B l o g d i s c o u n t . o r g
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15/02/06
Che noia, il blog!
:: di Rebecca Tomasevskij

Alla fine dell’anno scorso la situazione era già ammuffita assai, e non vi nascondo che per quanto riguarda me erano dovuti anche a questo i reiterati periodi di relax in Ottobre e Novembre. Ma adesso non ce la faccio proprio più: i blog sono sempre gli stessi. E anche se per sbaglio ce n’è uno nuovo è esattamente uguale agli stessi. E dicono tutti le stesse cose, nello stesso identico modo di sempre. Non c’è evoluzione nella loro scarsità, ed è così che sparisce tutto il gusto di prenderli in giro. Leggerli è diventata per me una noia mortale.

Gli spunti divertenti non mancherebbero, uno su tutti il teleblogo. Le prime puntate mi hanno addirittura esaltata nella loro completa cretinaggine da TG della scuola media. Stavo anche quasi per incominciare un post, ma cosa avrei potuto scrivere? Le solite cose: Puliafito caccola, non fa ridere, non fa piangere, corso di video-making mediocre, bla bla bla. C’era anche spazio per un premio bloggie dedicato alla presentatrice, ma che noia, sempre la solita sciacquetta che cerca di wannabe a blogstar facendoci la fighetta col solito Neri.

Selvaggia Lucarelli alla fattoria. E chi ne parla? A malapena Achille*. Risale a pochi giorni fa il primo post di Macchianera, e tenta pure di montarci su un caso - la prima blogger ad un reality show - che in realtà non c’è: in fondo era ovvio che Selvaggia prima o poi ne facesse uno (ma poi, scusate, cos’è tutto ’sto impeto di patriottismo blogger?).

Che dire del raduno di Ineditablog? A malapena ne scrive chi vi ha partecipato, sempre la solita cricca “amici di scienze della comunicazione”. Quattro foto in più nel flickr, un paio di nuove facce sconosciute, dove sono finiti i bei tempi della blogfest, coi blogpaparazzi che si scatenavano alla ricerca di Personalità Confusa? O forse ci sono ancora, quei bei tempi, e sono io ad essere troppo annoiata per vederli perché, in fondo, è sempre la solita storia?

Dalla quotidiana rassegna dei blog più in vista (quanti sono? venti? trenta?) a cui mi sottoponevo volentieri fino a qualche tempo fa convinta di trovare almeno qualche chicca divertente per il mio animo da professoressa acida, sono finita a leggerne regolarmente*** solo quattro, di cui due sono mezzi sconosciuti, e gli altri due sono blogstar, sì, ma le più anomale che si possa immaginare, le uniche due – fra quelle in attività – che stanno fuori dal giro pur mantenendo (anzi accrescendo) fama e seguito, le uniche due la cui lettura trovo ancora interessante. I nomi ovviamente non li faccio, così potrete pensare tutti “caspita, vuoi vedere che sono io?”.

Per quanto mi riguarda, quindi, l’epoca della blogcritica è finita, salvo sconvolgimenti rilevanti (al primo blogger che si presenta ospite alla Fattoria come amico di Selvaggia, state pur certi che vedrete comparire un post). Siccome però l’animo da professoressa acida di cui parlavo poc’anzi non trova pace, ho deciso di rivolgere i miei strali contro un’altra forma d’arte che da parecchio mi appassiona, su cui però ho sempre preferito tacere.
L’esimia avrà il piacere di presentarvi (con calma, però, ché ho un paio di meetings in Arizona) il nuovo corso di musica mediocre, per cantautori in erba che vogliano diventare in breve tempo e senza tanto sforzo delle star dell’indierock (così non si sa mai che finiamo anche noi, una buona volta, nella rosa dei nominati a questo ambitissimo premio).

Alla prossima lezione, cari nani.

*Dave non vale: ne avrebbe parlato comunque, essendo il massimo esperto di televisione
**questo messaggio, ovviamente, si autodistruggerà in 24 ore
***ossia: ogni giorno. Ovvio che “non regolarmente” ne leggo di più, ma capita spesso, tra l’altro, che salto le righe




28/12/05
Milano, stazione centrale
:: di Antonio Bois

*clic sull’immagine per ingrandirla*



08/12/05
Il blog dello stupro
:: di Antonio Bois

Ieri sera, è finito un blog al TG1. Quello della ragazzina che nel suo diario online ha raccontato, il giorno dopo l’accaduto, lo stupro subito da una sua compagna di quattordici anni, a Lanciano (in Abruzzo, provincia di Chieti), il 21 ottobre.

Il fatto era finito nella cronaca dei quotidiani solo il 4 dicembre.
Ma un blogger, per niente ignoto nella blogosfera, si ricorda che ha letto nel diario online di una quattordicenne darkettuccia una storia molto simile e ne pubblica la notizia. Immediatamente, il direttore di un piccolo giornale locale in rete, Andrea Rapino, si accaparra la notizia. Intervengono gli inquirenti. Viene oscurato il blog della ragazzina. Naturalmente liberoblog non si lascia sfuggire l’occasione e pubblica il post per intero e verbatim (con le kappe, cioè). Nei commenti scoppia la solita baraonda (gli stupratori minorenni pare siano zingari, tanto per alleviare il clima).

E’ invece appurato che il primo a trovare la notizia è stato MarcusDaly (poverino, gli vanno a chiedere con aria sopraccigliosa come mai stesse a leggere i diari delle quattordicenni, e in particolare questo, sciamannato come può esserlo il blog di una quattordicenne, casto assai, seppur sboccato, come può esserlo una quattordicenne).

Pare altrettanto appurato che Rapino ha fatto rapina, ehm, tesoro della notizia e l’abbia pubblicata senza citare la fonte (e in questo riflette la cultura media del blogger che ignora il concetto di fonte*, e gestisce il link omertosamente, nonostante le buone regole instancabilmente ripetute da Granieri che evidentemente nessuno legge né ascolta).

Ora compare in tutta la sua chiarezza la Natura Diabolicamente Ambigua del blog. Sì, perché gli inquirenti hanno oscurato il sito, ma in cache si trova con ridicola facilità, e così si possono leggere nomi di amici, nemici, parenti, docenti, e vedere anche foto della involontaria testimone .
Ciò non va bene (quindi andatevelo a cercare da soli, se l’ho trovato io, lo può trovare chiunque) (pensare che lei è molto carina) (altro che Proserpina e Snob..Snobob… insomma quell’altra) (sì, MarcusDaly, lo so, tu lo leggevi solo per informarti sullo slang delle ragazzine e per motivi professionali, chi ha detto il contrario).

Servirà anche, forse, a precisare vari punti oscuri (quando è stata fatta la denuncia, il bullismo e il silenzio, i tempi e il luogo dell’abuso, come sono andate le cose). E soprattutto, il racconto della ragazza, piuttosto ingenuo sotto il cerone della lingua teatino-teenager, invita solo alla riprovazione e allo sdegno.
E ciò andrebbe bene.

Ma se lei, “damnedpain”, avesse scritto un diario su un quaderno con il lucchetto, si sarebbe giustamente incazzata come una iena se solo sua madre avesse osato gettarci un occhio. Ciò non impedisce che abbia raccontato le stesse cose su Internet, di cui evidentemente ha un’idea che corrisponde grosso modo al cortile dell’ITIS.
Questo è l’uso maggioritario che viene fatto dei blog (altro che disintermediazione, informazione alternativa, grande conversazione). La magnifica nuova verità sociale (l’ultima virtù del blog, pare) diventa solo un involontario elemento di prova messo agli atti giudiziari di una storia sordida e orripilante (sono tutti minorenni).

*talvolta solo per insipienza: per esempio Mucio pubblica il post originario come se fosse una primizia senza rendersi conto che è già disponibile su liberoblog dal giorno prima.




02/12/05
La vendetta della
moda anoressica
:: di Rebecca Tomasevskij

Trovo istruttivo il blog di Betty Moore. Insegna ad osservare i mostri che la moda può creare quando viene applicata alla gente comune.
La sua lettura mi ha ispirato alte riflessioni, che vorrei qui esporre.

Avete mai osservato le donne e le ragazze che affollano una normale strada cittadina? Se sì, vi sarà capitato spessissimo di trovare, tra di esse, una categoria di femmine ben definita, che si può dire faccia rientrare nel suo insieme gran parte della popolazione, se non mondiale almeno italiana: la categoria delle culone.
Ora, non so se ve n’eravate accorti, ma esiste una legge matematica, una sorta di postulato universale, che dice: “La femmina culona ha il 90% di possibilità in più, rispetto alla non culona, di sottostare ai dettami della moda*” ed un secondo postulato aggiunge “La percentuale arriva al 98% se la femmina, oltre che culona, ha una statura inferiore al metro e cinquanta”. Gli stilisti - ne sono certa - conoscono bene questa legge ed è perciò che finalmente si sono decisi a disegnare collezioni impietose nei loro confronti.

La lotta per l’abolizione della moda anoressica, si sa, va avanti da decenni (anni ‘70), ed anche per questo sono nate queste case un po’ sfigate, tipo Elena Mirò, per over 46. Però, fino a qualche anno fa, insomma, salvo casi estremi**, le culone potevano ancora sperare di salvarsi pur indossando tutta la moda che pareva a loro. Erano il must, infatti, pantaloni a vita bassa con gambe svasate, che tendevano a minimizzare la larghezza del culo, giubbotti lunghi (vi ricordate quei piumini chilometrici…), maglie aderenti sul seno. E si sa, le culone, capita spesso che hanno la fortuna di poter esibire un bel paio di tette, se non enormi, comunque dignitose. A meno che non facciano parte di quella sottocategoria di femmine (il massimo della sfiga) col fisico cosiddetto ‘a pera’. E allora, non c’è moda che tenga.

Dall’anno scorso, però, pian piano, attraverso inverno, autunno e primavera, i jeans si son fatti sempre più stretti, talmente stretti da poter essere infilati dentro gli stivali. E quest’inverno: il culmine.
Pantaloni rigorosamente aderenti a vita alta, polpacci fasciati dagli stivali, giubbotti gonfi e cortissimi. Ossia, minimizzare il seno per mettere in massimo risalto il culo. E tutte ’ste povere culone ignare a indossare quel vestitino che alla Bundchen stava tanto bene…
Gli stilisti sono dei geni del male. Secondo me la stavano progettando da anni, questa vendetta. Io me li immagino, il Dolce e il Gabbana, mentre bevono un cocktail e discutono: “Ok, pev quest’anno ancova gambe a campana, ma l’anno pvossimo, vedvai tutte ste culone!” “Fanno la fine che si mevitano!” “A morte le culone!” “Kate Moss fov evaaar!”

*ovviamente sto parlando della moda tout court, non della moda dei punkabbestia, né di quella degli imprenditori quarantenni, né di quella delle vecchiette ultrasessantenni. Insomma, la moda dei pret a porter di marca.
**peso superiore ai 120 Kg e roba simile




30/11/05
Il senso del ridicolo
:: di Rebecca Tomasevskij

Perdonatemi se di questo bellissimo post firmato Gianluca Neri le uniche dieci parole che ho captato, tra tutte le pregnantissime altre 282, sono state:

questa comunità di gente assolutamente priva del senso del ridicolo

“Ohibò” mi son detta “che si sia finalmente reso conto?”. Poi ho notato il bannerino in alto a destra: stava parlando di Tocqueville.
Mi sembrava strano. Non poteva essere un riferimento alla cricca di Blognation.

Tipo, vi ricordate di quella volta in cui l’eroe scoprì gli omissis del rapporto Calipari? Che magnifica esibizione di senso del ridicolo, Macchianera che diventa il suo mezzo di autoesaltazione, tutti quei post, uno dietro l’altro, coi link ad ogni giornale, notiziario, blog, forum, mail, scontrino parlasse di lui. C’era chi lo accusava di prendersi troppo sul serio, eddai Gianluca, gli dicevano, che sarà mai, il quarto d’ora di celebrità, e bla bla, ma lui no: ci teneva proprio. Proprio una grande dimostrazione di senso del ridicolo.

Oppure c’è questa cosa: giocano a fare la radio. Anche qui, lo sentono proprio tutto, il ridicolo.
Siccome il blog ormai è inflazionato come mezzo, ce l’hanno tutti (solo su splinder sono 160.000), prima hanno iniziato a comprarsi i domini (io c’ho il dominio e tu c’hai il blog sfigato, gne gne). Poi, visto che anche gli sfigati si son comprati i domini, hanno deciso: giochiamo alla radio, è l’unico modo per distinguerci veramente dal popolino.
Già, perché loro c’hanno i giocattoli costosi, per questo si distinguono, mica per cosa. I mixer con venti entrate, microfoni professionali, e al gioco partecipano tutti, ma proprio tutti quanti: gli amichetti fichi di Gianluca Neri. E - a proposito di cose ridicole - siccome, dice il Neri, siccome faccio un servizio all’umanità, se non vi dispiace, cara umanità, potete anche pagarmi perché ho speso seimila euro di mixer, 3.500 euro di server, quei 2.000 euro alla SIAE per i diritti d’autore, ecco, questo è il mio conto paypal, versate pure quanto volete, mi aiutate a farvi questo servizio.
Che fantastica dimostrazione di senso del ridicolo.

E a proposito, la cricca di blognation, si diceva. Altre ventinove ottime dimostrazioni del senso del ridicolo.

C’è quello, per esempio, che ha frequentato un anno di corso radioelettra come tecnico di camera da presa, e grazie a questa scuola è diventato regista. Anzi no, scusate, è diventato videomaker (più modesto). E addirittura tiene un diario: il diario del video maker. E gira pure i corti indipendenti low cost, la cui lavorazione viene poi riportata fedelmente, passo passo, nel diario del videomaker.
Il diario del videomaker: che magnifica dimostrazione di senso del ridicolo.

E per finire c’è questo qui col nome giapponese, che anche lui gioca alla radio assieme al suo amico Neri che spende seimila euro per il mixer. Lui i seimila euro li spende in computer, nescaffè, portafogli sottili e diavolerie Apple. Poi dopo gioca a fare il comunista, ma questa è un’altra storia.
Tiene questo programma, dicevo, che si chiama (com’è che si chiama?) customer care, su Radionation. Nella prima puntata si parlava di un certo Mikhail Khodorkovsky, no, dico, il famosissimo Mikhail Khodorkovsky. E il giorno prima, chilometri quadri di cartelloni: “Tutti a sentire radionation, stasera, si parla di Mikhail Khodorkovsky!”
Succede, poi, che a Mr. Japan qualcuno gli scrive una mail: “Oh, ma quando la pubblichi la registrazione del programma che io ieri sera avevo la bambina con la diarrea e non ho potuto sentirti?” e lui, solerte, mette in rete la registrazione. Podcast, la chiama. In pratica, un mp3 coi feed per la setta degli ipoddari (e vabbè, ormai avete capito che ce l’ho con l’iPod). Dicevo, mette online questo mp3 coi feed ecc. ecc., e, insomma, siccome lui è un autore di professione (ce l’ha scritto proprio sulla carta d’identità, nome: Mr. Japan, professione: autore) e il PodCast è pur sempre un’opera d’arte letteraria, come tutte le opere d’arte letterarie ha bisogno di una copertina.

E allora (sono andata due volte a capo perché questo paragrafo merita enfasi), e allora ecco, ci mette la copertina (cliccate e ammirate, vi prego). Ma lo vedete quant’è fico? Così, in questa posa da cantautore esistenzialista italiano anni ‘60. L’erede di De Andrè. Proprio un programma serio, il suo. Coi controcoglioni, si dice. Sigaretta tra le dita, sguardo sfuggente, mano grassoccia, bavero alzato, barbetta incolta, lui ci crede davvero, lui sa di essere così dannatamente cazzutamente stramaledettamente fico.
Proprio una dimostrazione coi fiocchi di senso del ridicolo.




16/11/05
Vince Lory Del Santo dico.
:: di Antonio Bois

No, vince Ferrini dice Rebecca. Ma come può vincere uno come Ferrini quando le prime due edizioni sono state vinte da Walter Nudo e Sergio Muniz? dico. Tatatà, se non sapevi niente, te l’ha detto Marco, tu credevi avesse vinto Sandokan l’anno scorso, dice lei. Sì, ma mi hai incatenato alla tv, mi hai fatto leggere SelvaggiaLucarelli Dave il diario dell’isola la biografia di tutti i concorrenti perfino quella di Cristina Quaranta e adesso sì, ho capito, vince per forza Lory Del Santo.

No, vince Ferrini perché ha detto che non ha più soldi, dice lei. Non mi sembra un motivo dico io. Sì perché la Ventura poi ci è tornata su, l’ha ritirata fuori, questa storia, e vuol dire che han deciso di puntarci su, gli autori, dice lei. Ah ecco, dico io, te l’avevo detto che il televoto è tarroccato, vedi, lo riconosci anche tu, in fondo fanno quel che vogliono. No, dice lei, ci sono un sacco di cose che non potevano prevedere. Ma come fanno? dico io, come fanno a eliminare in un sol colpo la David e la Santanelli, due ragazze, che, va bene la David ormai era la Cattiva, l’Antipatica, ma la Santarelli… con quel fisico, come fanno? E Zequila? Come te lo spieghi Zequila? No, dice lei, Zequila non me lo spiego in assoluto. E la Elmi, che chiaramente doveva essere eliminata sin dall’inizio e che arriva fin in fondo? dico io. Eh, dice lei, la Elmi ha il marito che è un pezzo grosso, non si fa mai vedere, se ne parla sempre bisbigliando con rispetto. Pezzo grosso, dici? dico io, sì, è presidente del Consorzio servizi turistici del tarvisiano, ok, ma non mi pare…

No, hanno deciso che deve vincere la sfiga. Perché questo è il programma, un po’ tutti i reality eh, mica solo questo, dove vince la sfiga, dove uno deve far piacere la propria sfiga. Già l’idea, l’isola dei famosi con sempre degli ex-famosi, o dei figli di ex-famosi, e una conduttrice che è sulla china, un’has been, ormai quarant’anni un fisico che tiene con lo scotch che, boh, non lo so sarà quel che prende non parla abbaia in un italiano che non è proprio italiano sai le frasi fatte che collidono e i tre che rimangono, poverini, una ha perso i figlio l’altra è una senior in stato precadaverico il terzo faceva la casalinga con l’accento di Rimini e non fa più niente non ha più niente è pure noioso pedante fa lezioni sull’interpretazione dei sogni sulla concezione del tempo dai Babilonesi in poi, esulta quando rimane in finale come se fosse una grazia del cielo, vien da piangere, e le due donne che han capito, se deve rimanere una donna, sono l’una contro l’altra, cominciano a sparlarsi su un po’, “no perché anche tu, eh, sempre senza tacchi ti vedo un po’ appiattita, Merigiò” (sì la chiama così)” “perché sì, Lory è proprio incredibile, il modo in cui parla, eh sì, è astuta, astuta proprio”, “che rumore che fa la mattina spaccando il cocco Merigiò!” “Lory vuole sempre aver ragione lei”, “sta molto sulle sue, Merigiò, non dà confidenza” “Lory è glaciale”.

Uno sotto sotto ogni volta che guarda quel che di norma è nascosto le rughe le pieghe la congiuntivite, il mal di pancia, si russa, si starnutisce, si sbava, le mille posture degradate, uno rimane morbosamente inchiodato: sono così? sarò così? finiremo tutti così? quasi ti consoli che quell’altra sì era bella da guardare era figa ma non la scoperai mai o non le somiglierai mai, eddài, che cavolo, almeno qualcosa che non le vada bene, qualche disgrazia anche piccola o anche grande ci vuole, però senza esagerare chè sennò diventi ridicolo, sembri un buffone. Ma scusa, non ti sembra strano che siano rimasti solo over 45? Anche over over? dico io. Oh bene, se ragioni così, vuol dire che vince la Elmi, dice Rebecca, scusa eh, ma devo andare che faccio tardi, e mi lascia lì.

Be’, mi ha convinto. Vince la Elmi.




un vuoto incolmabile
:: di blogdiscount

Bookcafe e tutti i servizi di bookcafe, aggregatore compreso, stanno traslocando. Se volete saperne di più - dannato kekule - le ultime parole del Granieri le trovate qui (anche nei commenti). Dunque non temete, e nel frattempo ripassate il fondamentale capitolo sull’utilizzo degli aggregatori (cioè: su come spremerli per benino), e allenatevi scatenatevi pure sul fuffa. Ancora meglio, fate una capatina su Social Dust e rimpolpatene le fila, che non sarà poverino all’altezza del Ba3, ma sempre meglio di niente. Tenete duro.

Aggiornamento: E’ rinato! (in forma un po’, come si dice beta, no, beta, no, ehr, ridotta, allora, ma con un bellissimo giochetto: “Vuoi dichiarare la tua affinità politica?”. Nel menù a tendina, quattro possibilità, destra sinistra centro non rappresentato dai partiti politici. Manca: “Prova un po’ a indovinare!”, ecco, io avrei scelto questa).




02/11/05
La Disney sotto influenza
:: di Antonio Bois

Chicken LittleIo non sono soggetto a psicosi collettive. Quindi tra la tesi apocalittica e l’opposta teoria del complotto, sto a guardare (anche perché non vedo bene cosa potrei fare d’altro).

Adesso però comincio a preoccuparmi un po’. E’ perché venerdì esce negli Stati Uniti il nuovo cartone animato della Disney*. Per ri-animare la Disney che ha perso la Pixar e tanto lustro è stato scelto un personaggio da una favola nota ai bambini, quella in cui Chicken Little, un giorno gli cade in testa una ghianda e allora si mette a andare in giro urlando che “il cielo sta cadendo” (come sa ogni buon lettore di Astérix, un tipico terrore celtico). Diffonde il panico tra gli animali finché la volpe non se ne approfitta per dirottarli nella sua tana, e farli fuori in un boccone.

E’ un apologo, no? Un po’ tipo Pierino e il lupo, ma per sottolineare il pericolo dell’allarmismo miope (infatti il nuovo Chicken Little ha un bel paio d’occhiali) che ti impedisce di discernere qual è il vero pericolo.

Ma la trama è mutata nel film, perché questa volta Chicken Little ha ragione. Gli cade veramente un pezzo di cielo sulla testa. Gli alieni stanno invadendo la terra, e toccherà a lui farne prendere coscienza al pianeta, nonostante la sua voce sia ingiustamente discreditata.

Quindi quando leggo che il 1° novembre Bush “ha svelato una strategia per combattere la minaccia di una pandemìa di influenza aviaria, chiedendo 7,1 miliardi di dollari da spendere per immagazzinare riserve di medicinali e favorire la ricerca di un nuovo vaccino”, che la Francia è attivissima nella preparazione di un nuovo antivirale (Francia, Usa, competizione nella corsa alla ricerca sul virus, mi ricorda qualcosa) e che il 4, esce un cartone animato della Disney il cui eroe è un pollo che sta diffondendo il panico a ragione perché sul pianeta incombe una malvagia invasione, ecco, quasi quasi mi spavento anch’io.

*Da noi, a dicembre, in pieno periodo influenzale.




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I discepoli rimasero pieni di meraviglia. Infatti non avevano capito neppure il miracolo dei pani: si ostinavano a non capire nulla. [Marco 6,52]


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