13/12/05
La mia coinquilina pensa che vuole finirla col chattare e come i cerotti stanno alle sigarette (parole sue) viene da me e dice voglio smetterla colla chat insegnami come si fa il blog. Suo fratello che tiene non so quanti blog simultaneamente le ha detto che è molto meglio della chat e si risparmia un sacco di energia di tempo e che non è frenetico per niente e si fa tutto con calma e a scrivere due righe al giorno non ci vuole niente c’hai un sacco di tempo libero. Addirittura se ci riesci a fare un blog decente non sei tu che vai a cercare gli altri, ma sono loro che vengono a cercare te. E non servono neanche telecamerine. Suo fratello, diciamo che si chiama Giuseppe, il problema per lui era appunto di rimpolpare in qualche modo la sua altrimenti piuttosto scarsa vita diciamo così sentimentale, dato che è impiegato (guardia) in un penitenziario maschile della bassa emilia e a stare sempre chiuso e quando esce con tutti i casini del carcere e qualche programma televisivo interessante che non vuole perdere, finisce a letto che è stanco morto e di uscire non se ne parla. E’ come l’amo della canna da pesca il blog, tu lo butti aspetti in santa pace per i fatti tuoi e quelle abboccano di sicuro, mi ha detto Giuseppe una volta che tornando dalla Calabria aveva portato alla sorella una cosa tipo venti chili di pane sughi carne e verdure surgelate, e si era così fermato da noi giusto il tempo per sfondare la porta del freezer intasarci lo scarico della doccia e raccontarmi a bassa voce (con la sorella che già era a letto) delle sue torbidissime avventure anali con certe sconosciute turiste nordeuropee di quando pilotava (parola sua) la corriera Locri-Catanzaro.
Io di chat non me ne intendo molto però che la mia coinquilina chattasse, diciamo che si chiama Giuseppa la mia coinquilina, io purtroppo lo sapevo che Giuseppa chattava e pure come una matta, lo sapevo eccome. Si mette col portatile in cucina e se non deve andare a lezione per il master di nonricordocosa o a fare i concorsi per operatrice socio-educativa in queste minuscole oasi sperdute nel deserto padano, allora se è libera da impegni Giuseppa si mette in cucina con la tazzona di caffè solubile e i biscottoni e la nutella, le sigarette due pacchetti e non la smuovi più.
Non so bene come funziona nelle chat dove la gente va per conoscere altra gente e fare amicizia e poi eventualmente combinare, ma così a occhio mi sembra che se una ci si ficca con un nick sessualmente orientanto che renda esplicito e palese il messaggio Sono femmina E-Non-Solo mi piace pure fare le zozzerie, coi burloni perditempo che ci girano per le chat mi sa che non c’è uno sano di mente che gli darebbe credito e se lo filerebbe a un nick così. Giuseppa invece, che è una terribile chiacchierona senza pudore e delle sue chat-vicessitudini mi ha raccontato tutto, Giuseppa che non è affatto propensa diciamo così per disposizione genetica e culturale ad analizzare strategicamente la propria posizione in qualsivoglia contesto e circostanza, soprattutto se in questo stesso contesto e circostanza entra in gioco una delle sue più grandi e radicate e viscerali passioni (che si può a buon conto ritenere ormai una sorta di tara familiare), Giuseppa non c’aveva pensato che il nick inculamiora74 poteva rivelarsi in buona parte controproducente. E infatti vederla poveraccia quanta fatica per trovare qualcuno che se la filasse, in queste chat, mi faceva una pena.
Dice che vuole usare quello stesso nick per il suo indirizzo del blog ma io che di blog qualcosa in più delle chat ci capisco le ho consigliato di dargli un nome un po’ meno impegnativo, che un blog chiamato così non se lo veniva a leggere nessuno, allora lei mi ha chiesto perché e io non sapevo come rispondere. E in effetti a pensarci mi stava venendo il dubbio. Giuseppa allora che mi ha visto imbarazzato e titubante, lei che non si può dire sia una ragazza priva comunque di una certa sensibilità, decide di farmi un piacere e ripagarmi insieme dell’aiuto che le avevo appena dato nel digitare alcune lettere accentate di cui ignorava la posizione sulla tastiera ma più in generale l’esistenza, ha tirato un bel sospiro del genere Ok va bene ti accontento (Anche se non mi hai convinto) e si è scelta un nome più sobrio tipo perperoncino rosso qualcosa o peperoncino piccante qualcosa altro. Le spiego come si fa a scrivere i post e lei annuisce tutta entusiasta e non vedeva l’ora di cominciare. Le chiedo che tipo di cose vuole pubblicarci e lei mi dice che è una sorpresa.
Si mette a giocare con il blog in camera sua e passano un paio d’ore e io stavo in cucina a preparare il mio piatto forte, il pomodoro del fuorisede, la sento a un certo punto in camera sua che ride e parla a voce altissima con quel suo accento sguaiato che la prenderei a calci come fa sempre al telefonino, mangio senza aspettarla tanto qui ognuno mangia per i cavoli suoi e ancora stava parlando al telefonino e ancora rideva scatenata, lavo i piatti pulisco i fornelli il tavolo mi connetto e giro un po’ su internet, erano le undici e ancora non aveva finito al telefonino, vado a dormire e nonostante i miracolosi effetti di alcuni portentosi medicinali su ricetta e a causa proprio del fatto che non voleva smetterla di ridere e parlare a voce altissima, mi sono addormentato verso le tre le quattro.
E la mattina dopo in cucina seduto a bere un caffè insieme a Giuseppa c’era questo tipo irsuto gigantesco con una camicia a maniche corte sbottonata (fuori c’era una bufera di neve), un tipo sui quaranta minimo brizzolato con le basette a punta che si restringevano fino quasi a toccarsi sotto il mento e poi risalivano ridotte a un filino soltanto a incorniciargli la bocca, io ancora stravolto per la nottataccia non sapevo che dire, Giuseppa che si vedeva non era nella pelle colle guance rosse dall’imbarazzo Questo è MarchioWarrior dice, Ti presento il mio primo commentatore.
- la coinquilina si fa il blog 2
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