09/03/05
Consiglio caldamente la lettura di Blog generation. Si legge in un attimo, è ottimista, positivo, è come vedere un cartone della Disney, di quelli di quarant’anni fa, che tenerezza, finivano sempre bene e c’erano quei sentimenti così puri e commoventi. Ma soprattutto è divertentissimo.
Oddìo, qualche pecca c’è. Per esempio, quando spiega come fa uno a aprire il suo blog. No, non ci siamo. Rebecca Tomasevskij è bloggologa assai più attenta, esperta e affidabile (ma voi, cari lettori di Blogdiscount, lo sapete già, non mi dilungo).
Tra le varie occasioni di divertimento, ho scelto quella del paragone tra blogger e formica. Che come paragone mi sembrava abbastanza azzeccato. Cito :
“Situazioni simili a quella descritta per raccontare il funzionamento dei weblog sono molto frequenti in natura.”
“L’esempio più calzante è quello della colonia di formiche.”
“Quando una formica trova il percorso ottimale, comunica attraverso l’ambiente (lasciando delle tracce di feromone) e mette la sua esperienza a disposizione delle altre, che così riescono a trovare la via più breve tra la loro tana e il cibo.”
Ora, dovete sapere che :
“Come una formica cerca il cibo, il blogger cerca informazioni.”
E anche lui, per legge di natura, obbedisce ciecamente a leggi non formulate (“regole immanenti” nel suo dna di blogger) :
- “la regola dell’interesse” (la blog’s life consiste a scremare Google, prendere di peso un link, incollarlo sulla propria pagina. Sì, be’, si può aggiungere una riga di proprio pugno, oops, dito. Ma si sa, la capacità di attenzione è ridotta. Sappiate che il bloglettore – quasi sempre anche blogscrittore – scansiona, non legge. E ne va fiero. Cioè ne va fiero Granieri).
- “la regola del link alla fonte” : “è evidente l’analogia con il feromone (più link vengono ‘depositati’, più persone seguiranno il percorso”: l’uovo della bloggallina è il link, in entrata e in uscita, lo sapevamo).
Che gli ormoni talvolta c’entrino con il bloggare, non c’è dubbio, poiché uno degli scopi principali è senz’altro rimorchiare.
Granieri dice di no. Dice che lo scopo principale dei blog, è condividere le informazioni. Io lo escluderei. Per lo meno nella blogosfera, questa qui, italiana, che è composta da pochi individui, qualche centinaio (vuoi perché le migliaia di blog che si aprono non verranno mai aggiornati o poco e per pochi, vuoi perché scrivere in italiano vuol dire essere tagliati fuori da quelle moltitudini che Granieri ci sbatte sempre in faccia, quella rete mondiale di milioni di blog tutti pronti a interfacciarsi democraticamente alla prima occasione).
Altri scopi? Ne vedo solo due : la gratificazione dell’ego e la promozione sociale. Tattica, quest’ultima, del tutto illusoria. Per quanto si sia spremuto le meningi, di blogger italiano che sia riuscito a far carriera (un blogger fa carriera quando finalmente può smettere di scrivere il blog), Granieri ne trova solo uno, anzi una, la solita Selvaggia Lucarelli.
Ma dice anche che la blogosfera è una piramide, in basso la plebe, i pezzenti senza link. In alto le élites. Trova normale che viga il concetto del rich get richer, ovvero “piove sul bagnato”. Fanciullescamente, non ha dubbi sul fatto che chi ha più link sia il migliore, il tutto legato ai criteri di reputazione, raccomandazione, struggle for life, modello import-export ecc. (io m’incanto a leggere cose così : mi pare di stare nell’Ottocento in cui non essere “sparlato” dai vicini e aver credito presso i negozianti bastavano a garantire per la qualità della persona).
Ho parlato di Ottocento, ma Granieri risale più in alto. Per lui, il modello della blogosfera è la democrazia ateniese del V secolo (ve l’immaginate l’agorà in cui le voci più eminenti e ascoltate – il maggior numero di accessi – sono Giulia Blasi e Trentamarlboro? In toga magari? O, voi che vi lamentate della nostra povera civiltà, ve l’immaginate l’occidente cullato dalle battute di Luca Sofri e di Gianluca Neri, i nostri “hub cognitivi”? Quando vi dicevo che Blog generation è divertente).
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