il ritorno al passato, alla giovinezza, all’amore perduto) e, fortunatamente per voi, anche uno dei più semplici da evocare (basta richiamare alla mente una situazione che abbia un vago sapore di passato). Nelle immagini elencate qui sopra, inoltre, è insita anche una certa idea di libertà, che non può guastare. In un mondo di lettori frustrati ed oppressi da lavori asfissianti, simili richiami possono anche essere l’unico momento di evasione nel corso di un intero anno.
Bene, ora vi lascio, devo andare al cinema (oggi è scontato). Buon pomeriggio, e studiate attentamente ché poi vi interrogo.
26/04/05
Non so perché, ma il rapporto tra giornalisti e blogger è un argomento che sembra appassionare molti in giro, in giro per la blogosfera, per esempio qui e financo qui. Se ne parla sempre con intensa serietà e moderatezza nei toni, con la tastiera crucciata e pensosa (parole chiave : condividere, intelligenza collettiva, disintermediazione, ecc.). Invece, mi pare che il rapporto in questione non ci sia, o si configuri in modo piuttosto deteriore.
Rapporti del giornalista con i blog
1. I blogger sono un fenomeno sociale, fanno costume, sono nuovi e soprattutto sono iperdisponibili, anzi, pronti a stendersi alla parola magica lanciata in una mail distratta : “Ciao, sono giornalista all’Eco di Civitavecchia, o al Messaggero di Crotone”, insomma carne da articolo di costume pronto e già scritto senza neanche uscire di casa, né alzare gli occhi dallo schermo.
2. I blogger hanno in media tra 15 e 25 anni, per definizione usano parole, idee, vanno in luoghi, leggono cose che fanno tendenza. Se sei un giornalista, non sai che cazzo scrivere, non hai uno straccio di idea, fai un salto tra i blog che magari ti viene (va be’, i blogger sono grezzi, sgrammaticati, maleducati, ma gira rigira qualcosa ne può uscire fuori)
3. Su qualunque argomento d’attualità, fa figo nei giornali aggiungere un box intitolato : la tale notizia sul web. Nel caso del conclave e dell’elezione del nuovo papa, per esempio, c’erano due siti inevitabili, quello di Ratzinger stesso e quello del fanclub americano. Be’, il giornalista medio ha fatto il liceo. La regola del tre gli si è impressa nel dna. Mette sempre tre aggettivi in progressione, e se deve citare siti, trova più armonioso ce ne siano tre che non due (e così Ratzingerboy è assurto agli onori della stampa fin internazionale, senza che i giornalisti in questione si ponessero la questione dell’autenticità. “Cercare siti va bene, leggerli, adesso non esageriamo! Tanto lo sappiamo che tutti i blog sono idioti”).
Rapporti del blogger con i giornalisti
1. Sempre proni quando sono presenti, elogiativi quando sono vicini, insultanti quando sono irraggiungibili.
2. Pertinenza dei blog con l’attività giornalistica : uguale a zero. Il blogger non dice mai nulla per primo, almeno nulla che possa interessare un pubblico più ampio della sua cerchia di amici, e a volte nemmeno quella. Se una notizia viene data da un blogger, è per definizione già vecchia (cioè provviene a sua volta da un mezzo di comunicazione convenzionale. In generale trattasi per lo più di tutto un pissipissi tra blogger nei corridoi della rete, con un interesse inferiore al gossip dal fruttivendolo sotto casa).
Rapporti di chi sta su Internet con i blog
Il lettore medio su internet è acritico. Dà per scontato che quel che legge è vero, autentico, un libro stampato. Non clicca mai un link (nel caso di Ratzingerpapa, per esempio, il giorno in cui è stata svelata la burla, il numero di visite è stato di 45.000, quello su Blogdiscount di 2.500. Il link era in mezzo al post, firmato, in font maggiore e in maiuscolo). Solo i blogger sperimentati sanno “decifrare” i segni cabalistici : meravigliosa è stata la battuta di rotaciz che aveva cominciato a dibattere con Ratzingerboy nei commenti : “Hai messo shinystat! Sei un fake”. Sì, solo che di blogger sperimentati ce ne saranno sì o no un centinaio in rete (anche perché la specie ha vita breve e il turnover è rapido).
Conclusione
Perché prendersi sul serio, fare aggratis i pipponi sulla scrittura o l’informazione, costruire piramidi, recinti, scambi di indulgenze, ops, link? Non c’è maggiore intelligenza sulla rete di quanto ce ne sia in tv o in tram. Adesso provate a indovinare qual è l’unico modo di non essere ovvi o insignificanti, l’unico modo di fare e di dire in rete cose che altrove non si dicono, fanno, leggono e scrivono cento volte meglio, di creare una storia un luogo un personaggio una notizia che non sia già arcinota quando arriva nel paesucolo dei blog? (E se non indovinate, inventatelo!)
Nota all’attenzione di Andrea Beggi : il contatore di Shinystat free sfora a 1001 pagine viste (non visite). Su Ratzingerpapa, è stato aperto il 3 aprile, dal 10 sfora, il 13, viene installato Sitemeter, versione upgrade free per due settimane di prova.
25/04/05
La rubrica odierna, che verrà aggiornata saltuariamente a seconda del flusso di mail in arrivo, è liberamente ispirata alla “posta di Alessandra”, inserto speciale di Eva Tremila (di cui sono ghiottissima), curato dalla celeberrima ex-fidanzata di Costantino, Alessandra Pierelli.
Quest’oggi aiutata dal buon Marco Spada a smistare la posta in arrivo (già copiosissima, pensate un po’, prima dell’annuncio), risponderò con sincerità ed affetto a tutte le vostre domande, curiosità e dubbi. Scrivete dunque numerossimi alla sottoscritta professoressa Tomasevskij, e se la vostra mail incontrerà il mio più assoluto sdegno, contateci, verrà pubblicata su queste pagine.
La coda di cavallo Cara professoressa, sono uno studente di giurisprudenza e siccome mia sorella ti segue sempre sul tuo blog, ti seguo e ti ammiro anche io. Mi piaci molto con la coda di cavallo e soprattutto ti trovo sempre elegante, mai volgare. Per favore, nella rubrica della posta raccontaci come passi le giornate, che cosa ti piace fare, che cosa ti piace leggere. FRANZ (fratello di MIKI84)
Sono molto felice che tu e tua sorella mi seguiate sempre sul blog e spero continuerete a farlo! Passo molto tempo davanti al computer per creare i miei post per il blog, ma anche passeggio, guardo la tv, leggo moltissimo, proprio per tirarne fuori queste idee per i miei post sul blog. Siccome non ho molto tempo, le letture non sono impegnate e sono composte soprattutto da riviste e dagli altri blog. Poi mi piacciono tanto i libri dei comici di Zelig che mi regalano i miei amici. L’ultimo che ho letto è Con le peggiori intenzioni.
Un nuovo template Cara professoressa, mi chiamo mm1 e ti scrivo per la prima volta in merito ad una questione che mi sta molto a cuore, e alla quale credo che solo tu puoi dare una risposta: ho messo da poco sul mio blog un nuovo template, sul quale spiccano tanti piccoli coniglietti bianchi e delle carote volanti. A me questo template non piace per niente, ma la ragazza di cui sono innamorato ne va pazza, che devo fare? MM1 - Milano
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Caro MM1 (che nome originale, da dove viene? Significa qualcosa?), credo che tu e la ragazza che ami dobbiate mettervi d’accordo. Se a te proprio non piacciono i coniglietti e le carotine, perché non provi con i fiori o gli orsetti? Forse alla ragazza che ami piacciono anche altri soggetti. Tu proponine tanti, e vedrai che prima o poi ne troverai uno che piace ad entrambi. Ricorda: la parola d’ordine deve essere: d’accordo.
Il tiramialetto Carissima professoressa, voglio darti un suggerimento per stupire il tuo ragazzo e divertirti con lui facendo una ricetta che ho inventato e simpaticamente ribattezzato il “Tiramialetto”! Praticamente prima di inzuppare i Savoiardi nel caffè bollente, come si fa nella ricetta classica, fai sciogliere in pentola un grosso pezzo di cioccolato fondente e buttaci una spolverata di peperoncino. Vedrai che risultati! MAURA – Pescara
Carissima Maura, non so proprio come ringraziarti per il prezioso consiglio! L’ultima volta ci avevo messo troppo liquore e ci siamo addormentati sbronzi sul letto. D’ora in poi farò come dici tu e ne vedremo delle belle, sono sicura!
Una figona Cara professoressa, è da quasi tre mesi che mi scrivo via email con una ragazza conosciuta tramite blog. Lei mi piace molto perché è molto dolce e sembra anche piuttosto disponibile. Ci
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siamo già detti che ci vogliamo bene a vicenda. Però sono preoccupato perché ho visto le foto di molte ragazze blogger e non sono riuscito a trovarne una che sia meno che bruttina. Siccome io ho degli standard molto elevati, volevo chiederti, ho qualche possibilità di trovare una figona? GIAN - Torino
Caro Gian, non devi dare così tanta importanza all’aspetto fisico. Infatti ciò che conta non è la bellezza esteriore, ma quella interiore. Se la tua ragazza è simpatica, gentile, umile e buona, non c’è bellezza che tenga. Che importa se ha il naso un po’ storto. Tu ci stai bene assieme ed è questo che conta. Fammi sapere come va a finire!
Scrittura Creativa Ciao professoressa, ho 25 anni e seguo da tempo oramai un corso di scrittura creativa, il mio maestro ieri mi ha fatto un grande complimento accostandomi a Carver e Baricco, “scrivi come neanche il figlio frocio di Carver e Baricco”, così mi ha detto e io ne sono molto felice. Mi piace molto la parola “metaletteratura” e sono in gara con trecentosessantadue racconti contemporaneamente per il concorso 100 Parole di Feltrinelli. Secondo te ce la faccio? STEFANO - Roma
Sono sicura che andrà benissimo. Dalla lettera che mi scrivi, infatti, noto un certo stile che di sicuro potrà aiutarti. Questa Carver non la conosco proprio, quindi non saprei dirti. Quanto a Baricco ho letto Oceano Mare e penso che sia un capolavoro. Comunque, se non vinci niente, non importa: l’importante è partecipare, non vincere
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*immagine tratta dal sito pbs.org e rielaborata dalla professoressa Tomasevskij*
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