16/12/05
E’ Natale! Le brave famigliuole già si raccolgono attorno all’alberello, carico di luci e di festoni. Il pastorello timido osserva il suo gregge nel presepe imbiancato di farina, ove, in una grotta illuminata d’azzurro, Maria e Giuseppe attendono con pazienza l’arrivo del Salvatore.
E’ Natale! Tanti, ma tanti anni fa, per la precisione duemila e cinque, un bimbo miracoloso venne alla luce proprio in una grotta come quella. A riscaldarlo solo un bue ed un asinello. Presto i Magi avrebbero seguito la stella e sarebbero giunti al cospetto del Signore, portando in dono profumi e preziosi.
E’ Natale! Anche il blogger, d’ogni razza e d’ogni età, agghinda con gioia la sua casetta virtuale, chi con palline, chi con comete, chi ancora, seguendo l’usanza che l’America prese in prestito all’Europa, con l’effigie bonaria e sorridente di un grasso San Nicolò.
Anche a Natale la blogstar dovrebbe distinguersi in originalità, nel seguire questa simpatica usanza di customizzazione del template.
Innanzitutto, come si evince dalla storiella iniziale, Stelle, Babbi Natale ed abeti con palline sono da abolire in toto: troppo usati, troppo banali. E’ dimostrato statisticamente: la prima cosa che viene in mente all’uomo medio (e non) quando si pronuncia la magica parola “Natale” è l’albero. La seconda è Babbo Natale. La terza, a pari merito, sono la stella cometa e Jingle Bells.
Siccome la prof. Tomasevskij pensa sempre a voi e vuole evitare di mettervi troppe grane in testa (siete o non siete in procinto di ferie e quindi di riposo?), ha pensato di redigere un elenco di decorazioni originali e mai viste su blog italiano. Grazie ad esse vi farete notare positivamente (ma guarda che tipa/o simpatico ed originale) e i vostri meritati due link e quattro lettori in più ve li sarete guadagnati.
1- Simboli del natale non ancora utilizzati:
Renna Rudolph che traina il titolo del blog: e magari ci piazzate sopra pure un link che rimandi alla pagina di Google con l’elenco dei siti che parlano della favoletta omonima.
Vischio ben augurale disseminato qua e là nel template: ideale se, allo scoccare della Mezzanotte, volete baciarvi davanti alla schermata aperta del blog con il/la vostro/a nuovo/a fidanzato/a.
Re Magi che scalano da destra il titolo del blog e, giorno per giorno, avanzano arrivando, puntualmente il 6 gennaio, al cospetto della grotta che avrete posto alla sinistra del titolo.
2- Utilities per i vostri lettori:
Link rotation sulla barra di destra a pagine che parlano del Natale in tutte le salse (cattolica, ortodossa, evangelica, danbrowniana, consumistica, anticlericalista, poverista, ecc)
Permalink, sulla barra di destra, a questo post di Blogdiscount (ehm, cough).
Un post a tema al giorno in cui narrate la leggenda del Natale, le sue origini, i complotti, le ipotesi di falsità.
Infine, e solo per completezza, vorrei anche segnalarvi i comportamenti sbagliati in quanto eccessivi.
3- Fastidi per i vostri lettori:
Rotazione di midi natalizi come sottofondo alla lettura del blog (immancabili: Jingle Bells, Stille Nacht, Tu Scendi dalle Stelle, Adeste Fideles, We Wish You A Merry Christmas, e se ne conoscete qualcuna di qualche altro stato/lingua)(non, vi prego, non John Lennon, perché, vabbè il fastidio, ma non esageriamo)
Flash e javascript che riempiano la pagina d’un tripudio di nevicate, stelline luccicanti, pattinatori, pecorelle che fanno beee, Babbi Natali che solcano il cielo e trashate d’ogni tipo
Logo di Paypal a piena pagina con link sul vostro conto, per invogliare i lettori a farvi un regalo.
14/12/05
Mi permetto di presentarvi un esempio chiarificatore dell’atteggiamento da wannabe.
Voi tutti, studiosi provetti, sapete del programma radio di Selvaggia Lucarelli, il famosissimo Senti Chi Sparla, ogni sera a mezzanotte su radio 2.
Voi tutti sapete che Selvaggia Lucarelli è in assoluto la blogstar più amata, idolatrata e seguita d’Italia (escluso Beppe Grillo, che è fuori categoria). Lo è perché parallelamente fa anche la simpatica opinionista ai reality in TV. Una VIP a tutti gli effetti, insomma, oltre che Blogstar.
In questi giorni pare abbia disseminato in giro un paio di mail chiedendo ad alcuni blogger “quali sono, secondo te, i film italiani o stranieri più orripilanti della storia?”
Ora ammirate la profonda differenza che si riscontra tra le seguenti reazioni, ed imparate.
Da un lato abbiamo risposte tranquille, come quelle di Dave e Achille. Si limitano a riportare sobriamente sul blog la sua richiesta, come fosse la normale domanda di un’amica qualunque (il primo: dietro gentile richiesta della conduttrice ho spedito i titoli che seguono; il secondo: Per la puntata appena andata in onda di Senti chi sparla, Selvaggia Lucarelli mi ha chiesto di segnalarle 3 film tra i più brutti mai visti).
Ed ora analizziamo, in contrapposizione al precedente, l’atteggiamento wannabe.
Il blogger wannabe è conscio del profondo distacco che intercorre tra lui e una qualsiasi blogstar. Quindi, nel momento in cui la Selvaggia (blogstar per eccellenza, abbiamo detto) si degna di rivolgergli uno sguardo, una richiesta, una mail, egli proverà, nell’ordine, i seguenti sentimenti:
1- eccitazione euforica;
2- lusinga;
3- desiderio di dirlo a tutto il mondo e far vedere che “Sono amico di Selvaggia! Sono amico di Selvaggia! Yeeaaaah!” (sono amico di Selvaggia –> mica come voi pezzenti che non siete amici di nessuno se non, forse, lontanamente, di me stesso?)
Il blogger wannabe, però, subito dopo aver provato quest’ultimo desiderio, si rende conto che urlarlo così, ai quattro venti in modo sconclusionato, può sembrare altezzoso, e lui è uno di quelli che “il successo non mi ha cambiato”. Allo stesso tempo, non può mica scriverlo esplicitamente e sciattamente, bisogna dargli enfasi al fattaccio, facendo però sembrare a tutti che la cosa sia stata presa con assoluta nonchalance. E allora il blogger wannabe ci rimugina, ci riflette, ci pensa un sacco, a cosa deve scrivere. Ed è proprio questa riflessione, questa mancanza di spontaneità che mostra a tutti, inequivocabilmente, la sua natura di eterno wannabe.
A questo punto, non posso fare altro che mostrarvi i due esempi.
Il primo è lui, che scrive: Non leggevo la mail da un po’, le ho risposto via sms.
Notate, prego, la maldestra goffaggine, la fintissima nonchalance, con cui ci fa capire che lui ha il suo numero di cellulare. No, dico, lui ha il suo numero di cellulare! (tra l’altro non si è ben capito: Selvaggia gli ha scritto un sms chiedendo dei film? Lui ha risposto - dimostrandosi un vero impiccione - di sua spontanea iniziativa dopo aver letto sul suo blog che lei lo chiedeva a tutti? Lui ha intellegito telepaticamente ciò che lei aveva scritto in mail, nonostante lui non la leggesse da tempo? un mistero che non ci sarà mai svelato).
Il secondo esempio è un nostro vecchio amico. Vi lascio al suo incipit:
(…) in radio faccio una puntata sui film più brutti della storia. mi manderesti tre titoli (o più) di film italiani o stranieri che ritieni tra i più orripilanti? magari con un breve commento…
certo, signora pappalardo [link a Selvaggia su “signora Pappalardo”, n.d.R.].
eccoli qua:
Avete visto che capolavoro di detto e non detto? Il pezzo di mail, l’epiteto colloquial-familiare, i puntini di sospensione all’inizio, che ci fanno immaginare chissà quali frasi, chissà quale magnifica e lunghissima e confidenziale introduzione (ciao trenta? ciao sono Selvaggia?).
Mi raccomando: non imitateli mai.
12/12/05
Se c’è una cosa che piace alla blogstar (o aspirante tale) è l’appello alla beneficenza. No, perché uno che ha un blog da cento visite dei suoi dieci fedeli, si sente un po’ scemo a diffondere appelli alla generosità tramite post, quando sarebbe così più semplice e naturale, se proprio uno ci tiene a diffondere le opere caritative, mandare un sms collettivo.
Mentre per una blogstar (o aspirante tale), è un triplice piacere:
1. Pubblicando l’appello alla beneficenza, fa capire che la sua casella postale è intasata da richieste di tutti i tipi tra le quali egli/ella sceglie quella che fa battere il suo tenero cuoricino.
2. Lascia intendere nel medesimo istante che, se riceve tali appelli, è perché è ormai noto al mondo intero che il suo blog iperfrequentato è il luogo più idoneo per ottenere maggiori risultati (il suo ego fa i saltini di gioia, mentre lui/lei adotta il tono scherzoso-modesto che si addice alla BA)
3. Lui/lei ha la soddisfazione di sentirsi buono e utile (sensazione che molto raramente dà un blog di per sé).
Nota bene: E’ ovvio che fare da madrina quadruplica tutte le succitate sensazioni.
Anche Blogdiscount riceve tanta posta (”manica di stronzi”, “rosiconi di merda”, “quand’è che chiudete!”). E il suo cuore (di Blogdiscount) ha palpitato quando è venuto a conoscenza di un fenomeno in crescita esponenziale (press’a poco quella, la crescita, dei blog su Splinder, per dare un’idea), un autentico dramma sociale di cui ancora troppo pochi sono consapevoli: Ecco una terribile testimonianza sul problema dei figli di blogger (Cliccate sull’immagine per sentire l’agghiacciante intervista in file audio mp3).
Mandando un sms all’associazione “Care for bloggers’ kids” (Ong), potrete fare qualcosa per i poveri angeli (con 1 euro garantisci un piatto caldo al giorno e una lezione di ortografia una tantum a un figlio di blogger, con 79 euro paghi la connessione tutto-internet fibra ottica per un mese a un papà blogger, con 365 euro curi una mamma blogdipendente per un anno). Il messaggio più bello riceverà per premio un iPod usato.
07/12/05
Ovvero: come fare a non confondersi coi Rompiballe
Me ne parlava Antonio, proprio qualche tempo fa: c’è uno strano fenomeno che sta accadendo da pochi mesi, più o meno dall’inizio di quest’autunno, e che ultimamente è stato messo in risalto dal successo delle note classifiche: la blogsfera si sta popolando di rompiballe.
Dicesi rompiballe un individuo di medio-bassa/bassa intelligenza, età compresa tra i 18 e i 30, totalmente privo di idee anche stupide su qualsiasi argomento minimamente rilevante*, oppure fornito di idee che sono di una banalità e di una stupidità sconcertanti, fortemente incline al link in uscita e (attenzione, sto per enunciare il requisito fondamentale) ricettacolo di uno spaventoso numero di link in entrata da parte degli sfigati peggio sfigati e più dimenticati dell’intera blogsfera (ragazze orsetto-cuoriciniche, discotecaboys, liceali allo sbaraglio e roba simile).
I rompiballe vengono così chiamati (dall’esimia prof. Toma¨evskij, ovviamente, ma non solo) perché rompono le balle alle blogstar nei seguenti modi:
1- infestando i loro commenti con pensierini inutili di mezza riga, giusto per raccimolare qualche accesso e lasciare ricordo di sé (la volta successiva saliranno alle labbra della blogstar le tipiche parole: “Ancora sto rompiballe!”, da cui la denominazione);
2- occupando spazio nella loro classifica;
3- reputandosi alla pari con loro (quando non lo sono, diomio, sti pezzenti, che oltraggio) e degni di essere definiti a loro volta blogstar**;
Ora, è chiaro a tutti che questi blogger non potranno mai arrivare al vertice, nonostante gli accessi, nonostante i link e nonostante i lettori. Non vedranno mai il loro nome comparire su un giornale, non saranno citati in Tv, non andranno ai programmi della Lucarelli, né di nessun altro conduttore radiofonico, per il semplice fatto che questo settore è tutto occupato dalla vecchia élite, sempre le solite quattro/cinque persone che presenziano un po’ ovunque come rappresentanti di una blogsfera, di cui in realtà non rappresentano che una fettina infinitesimale.
E’ comunque innegabile che questi nuovi blogger siano una forza rilevante in spericolato aumento, destinata ad invadere in modo sempre più fastidioso lo spazio intoccabile di questa élite.
Ma allora, in che modo possono le vecchie blogstar e la vecchia blogsfera difendersi e non confondersi con loro? Come possono salvarsi dalla miscela mortale?
Un primo metodo è quello di isolarsi completamente nei propri blog-castelli e porre severe restrizioni all’ingresso di nuovi cortigiani, non rispondendo a commenti e mail degli sfigati, non commentandoli, non nominandoli (linkandoli) mai per nessun motivo nei post, minimizzando la portata delle classifiche, e similari.
In questo modo si creeranno due blogsfere ben distinte e separate: quella dei fighi, che anche gli sfigati (e i rompiballe) conosceranno e riconosceranno, e quella dei rompiballe che conosceranno e riconosceranno solo gli sfigati.
Questo sta già accadendo, ma è ovvio che non basta perché i rompiballe sono tenaci come rampicanti velenosi e cercano disperatamente di entrare e mimetizzarsi nella blogsfera dei fighi.
Un altro metodo sarebbe quello di mantenere un livello dei post (per contenuti, forma ed interesse) sempre piuttosto alto, in modo che il connubio fra le due blogsfere non sia possibile nemmeno per sbaglio.
Ma ciò è molto difficile. A parte che si fa un sacco di fatica a scrivere sempre post belli (e noi fatica non vogliamo farne, giusto?), c’è un’evidenza innegabile: pur presenti, le diversità tra l’una e l’altra blogsfera, sono sempre troppo scarse da rendere possibile un tanto evidente salto di qualità (in poche parole: tra l’intelligenza media della blogsfera 1 e quella medio-bassa della blogsfera 2, non passa poi così tanta differenza).
Gianluca Neri una cosa l’ha capita: la radio e il podcast saranno giochetti ridicoli ed inutili quanto vuoi, ma sono decisamente un modo per elevarsi dalla media, se non altro perché il blogger sfigato non ha ancora (e non avrà a lungo)(a lungo sempre in chiave internettiana, ovviamente, dove tutto corre a velocità quadrupla rispetto al normale) i mezzi e il coraggio per fare la radio. Il blogger sfigato ancora non se la sente di buttarsi in quel campo. Se anche la grande Macchiaradio fa una media di dieci ascoltatori a notte, figuratevi i rompiballe quanti ne farebbero (due? tre?). Poi vedremo, quando Macchiaradio inizierà a farne regolarmente 200 e più a botta, e anche gli sfigati incominceranno a far radio, vedremo cosa succederà e cosa si inventeranno di nuovo, le blogstar, per distinguersi.
*che non sia “me stesso” “il mio gatto” “la mia chicca” “Albano e Loredana”. Qualsiasi altro argomento è rilevante.
**tipica, a questo proposito, la tattica da me già illustrata dei falsi modesti, del tipo “Non chiamatemi blogstar” “Non sono una blogstar, grazie” e roba simile.
29/11/05
Per diventare una blogstar, è ormai evidente perfino ai ragazzini delle medie che conviene evitare ogni originalità, caratteristica pericolosissima che provoca prurito, malumore, cefalee e effetti collaterali indesiderati.
Eccovi venti preziosi consigli per sconfiggere ogni tentazione di uscire dai più vieti luoghi comuni:
1. Scrivere post e commenti lunghissimi (meglio se teoretici)
2. Scrivere post solo di un link o una riga e mezza
3. Il link dev’essere (a scelta)
a) vecchio di un anno e mezzo
b) già citato da almeno ventitre blog
c) non aprirsi
3. Postare la propria foto nel faceroll (solo se capelli castani, occhi marroni, segno distintivo nessuno, età 19-32, sesso maschile)
4. Avere idee politiche moderate
5. Essere cattolico, battezzato e non praticante
6. Lamentarsi
a) del clima
b) dei genitori
c) delle donne che non la danno
d) degli uomini che si fermano all’apparenza
e) dei proff (se passata l’età degli studi, dei critici)
f) della blogosfera
g) di Berlusconi, di Prodi, di entrambi.
7. Esistere da più di tre anni
8. Scrivere una recensione (nessuno la legge fino in fondo)
9. Non scrivere mai una recensione ma limitarsi a segnalare: ho letto, ho sentito, ho comprato, ho visto, mi è piaciuto, mi aspettavo meglio, 6+, o ancora: non so, non ho le idee chiare, devo pensarci.
10. Postare la foto del proprio gatto
11. Postare il testo di una canzone (o una poesia, va bene uguale) in inglese sic et sempliciter (senza traduzione né commento. Quel che evoca per voi si trasmette magicamente al lettore, si sa)
12. Postare un monologo incomprensibile a) triste b) incazzato aggiungendo lui/lei capirà (molto gentile per ogni terza persona incautamente capitata dalle vostre parti).
13. Non parlare mai male di nessun blog
14. Mettere i tag (tranne se sono i tag di splinder ché qui si scade nel patetico)
15. Presenziare in una delle trasmissioni di RadioNation
16. Lasciare un commento in almeno dieci tra i blog più frequentati della (moz)blogbar al giorno.
17. Far finta di essere una ninfomane
18. Postare una foto del proprio iPod
19. Urlare al puro genio (qualcosa un gradino sopra Einstein e Dante) per l’ultima blog da pay-off, l’ultimo disco dei Baustelle, l’ultimo romanzo di Houellebecq, l’ultima serie tv americana.
20. Affermare: meglio dieci visitatori fedeli che migliaia di visite mordi e fuggi.
Voi direte: ehi, ma se è così, perché non lo fate anche voi, così diventate blogstar, no? Eh no, non c’è bisogno. Pensate che Gianluca Neri, per esempio, il grandissimo blogger di Macchianera che tutti conoscono, be’, lui ha scritto un post sul nanopublishing e non si era accorto che Marco Spada ne aveva scritto uno tre giorni prima. A lui è parso addirittura che fosse stato scritto dopo il suo (per dire quanto è insignificante Blogdiscount, eh! Ma queste non son cose da tutti, non ve le raccomandiamo, ci vuole talento).
10/11/05
Hai letto e riletto, prendendo appunti, tutte le lezioni della prof.ssa Toma¨evski: volevi diventare una blogstar. Ma le tette non le hai, e ti umilia far finta di averle. La tv ti serve solo per attaccarci la playstation. Perfino i blogger più umili si sono fatti scaltri e non cagano i commenti di chi ha tre accessi meno di loro. Del tuo diario on-line non frega niente a nessuno.
Bene. Una battaglia è persa, ma non la guerra. E’ giunto il momento. Apri un blog politico.
Prima mossa: scegliere la propria sponda. Ormai il blog di sinistra non tira più, tranne se occupi il blogspazio da almeno tre-quattro anni o se sei un comico sbattuto fuori dalla rai. I contenuti di sinistra si sono andati liquefando in generico buonismo nei vari blog mainstream, sono diventati del tutto indifferenti, in poche parole, non fanno più notizia né traffico. Apri un blog di destra.
E’ molto facile. Cominciamo dalla forma: non importa l’hosting, non importa il template. Anzi, più sarà rudimentale la grafica, meglio è. Testimonierà della tua rudezza e della tua sincerità oltre che dello slancio senza smancerie che ti spinge con urgenza a battere il pugno sul blogtavolo. Un template base di qualunque piattaforma andrà dunque benissimo (non curarti di nulla, anche se le righe sbavano o le immagini scoppiano, ma non trascurare feed e rss, non sei autolesionista). Unico requisito: prevedi due belle colonne ampie e spaziose ai lati per infilare gli innumerevoli banner contemplati dal Vero Blog di Destra (i più gettonati: Tocque-ville, Condi blogs, Riformatori liberali, Rete delle Libertà, b4cdl, ecc.)
Per il nome, va forte l’inglese. Non andare per il sottile (rightwing o leftshit, per esempio, oppure i-love-oriana o dwarf-is-great. Se riesci a infilarci freedom o liberalqualcosa sei a cavallo).
I link sono un capitolo a parte. Vanno meditati. Innanzitutto, il guru. Ricordati, poi, che gli aggregatori di destra sono selettivi. Se incautamente hai inserito il link a un tuo amico con cui giocavi a risiko online che, nel suo blog, si rivela essere un lettore del Manifesto, rischi l’esclusione. Quindi occhio! Piedi di piombo! Guarda quel che è successo al povero Puliafito (ché lui mica ci pensava, gli sembrava logico aggregarsi dappertutto come da lodevole opportunismo bloggaro).
Adesso, alcuni suggerimenti di base per i contenuti:
- Ricordati sempre che : “Da trent’anni a questa parte le idee piu’ belle arrivano dal calderone ideale del liberalismo (e soprattutto dall’America)” ( Il motel dei polli ispirati).
- Sii fieramente sionista, islamofobo, americanofilo, cattolico (tradotto a sinistra: antisemita, razzista, neocon, baciapile).
- Puoi scrivere post lunghi a patto che siano costruiti così: dieci righe introduttive vigorose, senza arzigogoli, con un sano tono è-uno-scandalo (usare grassetto e punti esclamativi), seguite da articoli copiaincollati tratti dalla stampa statunitense (tedesca o francese andrà anche bene, ma meno) che funzionano sempre, chissà perché, da prove irrefutabili (tanto nessuno li legge).
- Chiama comunista tutto quel che sta a sinistra di Follini, Follini incluso (Esempio di autodefinizione: “Perché il comunismo è il cancro dell’umanità. Visceralmente anticomunista. Cattolico, liberale e liberista. Amico degli Usa e di Israele. Supporto il Centro Destra. Senza paraocchi.”)
- Quando finalmente, a spararla grossa, invece del solito Berlusconi, è Prodi, fare festa grande (Rutelli non va, troppo sputtanato).
- Redimi a sorpresa icone della sinistra quando dette icone si sono tirate dietro i fischi del proprio popolo (questa è una finezza, ti farà sembrare obbiettivo. In subordine ripeti: “So apprezzare l’intelligenza tra i nemici, se non lo sono mai, non è colpa mia”).
- Prendi di mira Michael Moore (in discesa, ormai lo fanno tutti).
- Festeggia gli ottant’anni di Margaret Thatcher: “Domani Margaret Thatcher, la grandissima Maggie, compie 80 anni. L’ho già scritto, in questo blog, e lo confermo: l’amore è cieco e Maggie è sempre stata bellissima!” (Friedrich bapa).
- Piangi al suono della parola patria ricordando il nonno bersagliere (anche i duri hanno un cuore)
- Infine, must assoluto: fàtti cancellare un commento da Daniele Luttazzi.
09/11/05
Mi sento in dovere di istruirvi riguardo alla trattazione di un argomento piuttosto scottante. Ne parlano tutti, ne possono parlare tutti, e soprattutto la conoscono tutti, motivo per cui tutti vi capiranno, quando ne parlerete. Cos’è? Ma la televisione, ovvio.
I blogger sono dei nanetti molto furbi. Visto il successo stratosferico di Dave e Selvaggia Lucarelli, i due blog telecritici per antonomasia, ingolositi, anche, dalla possibilità di veder pubblicato un proprio post su Libero Blog (ormai l’hanno capito anche i bambini che sulla home di Libero vanno a finire solo i post che parlano di Tv e spettacolo), i blogger parlano di Televisione sempre più spesso. E nascono, anche sull’ondata dei siti monotonotematici di blogo.it, una miriade di nuovi teledipendenti, che votano le loro giornate alla visione ed al commento dei programmi TV più gettonati. Ma cosa state aspettando, voi stolidi blogger politicizzati, voi tristi narratori dei cazzi vostri, a convertirvi? Anche Gianluca Neri, ultimamente, non fa altro che parlarne, tanto da sentire il bisogno di giustificare le sue scelte, manco fossero frutto di non si sa quale ideologia politica, disprezzando la fazione avversa con cori di ‘Uga chacka! Uga chacka!’.
E’ estremamente semplice fare l’opinionista televisivo. Ma cos’è che fa la differenza fra i 250 commenti medi dei post di dave, e i 3 della più recente tristezza internettiana, il Tv Blog, distintosi, per altro, in questi giorni come produttore indipendente di programmi satiri.. ehm ehm.. satiricheggianti (parlerò anche di questo, non temete)?
La differenza non sta solo nell’anzianità (anche un po’ nell’anzianità, certo, ma non solo). Risiede soprattutto nel tono, nel modo in cui la TV viene raccontata in ogni post.
Ed ecco allora le 5 regole auree (mai che me ne venissero 10) per il perfetto blog televisivo, riassunte qui per voi dall’appena rientrata in patria* prof. Tomasevskij.
1- Chi ama la TV è in, chi non l’ama è out. Seguendo l’esempio del Neri, dovete contrastare il più possibile, con critiche e prese in giro, tutti quelli che la TV dicono di non guardarla (ma chi si credono di essere, con quell’aria superiore). Insomma, snobbate gli snob. Non importa se pure voi, la TV, fino all’altro ieri, facevate finta di averla rotta e agli amici che vi chiedevano “Chi ha vinto il grande fratello?” rispondevate co gli occhi lustri: “Winston ci ha provato, ma nessuno lo può battere”.
2- Umorismo innanzitutto (vedi, in merito, il corso di scrittura umoristica). Non potete fare gli squallidoni e ridurre il blog ad un bollettino paragiornalistico alla Tv blog (eh, sì, mi sono proprio innamorata di questo progetto). Dovete commentare le notizie con spirito, piglio critico, battute sempre alla mano, cercando di solleticare gli istinti più pettegoli dei lettori.
3- Vietato copiare. Cercate, comunque, di non diventare fotocopie sbiadite di Dave o di Selvaggia: non portereste via lettori a loro, inflazionereste solo il piccolo mercato col risultato che non vi leggerebbe nessuno.
Corollario del punto 3: Isola dei famosi, Talpa e Amici di Maria De Filippi sono da relegare ai margini del palinsesto (a meno che - ovvio - non succeda proprio un avvenimento supereccezionale tipo Bambola Ramona che concupisce a colpi di tette il guerriero Masai, ecco, questo merita). I primi due sono appannaggio della Selvaggia (ma potreste approfittare della talpa nelle serate in cui fa l’ospite, come ieri) il secondo è proprietà privata dei Davampani dall’alba dei tempi. Dovete andare alla ricerca delle aree ancora vergini, nella grande foresta del palinsesto.
4- Trash innanzitutto. E’ ovvio che queste aree vergini non si trovano nella miriade di programmi seriosi dai nobili intenti, di cui ogni tanto si vede in giro qualche sprazzo. Ricordate che il vostro è un interesse di tipo socio-antropo-pettegolesco. Buttatevi, quindi, sull’estremo. Su tutto ciò che ancora non è stato sdoganato e di cui la gente si vergogna a parlare, insomma, precorrete la moda. C’è tutto un mondo, dietro la coppia De Filippi/Costanzo, tanto per fare un esempio, chei blogger più o meno ignorano: C’è posta per te, Uomini e donne, la mattinata di Costanzo, ecc. E che dire di Verissimo? Senza dimenticare due perle della rai: la Vita in diretta e L’Italia sul Due (col conduttore che sembra un incrocio tra Paolo Calissano e una bomboletta di lacca spray). Datevi da fare.
5- Pubbliche Relazioni. Partecipate sempre alle chat di Radio Nation, durante le sere in cui i simpatici amichetti di Gianluca Neri si esibiscono nella Gialappa’s dei poveri commentando i Reality del momento. Quale luogo migliore per far conoscere tutta la vostra esuberante simpatia?
*ho partecipato ad un ciclo di conferenze presso l’università di Ouagadougou, sull’introduzione delle tecnologia php nei paesi del terzo mondo.
07/10/05
Oggi ho deciso di tenere una breve lezione monografica sui titoli per blog legati alla sfera sessual-anatomica-escrementifera. In attesa della lezione vera e propria (che terrò la prossima settimana, in cui analizzerò con maggior esaustività l’argomento Titolo), ho fatto una piccola ricerca archeologica ed i risultati sono questi, sconsolanti: tutti i nomi migliori sono già stati occupati e abbandonati (ovviamente sto parlando solo di splinder che, come ho già detto, è la piattaforma più adatta per chi vuole diventare blogstar nel minor tempo possibile).
Sul lato coprofilo, abbiamo cacca.splinder.com, pupu.splinder.com e merda.splinder.com, che sono accomunati dall’inquietante caratteristica di avere lo stesso template. Comunanza che potrebbe far pensare ad un complotto ordito contro gli speranzosi utenti che sognano un blog sporco. Il povero stronzo.splinder.com, invece, è dovuto soccombere sotto il peso della carenza d’accessi, così come (probabilmente) anche la bulimica puzza.splinder.com. Caccola.splinder.com ha preferito buttarsi sulla blasfemia (considerata, tra l’altro, persino geniale da uno dei commentatori).
Ma passiamo alla ben più interessante anatomia sessuale.
Abbiamo il bel template di cazzo.splinder.com, che non posta da giugno e penso non posterà più. Stesso discorso (escluso il template che lascia un po’ a desiderare) per figa.splinder.com. Morto e delirante, fica.splinder.com: ricorda un po’ il manifesto del tronista perfetto di Uomini e Donne (stupendo il nome dell’autore: Renato Copertino). Coglione.splinder.com, invece, lo usa come pubblicità, nel caso qualche altro cretino come me abbia molto tempo da perdere.
Possiamo far rientrare nella categoria pubica anche pelo.splinder.com, idea simpatica purtroppo morta (guardatelo) e peloso.splinder.com, probabilmente non ancora morto, ma è come se lo fosse, visto che posta meno di una volta al mese.
Cambiando posizione, ecco comparire culo.splinder.com e tette.splinder.com, entrambi morti, vuoti e sepolti.
Le varianti tecniche, mediche e scientifiche degli stessi, scopro essere molto meno gettonate. Non voglio suggerire niente: se siete cuoriosi cercateli da voi, i nomi. Posso solo dirvi di aver trovato vagina.splinder.com (privato) e testicoli.splinder.com, stranamente, gli unici due blog che sembrano esistere e funzionare ancora.
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