30/09/05
Uno degli argomenti chiave delle mie lezioni si esplica nella seguente tesi: la blogsfera è la sede dell’informazione alternativa. E appare chiaro a tutti che questa informazione alternativa altro non è che il cazzeggio allo stato puro.
Prendo un esempio, il recente blog nato per salvare Enzo Paolo Turchi dall’isola dei famosi, segnalato addirittura (pensate!) dalla Lucarelli e da Macchianera. Onore che non capitò nemmeno al ben più dilagante successo (extra-rete) di Ratzingerboy (ma d’altra parte si sa, lo scrive anche lo stesso Gianluca Neri, non è che ci prova gusto a rincoglionircisi di televisione lui, e poi a parlarne un giorno sì e l’altro pure, è che ci piace fare arrabbiare quelli che dicono Oh no la tv no, meno male che ce l’ha spiegato se no poi uno va a pensare male).
E’ talmente semplice creare un blog su splinder, che ormai i fake si contano a centinaia. C’è chi fa il verso alle blogstar più note, chi dà vita a personaggi inanimati, chi si finge vip, chi, infine, lancia appelli desunti da fatti televisivi. Ed è proprio questa la forma di fake più redditizia.
I primi tre tipi di fake sono caratterizzati da un picco di accessi il primo giorno che, con un po’ di fortuna e molta spam, si protrae massimo per altri tre, per poi degradare in fretta fino ad arrivare a cifre prossime allo zero.
L’ultimo garantisce, invece, accessi costanti per un tempo molto più lungo (almeno finché enzopaolo starà sull’isola). Vediamo perché.
1- parla di tv, e la tv la guardano tutti.
2- incita al cazzeggio, e il cazzeggio si autoalimenta.
3- diverte, perché unisce serio (la tragedia) a faceto (Enzo Paolo stesso).
Interessante inoltre vedere che non importa tanto l’attualità del problema (adesso Enzo Paolo, a quanto pare, sta bene, in mezzo alle femmine), quanto che il problema sia esistito in un punto qualsiasi dello spazio-tempo (Enzo Paolo, per due ore, è stato un uomo disperato).
Quindi, la morale è questa: carta e penna alla mano, mie aspiranti blogstar, dovete seguire i principali programmi televisivi alla ricerca degli eventi più significanti, disgrazie, sfortune, ingiustizie di qualsiasi tipo, per creare il vostro fake da 1000 accessi al giorno.
I programmi consigliati, ovviamente, sono i reality, soprattutto se VIP (Talpa, Isola dei famosi), senza dimenticare un buon occhio ai programmi della De Filippi (Amici, C’è Posta per te e roba simile).
Il mio consiglio è, comunque, quello di buttarsi sulla premonizione. Ad esempio: la sera in cui elimineranno Maria Giovanna Elmi o Romina Junior dall’isola, preparate già i due blog: Facciamo tornare la fatina sull’isola (nel caso se ne vada Maria Giovanna) e Facciamo tornare Romina da papà (nel caso se ne vada l’altra).
Le previsioni possono essere anche più ardite. Ad esempio potreste creare: Doniamo una stampella a Lubamba (nel caso si sloghi una caviglia in una prova della Talpa) Regaliamo un tirante ad argano alla Ventura (nel caso le si stacchi qualche punto dei lifting) Jettiamo una grandinata sulle tenute Carrisi (valido in prossimità delle vendemmie 2006)
A voi l’onore d’indovinare altri interessanti avvenimenti.
29/09/05
Di sicuro lo ignorate, ma la forma delle mani è elemento fondamentale per stabilire chi tra voi potrà seriamente aspirare ad un posto su nell’olimpo della blogpalla. Niente storie, links accessi e commenti quanti ne volete, è sufficiente un’occhiatina alle mani, il blogger è fatto. Occorre dunque valutare le caratteristiche relative a polso, palmo e dita, valutarle molto molto attentamente, prima di baloccarsi con false speranze di gloria. E perché non abbiate più a rimaner delusi, blogdiscount vi offre una breve semplicissima classificazione delle forme blogger più comuni, illustrandovene limiti e potenzialità.
1. Mano Comune
E’ il tipo di mano che si trova più facilmente, poiché non evidenzia particolari qualità e, nel complesso, ha un aspetto neanche troppo tozzo e grossolano. Il palmo è esteso, le dita hanno lunghezza media e sono della medesima larghezza dall’attaccatura fino all’unghia, che raramente è curata e ben disegnata. Il pollice tende verso l’esterno, il polso è minuto. E’ una mano elementare, che lascia trasparire tutto e subito, dimostrando che il blogger ha una personalità poco articolata e molto semplice. Costui è probabilmente una persona di modeste origini, che si occupa di cose modeste in modo modesto. Ha aperto un blog per caso e lo cura con amore, è teneramente gratificato dai suoi cinque lettori e risponde alle lodi ostentando modestia. Mantiene su qualsiasi argomento un atteggiamento cauto e disimpegnato, divertito e ridanciano, improntanto ad una dolce pacata nostalgia. Si tiene sempre al di fuori delle discussioni più accese.
2. Mano Utile
E’ parecchio brutta e sgraziata. Ha un aspetto sproporzionato: le dita sono lunghe, soprattutto il pollice, le falangi unghiate tendono ad essere larghe e schiacciate, a spatola. Di solito il proprietario ha unghie cortissime, che enfatizzano l’effetto schiacciato. Le estremità delle dita denotano quindi un carattere pratico, organizzativo e risoluto, che corrisponde di solito ad una postata frequente di contenuto quasi nullo ma decisamente utile, ricca di link citazioni e segnalazioni di vario genere (“oggi è venerdì”). Solitamente appartiene a ragionieri, studiosi delle scienze esatte, meccanici o uomini d’affari (in questo caso il mignolo sarà nodoso e a punta). C’è ben poca poesia in questi individui e perciò scarsa capacità di immaginazione. Spesso sono nervosi, inquieti, insoddisfatti. Molto intraprendenti, spesso esaltati, non disdegnano la leccata sistematica, che anzi praticano con assiduità.
3. Mano Tozza
E’ una mano quasi quadrata, con dimensioni piuttosto regolari ma dita che sembrano trinciate in punta. Le unghie sono piatte, quadrate, e in alcuni casi possono somigliare a quelle della mano utile, cioè essere leggermente spatolate, denotando praticità e ordine. Nel caso abbiate dubbi su una mano tozza potete misurarla: la lunghezza del dito medio deve corrispondere alla lunghezza del palmo (dall’attaccatura delle dita al polso). Il blogger dalla mano tozza è portato per attività che richiedono calcolo e precisione, quali ad esempio la manutenzione dell’archivio e il calcolo dell’andamento mensile di visitatori unici. Non pretende molto dal proprio blog e si accontenta di convivere giorno dopo giorno con alcune placide abitudini. E’ poco curioso e si sorprende con niente (“tu guarda, oggi è venerdì”). Si occupa soprattutto di questioni tecniche e ama postare foto di gatti e bambini piccoli.
4. Mano Complessa
Riunisce in sé alcune caratteristiche delle precedenti, soprattutto nelle dita. Quella descritta nell’illustrazione (un esempio tra i tanti) ha la falange unghiata quadrata, indice tozzo ma anche spatolato, medio e mignolo piuttosto sottili e pollice lungo, appuntito, tendente verso l’esterno. Se ne può dedurre di conseguenza che il blogger in questione ha una conoscenza vaga e raffazzonata di diversi argomenti, si occupa di molte cose ma raramente è esperto di una in particolare. Scrive di tutto e su tutto vuole esprimere un’opinione. Spesso tende verso una cupa strampalata liricità da studente depresso. Fatica a portare a termine i propri progetti poiché come dimostra il pollice (appuntito), non ha una solida forza di volontà. L’impegno tuttavia, pure sincero, e la malcelata mitomania, pure sincera, non sono sufficienti a mitigare gli effetti di una mano così poco omogenea: nonostante lo desideri più di ogni altra cosa al mondo, non otterrà mai neppure forma comune. E’ la classica mano da wannabe.
28/09/05
Siete dei blogger piuttosto sfigati, e lo sapete. Vivacchiate grazie a un numero ristrettissimo di amici che viene da voi dieci volte al giorno per vedere se avete risposto al loro ultimo “ehilà, come butta?”. I vostri commenti, infatti, non possono dire di vantare frasi molto più elaborate e pertinenti di quest’ultima.
Viste le premesse, è probabile, ogni tanto, che vi capiti di sentire complimenti un po’ arditi. Sono stati, ad esempio, realmente documentati i seguenti:
- Scrivi come Selvaggia Lucarelli! E sei pure più bella di lei.
- Tu sì che sei una blogstar.
- Ma che, siete quelli di Macchianera in incognito?
- Altro che Daveblog
Come reagireste, voi blogger sfigati, di fronte a simili insinuazioni? Ma v’indignereste, è ovvio. Com’è possibile che qualcuno metta in dubbio la vostra originalità? Dove la trovano l’arditezza, questi cretini, per affermare una cosa tanto lontana dalla realtà? E la modestia che vi contraddistingue, poi, dove la mettiamo?
Ecco che, allora, seguono le risposte.
- Dovete smetterla assolutamente di dirmi che somiglio a Selvaggia Lucarelli, ma insomma, che palle, tutti questi qui che arrivano e mi dicono che somiglio a Selvaggia Lucarelli, guarda, mi dà talmente fastidio essere paragonata a Selvaggia Lucarelli che mi ci faccio pure un banner. Non sono Selvaggia Lucarelli, smettetela di paragonarmi a lei. Oh.
- Io odio il termine blogstar, smettetela di usarlo riferendovi a me. Non sono una blogstar e non lo sarò mai, e mi dà molto fastidio che mi riteniate tale. Mi piace di più pensarmi come un modesto blogger con quattro amici che gli vogliono bene. Affanculo le blogstar. Non chiamatemi blogstar. La prossima volta che me lo dite, creo un banner apposta: non sono una blogstar! Oh.
- Basta con questa storia che siamo quelli di Macchianera. Noi non siamo quelli di Macchianera, capito? Noi siamo noi e basta. Macchianera non centra niente. Non capisco chi abbia messo in giro questa voce, che siamo quelli di Macchianera, dico. Ancora uno che mi scrive una mail chiedendomi se siamo quelli di Macchianera e faccio un banner: non siamo quelli di Macchianera. Oh.
- Ma no, Daveblog è molto meglio, scherziamo? Ma a chi verrebbe mai in mente di paragonare questo al Daveblog. Non somiglio neanche un po’ a Daveblog io, come potete dire una cosa simile? Povero Daveblog, chissà cosa penserà. Che poi a me il daveblog piace tantissimo, poi pensano che sia contro il daveblog solo perché mi dicono che sono meglio del daveblog. Ma non è vero, no, no. Guardate, proprio per evitare che la gente pensi che io sia meglio di Daveblog, ho deciso che piazzo pure un minibanner: Daveblog è molto meglio di me. Oh.
26/09/05
Dopo l’intervista che Wu Ming 1 gli ha accordato con commovente semplicità, Iannozzi chiede se può sdebitarsi:
“Sì, dice Wu Ming, me lo fai un tattoo?”
“Certo!”
“Mi scrivi il nome della mamma sul petto?”
“Come si chiama la tua mamma?”
“Loredana.”
“Oh mi sembrava di riconoscerla, ma così senza caschetto… Ha cambiato pettinatura?”
“Solo per poco. Ma vorrei scritto soltanto MOM con un cuore.”
Art Spiegelman, il celebre autore di Maus, che passava di là è rimasto così colpito dalla toccante scena che ne ha tratto un’illustrazione, subito acquistata dal New Yorker.
(E poi ci si lamenta che la nostra letteratura è provinciale.)
25/09/05
La polemica della settimana tra i blog e siti letterari, l’ha scatenata Valerio Evangelisti (sì, quel bravissimo scrittore di fantascienza che tutti voi avete letto, io no, ah sì, forse qualche racconto). Cos’è successo? Riassumo:
1. Antonio Moresco ha scritto un libro sulla lettura intitolato Lo sbrego (non lo conoscete? Be’ sappiate che è uno che ha cominciato a pubblicare verso la cinquantina con libri in cui raccontava la maledizione sua che era di non esser mai pubblicato e nonostante tutto, cocciuto, a costo di rovinare se stesso e tutta la sua famiglia, siccome aveva la vocazione, non per niente prima aveva militato con Servire il popolo, e prima ancora aveva fatto il seminarista, sopportava l’ira di dio e andava avanti andava avanti. Finché non è stato pubblicato, e diventato un caso, il Van Gogh delle nostre lettere, e tutti quelli che avevano l’età dei suoi figli e già pubblicavano si sono fatti venire il coccolone e l’hanno adottato come mascotte, tanto era vecchio e anche un po’ sbrodolone, non poteva fargli del male).
2. Silvia Dai Pra’, una che nessuno conosce, si è permessa di stroncare Lo sbrego sulla rivista di Goffredo Fofi, Lo straniero (una rivista che tra l’altro, almeno ideologicamente, somiglia un po’ a Antonio Moresco).
3. Valerio Evangelisti accecato dal dolore a sua volta ha stroncato la stroncatura di Silvia Dai Pra’ su Carmilla, la rivista telematica (mah, si dice così?).
4. Silvia Dai Pra’ stronca la stroncatura di Evangelisti alla sua stroncatura di Moresco sul blog di Loredana Lipperini.
E qui, è stata svelata dalla Dai Pra’ una cosa che mi ha colpito molto. In un suo commento al proprio post pubblicato sul Lipperini blog, dice : “Sinceramente non mi aspettavo una tale polemica per la recensione a un libro che avremo letto in due.”
Quindi, siccome è chiarissimo dal pezzo di Evangelisti che lui non ha letto il libro di Moresco, così come è altrettanto evidente dalla lettura della recensione della Dai Pra’, che lei invece sì, mi sono sentito chiamato in causa. Perché? Perché io, Lo sbrego, l’ho letto. Ergo, il secondo lettore di cui parla Silvia Dai Pra’, sono io.
Tutta colpa di Marco. Un giorno mi telefona e mi dice: “Hai letto l’ultimo (allora era l’ultimo, adesso non lo è più) di Moresco? No, perché l’ho sfogliato in libreria e sembra divertente”.
Impossibile, ho pensato io, che purtroppo Moresco, avevo già letto altri libri suoi. Però io, di Marco, mi fido ciecamente, quindi vado a comprare Lo sbrego e me lo leggo.
Comincia così : “Io non ho mai letto letto niente”. E la quarta (di copertina): “Uaaaa! Che paradosso! Che emozione!” No, ma è solo una citazione, dell’incipit del Viaggio al termine della notte, di Céline (E’ una figata citare Céline, perfino quando nessuno lo capisce, che è una citazione. Funziona sempre).
Aggiunge: “A cosa serve che dica anch’io le mie piccole, povere cose sulla Commedia?” (p. 73) A niente, appunto. Però ce le dice lo stesso. E anche su Omero. E anche su Goethe, Cervantes, Stendhal, e su un sacco di altri scrittoroni.
Be’, ma forse dice cose interessanti, nuove? A parte il fatto che, riconosco, sarebbe difficile per chiunque. Ma lui dice solo roba da liceale, un po’. Tipo che Stendhal gli sta sulle palle “con la sua linguetta incipriata del cazzo, messa insieme da quattro accademici” (p. 30), però, la scena di Waterloo, nella Certosa, wow, che bella! E… Ma lasciam perdere. Basti dire che lui, Moresco, di tutti gli scrittori, proprio tutti, ha solo e soltanto l’immagine oleografica. Emily Brontë nelle brughiere, Flaubert “bietolone normanno”, e naturalmente Pinocchio è “una piccola divina commedia dove la vita e la morte sono attraversate questa volte da un burattino” (p. 118). Sarà solo la milionesima volta che viene detto. Ma che importa?
E poi si fa un sacco di domande. “Che cos’è la filosofia, che cos’è il pensiero? (p. 106) “Chi siamo noi? Che cos’è la letteratura? Che cos’è la vita?” (p. 113) E poi si lamenta moltissimo, che “l’intero mondo è una sola fornace”, “altro che congresso di Vienna stiamo vivendo” (e daje con la Restaurazione!), che la gente è cattiva, non legge o legge solo cazzate, che lui soffre tanto, un po’ come… ma sì, proprio come lui, come Houellebecq!
Infatti, guardate, ci sono un sacco di coincidenze. A parte la lagna eterna, c’è lo sbavare per le gnocche che hanno l’età dei loro figli, in particolare per una che si chiama… che si chiama… Esther! proprio uguale identico. Esther di là (Houellebecq), Esterina di qua (Moresco). Ma perché proprio Esther? vi chiederete. Non lo so. Sarà mica un riferimento alla mitica squillo di Splendori e miserie delle cortigiane, di Balzac? Eh, penso di sì. Houellebecq e Moresco si sentono molto Rubempré innamorati della traviata Esther. Che romantici! Che cuccioloni! Oh, cuccioloni, sì. Perché entrambi adorano i cani, e Moresco chiude il suo libretto con questo “finale non aperto: spalancato”:
“Non vi è mai capitato [...] di vedervi apparire improvvisamente di fronte un cane? [...] A me è successo poche notti fa, esattamente così, proprio all’angolo di una strada. [...] Me lo sono trovato di fronte improvvisamente, nero, massa immobile, muta. Ci siamo guardati negli occhi, in silenzio, da pari a pari. E’ durato un istante. Poi sono passato oltre, immerso nei miei pensieri. Anche lui è passato oltre, immerso nei suoi pensieri. Grande, solo, lanciato, indipendente, sovrano.”
Come Moresco. “Grande, solo, lanciato, indipendente, sovrano”. (Ecco, a me, questo ha fatto ridere).
Allora gliel’ho detto a Marco, gli ho detto: “Ho capito che cosa hai trovato di divertente nello Sbrego“. “Oh figurati se leggo sta roba, mi ha risposto Marco, io sto leggendo Il seno di Philip Roth”.
E già, che stupido che sono. Il secondo lettore di Moresco.
*la foto di scena (suor jo) è tratta da i miserabili*
22/09/05
Apapapapa anche a voi cari nani,
cosa vi credete, Rebecca vi pensa sempre. E da oggi, non pensa solo alla vostra fama, si preoccupa anche di darvi buoni consigli per investire al meglio i vostri soldi. Qui di seguito trovate le nove (lo so che nove è brutto ma non riuscivo a farne entrare una decima) semplicissime istruzioni per avviare una redditizia impresa di masterizzazione.
1) Assicuratevi di possedere materiale interessante da masterizzare e vendere (esempio: tutti i film di Thomas Millian, videogiochi mitici, o, ancora meglio, spettacoli di noti comici che hanno recentemente fatto successo in internet).
2) Recatevi in un grande magazzino ed acquistate uno stock di dvd o cd vergini in saldo, costo massimo per singolo cd 0,80 euro; per dvd (ovviamente di scarsa qualità) 0,90.
3) Procedete alla masterizzazione.
4) Mettete il vostro annuncio su ebay, in asta, partendo da prezzi bassissimi, di modo che potrete rispondere alle accuse “vuoi lucrare sul lavoro altrui, vergogna!” con un semplice: “ma dai, l’avevo messo in vendita a soli 2 euro, l’ho fatto per il bene della comunità”; consci del fatto che la gente comune non sa che le aste sono pensate al rialzo, e che, nell’impeto generale di diffidenza contro l’acquisto legale, cercherà addirittura di difendervi.
5) Ovviamente non dovete scrivere, nemmeno nell’angolo più nascosto dell’annuncio, neanche in codice, che il cd/dvd è masterizzato, per evitare che vi peschi ebay. Meglio comunicarlo direttamente agli offerenti, e in privato (“prima di fare un’offerta contattatemi!”).
6) Lucrateci, comunque, il solito euretto dalle spese di spedizione con la scusa dell’imballaggio (“il tabaccaio ladro sotto casa mi fa pagare ben DUE EURO per una misera busta, che vergogna”).
7) Aspettate la fine dell’asta.
8) Aspettate il pagamento.
9) Spedite l’oggetto e sfregatevi le manine con gioia.
*mi dicono che una decima potrebbe essere questa, prendete una foto dell’oggetto originale e usatela da richiamo, magari schiaffandola pure in galleria (sarebbe: nella pagina principale della ricerca su ebay), il che oltre ad attirare gente, dà una certa aria di professonalità alla vostra comunque irrimediabile cialtroneria*
21/09/05
Cari nani, la prof.ssa Toma¨evskij ha dovuto recarsi a un convegno di studi internazionali alle Hawai sul tema “Epistemologia della blogstar” dove parlerà della “e-viral communication, come rifilarla a tutti”. Mi ha dunque pregato, a me povero assistentello, anzi studente con contratto di collaborazione, di svolgere la sua lezione in sua assenza.
Oggi vi parlerò del post low cost, una tappa fondamentale nella vostra irresistibile ascesa verso i massimi vertici del blogstardom. In effetti, per vari mesi e anni, grazie a sacrifici gavetta frequentazione assidua di blogfest, presentazione di bloglibri, raduni bloghappyhour, blogrodeo e migliaia di commenti leccaculo, finalmente vi siete assicurati un pubblico e sforate quotidianamente (o quasi) lo Shinystat. Gianluca Neri a questo punto vi ha chiamato intimandovi di fare qualcos’altro.
Sì ma, mi raccomando, senza trascurare lui, il blog, il vostro piedistallo, la vostra pedana, la vostra cattedruccia. Ora, non fate come gli sprovveduti che non postano per settimane, addirittura mesi, e dopo devono arrancare per recuperare i loro quattro accessi quotidiani. No. S’impone il piano post low cost (minimo dispendio, massimo rendimento). Da ora in poi i vostri post non supereranno una riga, due al massimo. Questa strategia ha incredibili vantaggi tra cui i principali due sono i seguenti:
1) in fondo, lo sapete perfettamente, i post lunghi sono quelli meno letti., e regalando haiku ai vostri affezionati bloggies, gli fate un favore.
2) l’utente non deve mai dimenticarsi di far clic sul feed o sul bookmark del vostro blog. Mantenete vivo il gesto abitudinario con pochissimo sforzo.
Come fare? Qui di seguito troverete alcuni egregi esempi.
il link. Attenzione: esiste una cosa che si chiama bloglinking che qualcuno pratica assiduamente. Ma c’è chi approfitta dell’occasione per girarsi i pollici, mollare stancamente un link alla giornata facendo pure il fighetto: “Eh, ma questo è bloglinking”.
Ottima tecnica molto perfezionata da emmebi
Variante supereconomica: il link al video del disco che tutti stanno ascoltando
la battutina (non più di dieci parole) sulla notizia che tutti hanno già letta. Qui non possiamo che applaudire il maestro Wittgenstein
la prima cosa che vi viene in mente (anche se non interessa a nessuno nemmeno a voi). Per esempio, “Sono uscito presto e c’era un bel freschetto” farà sempre i suoi porci accessi.
il risparmio al quadrato, l’iperpostdiscount, ovvero, semplicemente:
“Questo è un post low cost“*
*per ottenere l’effetto Magritte, aggiungere la negazione.
20/09/05
Il Messaggero, mercoledì quattordici settembre duemilacinque. Si ringrazia Alberto per la segnalazione. Clicca sull’immagine per vederla ingrandita.
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