21/11/05
Lo capisco che uno si irrita a leggere le classifiche, a vedere che non ci sta o che se ci sta, prima di lui c’è quella tipa che, o quell’altra che. Lo capisco e siamo d’accordo, noi che in classifica tipe così (subito sopra c’abbiamo una che) ci fanno mangiare la polvere. Certo puoi tirarti su riprenderti un pochino, a pensare che è vero e c’ha ragione Granieri, che i link non sono tutti uguali e niente storie. E c’è pure il vantaggio che finalmente una definizione di Hub, che non sarà elegantissima però meglio di niente, Hub è uno che se ti linka vale trecento sfigati, adesso se te la chiedono la sai.
Metti poi che gli sfigati gli dai in mano la classifica si vedono davanti a questo o a quello, i blogger che loro sono due anni che li vanno a commentare* e non gli rispondono mai, si gasano come matti diventano euforici megalomani incontrollabili. E cosa devono pensare, ma allora ho sbagliato tutto, ma allora non dovevo sentirmi in dovere, ma allora ero meglio io, ma allora io allora, ed emettono queste folli risate cavernose da cattivo dei cartoni animati, di quelle lunghissime e malvagie. Hai voglia tu, che sai, hai voglia a spiegare no guarda c’è questo problema e questo altro qui, e no guarda devi considerare che gli Hub - cos’è un Hub - un Hub è uno che vale trecento come te - come me in che senso - hai voglia a spiegargli, loro grettamente biecamente fanno finta di niente - ma non ho capito cos’è un Hub.
Non basta però, e non fai in tempo a dissuaderli, tutti impegnatissimi nella corsa alla segnalazione**, cosa non ti capita la classifica per accessi. Che è tutta diversa, con gente che boh, non hai idea, piena di quei blog là commerciali, gli sfigati con lo sponsor. E tu giù di nuovo a fare distinzioni, che non funge che è parziale, incompleta, che premia solo quelli che hanno gli accessi così, un sito fatto così, che quelli in realtà non se li legge un cane, che è ancora più schifosa di quella per link.
Google ci salverà, è bravo e intelligente e sa discriminare, google lo capisce, i link non sono tutti uguali è una questione di qualità, il rank può salvarci. Ma no ecco arrivano quelli che no non è giusto e la funzione sociale, che non si sottovalutino i centri altri dell’aggregazione, e la community e l’apertura e i nuovi orizzonti e se c’hanno i link se li meritano, e una blogsfera più omogenea e meditata, cieco settario razzista che non sei altro. Ma sì in effetti, è vero, ora a pensarci su potrebbe essere la volta buona sono anni che ne leggi solo due tre, dovessi trovarne un quarto chissà, almeno si fa finta ci si pinza il naso se ne legge mezza riga un paio soltanto e adesso sì puoi dirlo, c’avevo ragione ’ste classifiche non servono a un cazzo.
Dici ok, non ce n’è una che quadra sono tutte approssimative, che i primi di una sono sul fondo dell’altra, le prendiamo le mettiamo insieme e le si frulla per benino. Ne viene fuori una classifichetta seria, con tutti i suoi parametrini al posto giusto, che rispecchi il reale stato delle cose, e gli sfigati al posto loro. E che piramide sia.
Che sia la scelta migliore la più logica, già ne trovi di squadre pronte ad arrovellarcisi, a sudarci a migliorarla il più possibile (e perché non oltre il centesimo posto, sai che carina che utile). E invece no c’è chi si oppone e in modo feroce. Macché rank macché hub macché accessi, gente che desidera e anzi propone ulteriori complesse generazioni, via via più specialistiche di ogni tipo immaginabile, e il diritto naturale che spetta ad ogni blogger d’avere qualcosa di cui sfrenatamente bullarsi, di qualunque cosa si tratti***, che sia certificata e oggettivata davanti a tutti, lo dicono chiaro e tondo è una conquista da tutelare.
E ci sono quelli infine che sono per la classifica unica, che non derivi però dalle tre suddette però. Che risponda di valori come dire, universali. E giustifichi e soddisfi il secondo**** morboso istinto del lettore da classifica, la curiosità (questa me la voglio proprio vedere, sta stronza, che mi dà trenta posizioni). Una classifica che favorisca sì ma per davvero l’integrazione, e una blogsfera omogenea, e la scoperta delle sue dimensioni più in ombra (in tutti i sensi). Una classifica che sia utile come strumento di consultazione. Una classifica che se stai sotto c’è poco da lamentarsi, che renda la gerarchia una condizione naturale assoluta e inequivocabile. Una classifica dunque che il tuo superiore non c’è niente da fare, accessi o commenti o link o giuggiole, soccombi. Una classifica che certo, impossibile contarci, ma che se ci fosse sul serio, saremmo tutti più felici. E la pace nel mondo.
Noi ci proviamo, questo è il nostro rank (in due excel*****):
(voi coraggiosi, spediteci il risultato via mail)
*quei commenti che si vede trasudano fatica che c’è un impegno durissimo dietro, tutto finalizzato alla sympatiness (o anche allo sforzo supremo del So Di Cosa Stai Parlando E Te Lo Dimostro, tipici dei lit-blog)(cioè, del lit-blog)
**eh perché dopo la pubblicazione della cosa, zitti zitti fischiettando se ne sono aggiunti un mucchio, quelli che non c’erano e volevano misurarselo
***io uso più volte di tutti la parola “zainetto”; io ho fatto più foto di tutti da sotto i palazzi allo spigolo su in alto nel cielo editandole poi al photoshop coi colori psichedelici
****il primo, la vendetta: mo’ a non linkare e non citare nei post quelli che mi stanno sulle palle, li danneggio pure in classifica li danneggio, le merde
*****grazie a Gaspar per l’aiuto
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