15/11/05
Cari nani,
voglio iniziare la lezione di oggi con un esempio terra terra. Avete presente quando Robert Langdon, bighellonando in taxi per le vie di Parigi, con l’aria strafottente e superiore di chi la sa lunga, sorride pensando che la gente comune ignora quante (999) vetrate compongono la piramide del Louvre, e che il numero 9 altro non è che 3 moltiplicato 3 e che per giunta, 999 capovolto diventa 666 - ce l’avete presente vero? Ecco, quel sorrisetto strafottente che Robert Langdon, nome e cognome, ha stampato sulla faccia per tutto il romanzo, vi darà un po’ l’idea di cosa intendo io per stile consumato.
Lo stile consumato è tipico di quelle persone (blogger) che mostrano di aver già vissuto sessanta o più anni di vita quando in realtà ne hanno appena compiuti venticinque (massimo trenta e qualcosa), che sembra fumino da che sono nati e ormai questa condanna che ci possono fare - sospiro stanco e consumato (cof) - se la tengono, che ne hanno viste di tutti i colori, che sanno tutto ma proprio tutto di come va il mondo, che su qualsiasi argomento hanno una storia da raccontare, che hanno la definizione di un sacco di cose della loro stessa personalità tatuata sull’avambraccio da quando avevano sei anni, e alla cancellazione col laser non ci pensano neanche per sbaglio.
Questo stile può portarvi dei grossi benefici, se saprete sfruttarlo a pieno, perché nella trappola cascheranno senza indugio numerosi esemplari di quella rigogliosa fauna di blogger zerbini più o meno scemotti che pullulano, pullulano ovunque, e che immediatamente vi considereranno dei genii e dei profeti e delle guide: in un battibaleno vedrete formarsi nei vostri commenti colonie di bloggies® adoranti pronti a difendervi e sostenervi strenuamente al minimo cedimento.
Ma vediamo quali sono i caratteri salienti dello stile.
Sicurezza Lo stile consumato pullula di opinioni lapidarie, univoche e convintissime, inerenti ai fatti più discussi di cronaca e vita sociale. Il luogo comune è all’ordine del giorno e viene declamato con l’aria di quello che ne sa sempre una più del diavolo. Spesso in tono melensamente ironico. Ottimi gli incipit del tipo: - pensateci bene; - ascoltate un cretino; - la gente non sa. E le conclusioni del tipo: - così, giusto per rifletterci su; - ascoltate un cretino; - così va il mondo.
La terza persona Lo stile consumato prevede l’utilizzo della terza persona (spesso abbinata al passato remoto) ogni qual volta si decida di parlare di se stessi. Questo avviene a causa di una smisurata considerazione del proprio ego e dona a certe frasi quella tipica aria da curriculum vitae che tanto piace ai lettori. Via libera dunque a frasi come: - Pinco Pallino ha trenta anni, è un autore, e nel tempo libero suona la chitarra; - Pinco Pallino conobbe i libri a quattro anni e decise che non se ne sarebbe mai più separato; - Pinco Pallino scrive racconti da dieci anni per la rivista specializzata “Conoscersi” [n.d.R. è il giornalino scolastico, e Pinco Pallino fa il professore di ginnastica all'istituto tecnico Leonardo Da Vinci] Notate come, in tutte e tre le affermazioni, sia presente un indicatore temporale. Ancora una volta si afferma l’importanza dell’età: gli anni di vita vissuta (e come, poi) sono fondamentali per aumentare il senso di autorità sul lettore sprovveduto, sul bloggie giuggioloso.
Inglesismi Il vero autore consumato (quello davvero trendy perlomeno) inserisce spessissimo brevi frasi in lingua inglese, tratte dalla cinematografia e dalla discografia degli anni ‘70, periodo durante il quale l’autore consumato si presume abbia passato la prima adolescenza, o desideri con tutto il cuore aver passato la prima adolescenza (e invece gli sono toccati gli anni ‘80, o ancora peggio, gli anni ‘90). E’ possibile usare anche semplici frasette scolastico-colloquiali tratte dal linguaggio comune del tipo: “Welcome back!” “Let’s go!” “Oh yeah” e “Hit me baby one more time”.
Cameratismo Quando lo scrittore consumato incontra i suoi amici consumati, fioccano le pacche sulle spalle. Potete ammirarli mentre si scambiano - sempre con fare saggio e consumato - epiteti vigorosi e parecchio maschi* come: “Brutto pezzo di merda, finalmente ti fai vivo!” “Stronzo bastardo!” e l’immancabile “Vecchio coglione!” (avete notato, vero? l’aggettivo vecchio), rigorosamente pronunciati con voce catarrosa e risata satanica conclusiva (in mancanza: faccina sorridente).
*Lo stile consumato non si addice alle femmine, a meno che non abbiano più di 40 anni, un passato da femministe militanti, fumino Nazionali senza filtro, non si pettinino i capelli e indossino unicamente jeans sdruciti un po’ sporchi e camicie di flanella over size (per nascondere il seno che casca, mica cosa). Cioè a dire insomma, se sono cesse ma di brutto può darsi, ci si può provare.
27/04/05
MER. N’a pas de fond. - Image de l’infini. - Donne de grandes pensées. (Gigi d’Alessio)
In ogni adolescente convivono due personalità: una scazzata, che evolve nello stile colloquiale, ed una romantica, che evolve nello stile poetico. Perciò anche adesso, in procinto di creare il vostro osannatissimo capolavoro, dovete tornare indietro ai tempi tormentosi della vostra gioventù. Ma come, direte voi ingenui nanetti, devo creare il mio capolavoro, e per farlo mi tocca regredire ai quindici anni? Vi rispondo: dimenticate forse che questo è un corso di scrittura mediocre? Il vostro scopo non è diventare icone della letteratura contemporanea (anche se qualcuno, proprio grazie a questo stile, c’è mezzo riuscito), ciò che dovrete fare, in fondo, è pur sempre soltanto creare scalpore in rete coi vostri post. E ciò non sarà difficile, vi basterà seguire le mie istruzioni.
Il mare. L’anima. L’uomo. La vita. Lo stile poetico va avanti ad “astrazioni”. La parola stessa diventa astrazione. L’uomo non è più l’essere di carne, ossa e peli che siete abituati a vedere, in diversi esemplari, ogni giorno della vostra vita. L’uomo è anima, silenzio, morte, amore, vita. Tutte cose che non significano un bel niente, sia chiaro, però suonano benissimo. Ve la immaginate, la vostra lettrice universitaria ventitreenne, iscritta per caso al corso di filosofia, o al dams, mentre legge una di queste frasette e fa sìssì con la testolina pensando: “Dio, quanto è vero!” Non è difficile scrivere verità per i mediocri.
La costruzione della frase Dovete esagerare con aggettivi ed avverbi. Il mio consiglio è di stilare una lista preventiva, copiando spudoratamente da questo o quell’autore (particolarmente indicato Pessoa), in modo da non ripetervi troppo (ma anche se vi ripetete, tanto, non se ne accorge nessuno), ed usateli. Le frasi devono essere di media lunghezza. Per aiutarvi, potete immaginarle lette da una voce calda e bassa, maschile, magari un po’ roca, quasi in un sussurro. In questo modo, vi renderete subito conto che un “Cappuccetto Rosso andava dalla nonna col cestino” suona decisamente più ridicolo di “Jaqueline misurava a passi lenti il nero destino di un tramonto insanguinato”. Per evitare che il lettore si addormenti, comunque, non guasteranno alcuni inserti nel buon vecchio e sempre utile stile enfatico (è incredibile quanto questo stile si riveli adatto a qualsiasi situazione).
Nostalgia canaglia Per i soggetti, dovete solo tenere a mente quali sono le immagini più evocative del mondo per il lettore mediocre (prendete appunti): il mare, il tramonto, la brezza, le sere d’estate, le bionde trecce, ecc. tutte governate dalla nostalgia. Tra tutti i complessi e diversi sentimenti umani, infatti, la nostalgia è uno dei più comuni e sofferti (il ritorno al passato, alla giovinezza, all’amore perduto) e, fortunatamente per voi, anche uno dei più semplici da evocare (basta richiamare alla mente una situazione che abbia un vago sapore di passato). Nelle immagini elencate qui sopra, inoltre, è insita anche una certa idea di libertà, che non può guastare. In un mondo di lettori frustrati ed oppressi da lavori asfissianti, simili richiami possono anche essere l’unico momento di evasione nel corso di un intero anno.
Bene, ora vi lascio, devo andare al cinema (oggi è scontato). Buon pomeriggio, e studiate attentamente ché poi vi interrogo.
29/03/05
Cari nani, è dopo innumerevoli settimane che torno a dissertare sugli stili scrittorî più in voga, quelli che (unitamente alle ben note lezioni di blogstaritudine) faranno di voi blogger e - perché no - professionisti di sicuro successo. Oggi tratteremo lo stile logorroico, quella particolare forma in cui una trama semplice, di stampo prevalentemente biografico (o meglio, autobiografico) diviene il pretesto per infiniti, noiosissimi, ma quanto mai fascinosi, veri, pregnanti e pretenziosi pipponi filosofici, lunghe parentesi fini a se stesse in cui l’autore esprime le proprie straordinarie opinioni su questo o quell’argomento. Gli autori più accorti (cioè voi) avranno cura, poi, di mascherarsi dietro ad un io narrante fittizio, in modo da poter sempre difendersi in caso di accusa. Immaginate un commento acido ad un post o, ancora meglio, la conferenza stampa di presentazione del vostro primo romanzo, durante la quale un giornalista poco gentile vi chiederà: «Si rende conto di quanto stupide, banali e noiose fossero le idee da lei espresse nel suo lavoro?». Voi potrete sempre esclamare: «Ma era proprio questa la mia intenzione: fare di Daniel Sonnino una persona stupida, banale e noiosa!» tossicchiando per dissimulare l’imbarazzo.
Qualcuno di voi avrà ravvisato la somiglianza di questo stile a quello colloquiale. Entrambi sono infatti mirati all’esaltazione delle proprie idee ed opinioni, più che della trama, evidenziando in questo modo un fortissimo legame con la cultura blog. Le differenze sono però notevoli, e riguardano proprio lo stile di scrittura, il "tono di voce", che deve essere: - sicuro; - cattivo; - sarcastico; o almeno, questa è la moda del momento.
La sicurezza viene espressa da un’apparente padronanza della logica di frase e del linguaggio. Non abbiate paura ad usare frasi lunghe, articolate, ricche di subordinate incomprensibili: anche se la loro costruzione dovesse risultare errata, nessuno se ne accorgerà (i pochi che noteranno gli errori, saranno ammutoliti dal dubbio e dal senso d’inferiorità). In una sorta di capovolgimento dello stile enfatico, sono i benvenuti duepunti, virgole e puntevirgola. Usate i punti fermi con parsimonia, solamente per spezzare, ogni tanto, un discorso altrimenti monotono. Le parole, poi, dovranno essere forbite, ma non troppo pretenziose (altrimenti non vi legge nessuno). Insomma, via libera agli aggettivi insoliti e a tutte quelle paroline di cui ognuno sa l’esistenza, ma che nessuno ha il coraggio di usare (acciocché, checché, altresì, poiché, chissà perché tutte tronche). Piccola nota sulle descrizioni d’ambiente: è bene usare termini tecnici e specifici. Nessuno li conosce, ma si capiscono dal contesto. Ad esempio, se descrivendo un paesaggio vi soffermerete sulla bellezza delle tamerici salmastre ed arse, la gente capirà che sono solo delle piante, e allo stesso tempo vi ammirerà per la vostra cultura spropositata.
La cattiveria si riassume in tre semplici punti. Uno: il protagonista è impietoso nei suoi giudizi sul mondo, e anche piuttosto menefreghista. Due: il protagonista è anche notevolmente autolesionista. Tre: il protagonista è infine sfigato e subisce un sacco d’ingiustizie. Il che spiega anche il punto uno.
Per il sarcasmo vi rimando alla lezione sullo stile umoristico. Traete da lì i precetti migliori, preoccupandovi, stavolta, ancor meno della bontà delle vostre perfide battute. L’Intelligenza emergerà in modo talmente immediato dalla sicurezza e dalla cattiveria, che il lettore non potrà fare a meno di ridere ad ogni vostro tentativo umoristico, per non sentirsi troppo stupido («questa non mi fa ridere, mioddio, devo essere un cretino»).
La prossima lezione di scrittura mediocre, in data da definirsi, tratterà lo stile poetico. Intanto, applicatevi nello studio e riflettete profondamente sulle vostre carenze.
28/01/05
Cari nani, siamo giunti, in questa lezione, ad analizzare uno stile finalmente più colto ed elevato, atto quindi a darvi maggior visibilità e stima imperitura. Approderemo oggi al livello meta della mediocrità, in cui vi sarà possibile produrre analisi di opere mediocri in stile mediocre, e far passare le scemenze più colossali per espressione di intelligenza sopraffina: analizzerò, dunque, lo stile professorale (che, in parte, è anche il mio).
Sua caratteristica precipua è l’incomprensibilità vacua, ovvero il nulla in linguaggio tecnico. Questo nulla, il più delle volte, è l’analisi di un’opera, sia essa letteraria (meglio), cinematografica, musicale o d’arte figurativa, tenendo sempre presente l’assioma: più sconosciuta è, meglio è*, ma non dimenticando mai le mode del periodo. L’aspetto più interessante di questo stile è che, apparentemente più complesso di qualsiasi altro, in realtà è il più semplice, perché si riduce tutto nella modifica del linguaggio e dell’atteggiamento.
Il linguaggio Nessun lavoro di cesellatura su punti e virgole, come nello stile enfatico, o sforzi alla ricerca di idee geniali, come per lo stile colloquiale: solo parole difficili. E Rebecca è qui proprio per questo, per indicarvi la strada, darvi le dritte giuste sui tecnicismi da usare. Vediamoli.
1- la terminologia specialistica dell’analisi letteraria appresa alle scuole superiori. Sfogliate ancora una volta il vostro vecchio libro di testo, alla ricerca delle lezioni dimenticate: paratassi, metonimia, ossimoro, fabula, diegesi, ecc. L’incredibile di queste parole è che basta conoscerne il semplice significato per saperle usare e riconoscere (quando vi diranno che ossimoro è l’accostamento di due termini che esprimono sensi abitualmente contrapposti, vedrete ossimori dovunque), ma il fatto che siano sconosciute ai più, vi renderà degni di ammirazione e stima davanti all’intera sfera dei lettori ignoranti, e anche davanti a quella dei pochi istruiti (di solito: studenti diciassettenni freschi d’interrogazione), i quali si sentiranno partecipi di una qualche specie di segreto massonico.
2- i sinonimi difficili. ‘Vacuo’, ‘precipuo’, ‘peculiare’ e ‘a mia detta’, funzionano decisamente meglio di: ‘vuoto’, ‘fondamentale’, ‘particolare’ e ’secondo me’. Vi basterà cercare, sul caro vecchio dizionario dei sinonimi e contrari, la parola dall’aspetto più arcaicizzante (quella che, in vita vostra, avete sentito usare di meno).
3- le desinenze: -logia, -logistico, -mente, -mento, -zione, -ziale.
4- i termini: laddove, tematica, giudizio di sorta, gioiellino (solo se l’opera vi piace, ovvio), almeno una volta a post.
5- (non) seguito da termine [esempio: il (non)uso, (non)personaggio, (non)marmellata, ecc.], idiosincrasia e agnizione, almeno una volta al mese.
L’atteggiamento Sicuri di voi stessi, sempre. Non dovete aver paura delle frasi eccessive, delle dichiarazioni altisonanti. Voi siete così: spavaldi ad ogni occasione. Particolarmente adatti a questo scopo: - manifesti poetici e stilistici di ogni genere; - giudizi assoluti ed estremi sulle opere, meglio se in maiuscolo (questa è la Letteratura, quest’uomo è la Canzone, ecc.); - dichiarazioni d’intenti (io sono un Intellettuale, io sono un Post-contemporaneo, io faccio Avant-pop, ecc.). Atteggiamenti che potrebbero sembrarvi ridicoli, fuori luogo, esagerati, degni di sonora pernacchia fantozziana, credetemi, non lo sembreranno alla maggior parte delle persone. La vostra sicurezza convincerà anche il lettore più scettico, susciterà l’ammirazione dell’insicuro, conquisterà la stima del più colto.
La prossima settimana, attenzione: non potete mancare al gradito ritorno di una rubrica dimenticata tra le polveri del web. Rebecca Tomasevskij vi aspetta.
*a questo proposito, una provocazione: perché non inventarsi di sana pianta titolo e contenuti dell’opera da analizzare?
15/01/05
Postilla allo stile colloquiale secondo la prof.ssa Rebecca Tomasevskij
La figura retorica più utilizzata nello stile colloquiale è l’anacoluto (non lo dico io, eh, bensì il simpatico Wu Ming1). Ce ne sono anche altre, non meno soddisfacenti. Comunque, spiegare le figure retoriche è noiossimo. Quindi, cari nani di Rebecca, fornirò alcuni esempi qui di seguito e capirete subito.
Prendiamo una frase qualunque. Per esempio :
“Mia nonna si chiamava Carmela”
Questa frase diventerà, se sottoposta ai seguenti procedimenti retorici :
inversione “Si chiamava Carmela, mia nonna”.
preterizione “ Mia nonna si chiamava Carmela. Non ti dico”.
zeugma “ Mia nonna si chiamava Carmela. Anche mio nonno”.
anacoluto “ Io, mia nonna, si chiamava Carmela”.
pleonasma “ Mia nonna Carmela si chiamava Carmela.”
Compito :
1. Applicate le stesse figure retoriche a una frase di vostra scelta. 2. Tra le frasi precedenti si nasconde l’incipit di un (bellissimo) romanzo. Quale?
Premio : Le migliori composizioni saranno pubblicate su questo blog (che premio! caspita! non so, forse sto esagerando).
14/01/05
Bentornati, mei cari nani, per la terza lezione di scrittura mediocre, che oggi verterà sul tema dello stile colloquiale.
Tornate con la memoria al fiore dei vostri anni, in quei giorni in cui litigi coi genitori, serate alcoliche e mute interrogazioni alla lavagna erano il vostro pane quotidiano. Vi sentivate maledetti, incompresi e ribelli. Leggevate Jack Frusciante, Baudelaire, Porci con le ali. E nascondevate nel cesso il vostro diario. Certamente vi credevate un po’ artisti, non dite di no. Qualche poesia, qualche aforisma, poi ricopiato di nascosto sul diario di scuola (siglato con le misteriose iniziali K.F., due lettere prese a caso, giusto per non far capire a tutti che era vostro), pensieri e abbozzi di vita, li avete scritti, e spesso siete rimasti soddisfatti del risultato, e avete covato il sincero desiderio di essere letti, magari da qualche archeologo nel futuro remoto della terra.
Lo stile colloquiale non è difficile da riprodurre. Dovete solamente tornare indietro a quegli anni, sentirvi di nuovo un po’ fanciulli e lasciare andare la penna alla più totale confusione delle regole grammaticali: il vostro scopo è quello di riprodurre su carta un perfetto (ma anche se non è perfetto, nessuno se ne accorgerà) slang di periferia.
Lo stile colloquiale prevede: a- una trama di scarsa rilevanza (es: esco col cane a fare una passeggiata e incontro un vecchio amico), che quasi sempre viene creata durante la prima ed unica stesura del testo; b- riflessioni del protagonista, in gran numero, con frequenti fuori tema, che portino al culmine nelle c- idee geniali.
Le idee geniali sono il vero ed unico motivo d’esistenza del testo. Consistono in una manciata di fantasie stupide (attenzione: non fatti, fantasie), illuminazioni che vi sono venute mentre pulivate la tazza del cesso, o mentre cucinavate la minestra coi fagiuoli, di carattere assurdo e vagamente buffo, che vengono sbattute nella storia, per il puro gusto di stupire il lettore mediocre con la propria intelligenza, in modo quasi casuale ed apparentemente sconnesso dal contesto. Esempi di idee geniali: - reincarnarsi in una zucchina; - adottare un acaro come animale domestico; - morire bruciati da una torcia portatile; - essere invasi da una popolazione di fagiuoli giganti (facile capire quando vi è venuta in mente, questa); - ecc.
Analoghi alle idee geniali, di portata inferiore, ma pari effetto (e, per questo, più semplici da utilizzare) sono i pensieri geniali**, riflessioni su aspetti marginali della vita su cui, secondo voi (e anche secondo tutti i vostri lettori, non preoccupatevi), nessuno aveva mai scritto niente. Esempi: - la dura vita del designer di manette (sostituibile con qualsiasi lavoro insolito, come lo sceneggiatore di film porno o il trasportatore d’angurie); - l’utilità ecologica dei piccioni; - il motivo per cui il carattere più usato al mondo si chiama Times New Roman e non, per dire, Bertoldo Style; - il motivo per cui è proprio il Times New Roman, ad essere il carattere più usato al mondo; - il motivo per cui i capelli, invecchiando, diventano bianchi: non potevano diventare, che ne so, fucsia? - ecc, in un delirio di stupidità
I pochi altri consigli che vi posso dare sono: usate fino alla nausea il che poi ad inizio frase, abolite il passato remoto (a meno che non vogliate creare un particolare effetto “sud italia”), lasciatevi andare al turpiloquio e, se proprio volete osare, alla bestemmia sporadica (rigorosamente in minuscolo tuttattaccato: non sia mai che qualcuno si offenda).
Buono studio e arrivederci alla prossima settimana, con una nuova appassionante lezione di scrittura mediocre, a cura della professoressa Tomasevskij.
Fuori Tema: ma voi avete mai sentito qualcuno, che non sia il protagonista di un film americano, usare l’espressione: “Fottiti”? **nell’antesignano di tutti gli stili colloquiali, Il Giovane Holden, il culmine dei pensieri geniali si trova nella celeberrima menata sulle paperette del Central Park.
08/01/05
Una creatura dal sesso non identificato, Jenner Meletti, scrive oggi su Repubblica un articolo, di cui riporto in seguito un estratto, riguardante il noto incidente ferroviario:
C’è appena un fosso, fra chi presta il soccorso e chi è venuto solo a guardare. Oltre il fosso c’è un ragazzo che continua a fotografare, con il suo telefonino, l’altro ragazzo che steso a terra lotta con la morte. Ride anche, quando riceve messaggi di congratulazioni da chi ha ricevuto i suoi mms. “Presto, preparate l’ambulanza”, grida l’infermiere. È già a pochi metri, legata con la catena al trattore. Si vedono per un attimo gli occhi disperati di un giovane in barella. Ma l’ambulanza non parte. Il medico ha capito che il suo lavoro è stato inutile.
Ordunque: lo riconoscete? Ma sì, è proprio lui: lo stile enfatico, pur camuffato abilmente dietro qualche virgola e qualche orripilanza stilistica di troppo. Notate i topoi della perfetta scrittura drammatica: un ragazzo che lotta per la vita, la cattiveria impunita e beffarda, la morte (non detta, badate bene, ma solo suggerita), l’invenzione di un fatto, con il solo scopo di strizzare lacrime dagli occhi del lettore. Ebbene, questo dimostra che la scrittura mediocre vi può portare in alto (sempre che, per voi, un posto da redattore in un quotidiano nazionale sia in alto). Continuate, quindi, a seguire le lezioni di scrittura mediocre di Rebecca Tomasevskij. Prossimamente su queste pagine.
23/12/04
Per testare la vostra capacità negli stili umoristico ed enfatico (potete ripassare le lezioni qui e qui), ho elaborato per voi un questionario a risposta multipla, alla fine del quale vi sarà assegnato un voto in centesimi. Il voto minimo per raggiungere la sufficienza è 60, per ottenere la quale dovrete almeno rispondere a tutte le domande.
Il questionario è anonimo (già ho fatto fatica a capire come funzionano javascript così semplici, figuriamoci se riuscivo a elaborare un programma che registrava il vostro ip), quindi potete rispondere senza timore d’essere riconosciuti.
Potete fare il test qui.
Compiti per le vacanze: Scrivete un breve post in stile enfatico o umoristico sul tema del Natale, e speditelo alla Prof.ssa Rebecca Tomasevskij. I testi pervenuti verranno corretti e pubblicati sul sito. Il migliore, inoltre, riceverà in premio la fantastica e super indie spilletta di Blogdiscount.org (se vi vergognate di portarla sullo zaino, potete sempre usarla come soprammobile, o gettarla nell’immondizia: è fatta di materiale non inquinante).
Rebecca e Blogdiscount.org vi danno appuntamento a lunedì 27 dicembre.
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