14/12/05
Mi permetto di presentarvi un esempio chiarificatore dell’atteggiamento da wannabe.
Voi tutti, studiosi provetti, sapete del programma radio di Selvaggia Lucarelli, il famosissimo Senti Chi Sparla, ogni sera a mezzanotte su radio 2.
Voi tutti sapete che Selvaggia Lucarelli è in assoluto la blogstar più amata, idolatrata e seguita d’Italia (escluso Beppe Grillo, che è fuori categoria). Lo è perché parallelamente fa anche la simpatica opinionista ai reality in TV. Una VIP a tutti gli effetti, insomma, oltre che Blogstar.
In questi giorni pare abbia disseminato in giro un paio di mail chiedendo ad alcuni blogger “quali sono, secondo te, i film italiani o stranieri più orripilanti della storia?”
Ora ammirate la profonda differenza che si riscontra tra le seguenti reazioni, ed imparate.
Da un lato abbiamo risposte tranquille, come quelle di Dave e Achille. Si limitano a riportare sobriamente sul blog la sua richiesta, come fosse la normale domanda di un’amica qualunque (il primo: dietro gentile richiesta della conduttrice ho spedito i titoli che seguono; il secondo: Per la puntata appena andata in onda di Senti chi sparla, Selvaggia Lucarelli mi ha chiesto di segnalarle 3 film tra i più brutti mai visti).
Ed ora analizziamo, in contrapposizione al precedente, l’atteggiamento wannabe.
Il blogger wannabe è conscio del profondo distacco che intercorre tra lui e una qualsiasi blogstar. Quindi, nel momento in cui la Selvaggia (blogstar per eccellenza, abbiamo detto) si degna di rivolgergli uno sguardo, una richiesta, una mail, egli proverà, nell’ordine, i seguenti sentimenti:
1- eccitazione euforica;
2- lusinga;
3- desiderio di dirlo a tutto il mondo e far vedere che “Sono amico di Selvaggia! Sono amico di Selvaggia! Yeeaaaah!” (sono amico di Selvaggia –> mica come voi pezzenti che non siete amici di nessuno se non, forse, lontanamente, di me stesso?)
Il blogger wannabe, però, subito dopo aver provato quest’ultimo desiderio, si rende conto che urlarlo così, ai quattro venti in modo sconclusionato, può sembrare altezzoso, e lui è uno di quelli che “il successo non mi ha cambiato”. Allo stesso tempo, non può mica scriverlo esplicitamente e sciattamente, bisogna dargli enfasi al fattaccio, facendo però sembrare a tutti che la cosa sia stata presa con assoluta nonchalance. E allora il blogger wannabe ci rimugina, ci riflette, ci pensa un sacco, a cosa deve scrivere. Ed è proprio questa riflessione, questa mancanza di spontaneità che mostra a tutti, inequivocabilmente, la sua natura di eterno wannabe.
A questo punto, non posso fare altro che mostrarvi i due esempi.
Il primo è lui, che scrive: Non leggevo la mail da un po’, le ho risposto via sms.
Notate, prego, la maldestra goffaggine, la fintissima nonchalance, con cui ci fa capire che lui ha il suo numero di cellulare. No, dico, lui ha il suo numero di cellulare! (tra l’altro non si è ben capito: Selvaggia gli ha scritto un sms chiedendo dei film? Lui ha risposto - dimostrandosi un vero impiccione - di sua spontanea iniziativa dopo aver letto sul suo blog che lei lo chiedeva a tutti? Lui ha intellegito telepaticamente ciò che lei aveva scritto in mail, nonostante lui non la leggesse da tempo? un mistero che non ci sarà mai svelato).
Il secondo esempio è un nostro vecchio amico. Vi lascio al suo incipit:
(…) in radio faccio una puntata sui film più brutti della storia. mi manderesti tre titoli (o più) di film italiani o stranieri che ritieni tra i più orripilanti? magari con un breve commento…
certo, signora pappalardo [link a Selvaggia su “signora Pappalardo”, n.d.R.].
eccoli qua:
Avete visto che capolavoro di detto e non detto? Il pezzo di mail, l’epiteto colloquial-familiare, i puntini di sospensione all’inizio, che ci fanno immaginare chissà quali frasi, chissà quale magnifica e lunghissima e confidenziale introduzione (ciao trenta? ciao sono Selvaggia?).
Mi raccomando: non imitateli mai.
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