B l o g d i s c o u n t . o r g
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19/12/05
la coinquilina si fa il blog 2
:: di Marco Spada

- la coinquilina si fa il blog 1

Anche prima senza chat non che si facesse molti scrupoli la mia coinquilina e anzi si mostrava già spensieratamente propensa diciamo così a fare amicizia con molte persone diverse una dietro l’altra, e ogni sera o quasi dalla sua camera grazie ai muri sottilissimi che rendono a tutti indispensabile in questa casa sempre che si desideri un minimo appena decente di discrezione l’utilizzo di phon e lavandino e battito ritmato di mani e piedi quando si va a fare le proprie cose al gabinetto, dalla sua camera ogni sera o quasi venivano i ruggiti primitivi e animaleschi di un qualche maschio adulto in uno stato diciamo così di forte agitazione, per cui l’unico problema di noi altri qui dell’appartamento, cioè io e l’altra coinquilina Pura Razza Padana - noi che altrimenti per liberarci e non doverci occupare minimamente e proprio non sapere niente di niente (io che ogni volta che me ne parlano vorrei mettermi le mani sulle orecchie e fare BluBluBluBlu) degli affari privati di Giuseppa pagheremmo oro e diamanti e persino cento euro in più di affitto a testa, l’unico problema per noi dicevo traslasciando questo dei rumori a cui ci siamo piano piano direi quasi affezionati è che non ci va proprio a genio e un po’ ci spaventa l’idea di questo ininterrotto via vai di maschi sconosciuti dall’aspetto niente affatto raccomandabile e molto poco o per niente disponibili a soddisfare con quel minimo di sacrificio che ci si aspetterebbe da un ospite mediamente beneducato certe piccole necessarie incombenze domestiche, come appunto far sparire certi lunghissimi ricciolini spiraliformi dal bidet o raccogliere le cicche delle sigarette da terra o magari anche solo non schiacciarle violentemente e ripetutamente con il tacco della scarpa trasformandole e fondendole così con la moquette in modo che ne venga fuori una larga macchia grigia e unta impossibile da eliminare anche coi prodotti più all’avanguardia sul mercato degli smacchiatori spray o in polvere, se non proprio dico evitare addirittura del tutto (ma il che, lo capisco, ogni tanto la distrazione può capitare) di gettare a terra mozziconi anche in quelle zone della casa letteralmente disseminate di portaceneri.

Se prima di chattare però la sua riserva di caccia diciamo così era limitata all’ambiente della università e dei colloqui di lavoro e degli stage e dei master e roba così che continua comunque a frequentare ancora oggi e ancora e sempre con un qualche profitto, con la chat questa riserva striminzita e dai confini al massimo e proprio in casi eccezionali di portata interregionale si è spostata e allargata e ha metastatizzato almeno teoricamente su scala mondiale investendo sempre da un punto di vista puramente teorico tutta la popolazione mondiale maschile dotata di personal computer e connessione internet.

Era felicissima Giuseppa quando ha preso a chattare, cosa di cui - lei che non sapeva neanche quasi cosa fosse una chat - nonostante lunghe e approfondite ricerche motivate da contorti e parecchio sanguinari sogni di vendetta ancora non sono riuscito a identificare il colpevole, perché le sembrava una idea stupenda portarsi in qualche modo il lavoro (parola sua) a casa. E cioè basta con le pubbliche relazioni faccia a faccia e strette di mano e come ti chiami cosa fai stasera che ci perdi un sacco di tempo e magari non arrivi a niente. Evviva la chat che sai in partenza tutti quelli che ci stanno dentro ci stanno per rimorchiare o farsi rimorchiare. Idea che ci scommetto le aveva messo in testa il fratello. E’ una cosa grandiosa la chat che funziona uguale uguale come un bar per froci - mi disse infatti una volta Giuseppe venuto a dormire qui due notti per seguire le fasi più calde della presentazione dell’ultimo modello di lamborghini al motorshow e per bruciare e rigarci e scrostarci a volontà un paio di pentole antiaderenti costate un occhio della testa di mia madre, e che all’inizio si mostrava iperentusiasta e convintissimo della chat come poi lo è diventato negli ultimi tempi per il blog - un posto dove tutti vogliono inculare tutti gli altri con l’unica differenza mi diceva che nella chat sei sicuro che qualcuno che non è non frocio e magari qualche bella topa, lui così le chiama tope, qualche bella topa ce le trovi. A meno che non vai nei canali chat dei froci e allora sì è come stare in uno di quei bar per froci, questo me lo disse ridendo e masticando insieme a bocca aperta una fetta di torta rustica alla salciccia piccante ancora semicongelata e strizzandomi contemporaneamente l’occhio con fare complice e malizioso a dire Che bella battuta ho fatto, e insieme con fare ancora più complice e malizioso strizzando con ambo le mani e storcendomi di quasi trecentosessanta grandi con movimento antiorario le mie povere guance.

Coi risultati poi queste sue chattate che andavano avanti senza fermarsi un attimo per ore e ore con la più assoluta e sfrenata spudoratezza, i risultati che ho detto: un fallimento. E al contrario di ogni sua aspettativa e invece esaudendo i desideri miei e della coinquilina Pura Razza Padana la quantità di gente che transitava e calpestava e fondeva sigarette sulla moquette del nostro corridoio tra le otto e le nove di sera e poi tra le sette e le otto della mattina successiva andava tragicamente diminuendo. E a parte sporadiche avventure che tiravano su di morale e incoraggiavano lei ad andare avanti e noi a cercare una agenzia per traslocare il più lontano possibile, avventure che avevano di sicuro qualcosa di sottilmente esotico rispetto a quelle forse un po’ banali e ripetitive da colloquio di lavoro o master per operatori socio-culturali che a casa ci finivano sempre uomini con pochi capelli l’alito puzzolente le unghie sporche la pelle grigia e il culo basso, esotico come per esempio quella volta che il portaombrelli all’ingresso lo abbiamo trovato spezzato in due e sui resti aperti come la buccia di una banana c’era infilato uno djambè alto un metro e mezzo che aveva appestato casa di un terribile odore di carne andata a male e che poi abbiamo saputo era il pezzo forte e l’ultima creazione di un ragazzo australiano che girava il mondo finanziandosi appunto con la vendita in internet di djambè fatti a mano e che guarda caso in quel momento emetteva strani ululati inframmezzati da gorgoglii e rumorose inspirazioni e poi di nuovo gorgoglii e ululati dalla camera di Giuseppa. Ragazzo australiano che immagino doveva chiamarsi Bob ma non saprei dirlo con certezza dato che tutto ciò che riusciva a dire in riferimento a qualsiasi oggetto-evento-pensiero-azione veniva da lui immancabilmente definito con una specie di schiocco da sturalavandino che suonava proprio come un Bob!, ragazzo simpaticissimo ed educatissimo seppure di bruttezza micidiale addirittura non fumatore che abbiamo scoperto più tardi (troppo tardi), utilizzava per la costruzione dei suoi djambè abiti e mobili usati come ad esempio la mia giacca preferita in pelle nera alla indianajones che custodivo gelosamente da dodici anni e il piano rialzato in legno della cucina per asciugare e riporre i piatti.

Si capisce quindi perché tutto sommato io ero abbastanza contento che smettesse con la chat e si mettesse a fare un blog. Perché ero sicuro che il numero dei tizi a conoscersi tramite blog sarebbe diminuito ancora, perché non ci andava che rimanesse a chattare occupando la cucina e impestandola di sigarette tutto il giorno e con il blog ci sarebbe stata di meno, e perché se doveva incontrare qualcuno avevo in testa chissà come questa idea che i blogger sono delle persone generalmente meno rompiscatole e schifose di quelli che chattano. Quella mattina che ho trovato MarchioWarrior a bersi il caffè e a sbafarsi - questo ancora non l’ho detto - i miei biscotti cuore di mela, che già ad un primo sguardo da come la confezione era afflosciata si capiva me li stava finendo, quella mattina per le dieci avevo fissato con la Pura Razza Padana nella mansarda della lavatrice una riunione segreta per festeggiare la novità quando appunto, con questa storia di MarchioWarrior il suo primo commentatore e con tutto quello che poi è seguito, ho pensato che la riunione dovevamo farla di guerra altroché.




13/12/05
la coinquilina si fa il blog 1
:: di Marco Spada

La mia coinquilina pensa che vuole finirla col chattare e come i cerotti stanno alle sigarette (parole sue) viene da me e dice voglio smetterla colla chat insegnami come si fa il blog. Suo fratello che tiene non so quanti blog simultaneamente le ha detto che è molto meglio della chat e si risparmia un sacco di energia di tempo e che non è frenetico per niente e si fa tutto con calma e a scrivere due righe al giorno non ci vuole niente c’hai un sacco di tempo libero. Addirittura se ci riesci a fare un blog decente non sei tu che vai a cercare gli altri, ma sono loro che vengono a cercare te. E non servono neanche telecamerine. Suo fratello, diciamo che si chiama Giuseppe, il problema per lui era appunto di rimpolpare in qualche modo la sua altrimenti piuttosto scarsa vita diciamo così sentimentale, dato che è impiegato (guardia) in un penitenziario maschile della bassa emilia e a stare sempre chiuso e quando esce con tutti i casini del carcere e qualche programma televisivo interessante che non vuole perdere, finisce a letto che è stanco morto e di uscire non se ne parla. E’ come l’amo della canna da pesca il blog, tu lo butti aspetti in santa pace per i fatti tuoi e quelle abboccano di sicuro, mi ha detto Giuseppe una volta che tornando dalla Calabria aveva portato alla sorella una cosa tipo venti chili di pane sughi carne e verdure surgelate, e si era così fermato da noi giusto il tempo per sfondare la porta del freezer intasarci lo scarico della doccia e raccontarmi a bassa voce (con la sorella che già era a letto) delle sue torbidissime avventure anali con certe sconosciute turiste nordeuropee di quando pilotava (parola sua) la corriera Locri-Catanzaro.

Io di chat non me ne intendo molto però che la mia coinquilina chattasse, diciamo che si chiama Giuseppa la mia coinquilina, io purtroppo lo sapevo che Giuseppa chattava e pure come una matta, lo sapevo eccome. Si mette col portatile in cucina e se non deve andare a lezione per il master di nonricordocosa o a fare i concorsi per operatrice socio-educativa in queste minuscole oasi sperdute nel deserto padano, allora se è libera da impegni Giuseppa si mette in cucina con la tazzona di caffè solubile e i biscottoni e la nutella, le sigarette due pacchetti e non la smuovi più.

Non so bene come funziona nelle chat dove la gente va per conoscere altra gente e fare amicizia e poi eventualmente combinare, ma così a occhio mi sembra che se una ci si ficca con un nick sessualmente orientanto che renda esplicito e palese il messaggio Sono femmina E-Non-Solo mi piace pure fare le zozzerie, coi burloni perditempo che ci girano per le chat mi sa che non c’è uno sano di mente che gli darebbe credito e se lo filerebbe a un nick così. Giuseppa invece, che è una terribile chiacchierona senza pudore e delle sue chat-vicessitudini mi ha raccontato tutto, Giuseppa che non è affatto propensa diciamo così per disposizione genetica e culturale ad analizzare strategicamente la propria posizione in qualsivoglia contesto e circostanza, soprattutto se in questo stesso contesto e circostanza entra in gioco una delle sue più grandi e radicate e viscerali passioni (che si può a buon conto ritenere ormai una sorta di tara familiare), Giuseppa non c’aveva pensato che il nick inculamiora74 poteva rivelarsi in buona parte controproducente. E infatti vederla poveraccia quanta fatica per trovare qualcuno che se la filasse, in queste chat, mi faceva una pena.

Dice che vuole usare quello stesso nick per il suo indirizzo del blog ma io che di blog qualcosa in più delle chat ci capisco le ho consigliato di dargli un nome un po’ meno impegnativo, che un blog chiamato così non se lo veniva a leggere nessuno, allora lei mi ha chiesto perché e io non sapevo come rispondere. E in effetti a pensarci mi stava venendo il dubbio. Giuseppa allora che mi ha visto imbarazzato e titubante, lei che non si può dire sia una ragazza priva comunque di una certa sensibilità, decide di farmi un piacere e ripagarmi insieme dell’aiuto che le avevo appena dato nel digitare alcune lettere accentate di cui ignorava la posizione sulla tastiera ma più in generale l’esistenza, ha tirato un bel sospiro del genere Ok va bene ti accontento (Anche se non mi hai convinto) e si è scelta un nome più sobrio tipo perperoncino rosso qualcosa o peperoncino piccante qualcosa altro. Le spiego come si fa a scrivere i post e lei annuisce tutta entusiasta e non vedeva l’ora di cominciare. Le chiedo che tipo di cose vuole pubblicarci e lei mi dice che è una sorpresa.

Si mette a giocare con il blog in camera sua e passano un paio d’ore e io stavo in cucina a preparare il mio piatto forte, il pomodoro del fuorisede, la sento a un certo punto in camera sua che ride e parla a voce altissima con quel suo accento sguaiato che la prenderei a calci come fa sempre al telefonino, mangio senza aspettarla tanto qui ognuno mangia per i cavoli suoi e ancora stava parlando al telefonino e ancora rideva scatenata, lavo i piatti pulisco i fornelli il tavolo mi connetto e giro un po’ su internet, erano le undici e ancora non aveva finito al telefonino, vado a dormire e nonostante i miracolosi effetti di alcuni portentosi medicinali su ricetta e a causa proprio del fatto che non voleva smetterla di ridere e parlare a voce altissima, mi sono addormentato verso le tre le quattro.

E la mattina dopo in cucina seduto a bere un caffè insieme a Giuseppa c’era questo tipo irsuto gigantesco con una camicia a maniche corte sbottonata (fuori c’era una bufera di neve), un tipo sui quaranta minimo brizzolato con le basette a punta che si restringevano fino quasi a toccarsi sotto il mento e poi risalivano ridotte a un filino soltanto a incorniciargli la bocca, io ancora stravolto per la nottataccia non sapevo che dire, Giuseppa che si vedeva non era nella pelle colle guance rosse dall’imbarazzo Questo è MarchioWarrior dice, Ti presento il mio primo commentatore.

- la coinquilina si fa il blog 2




22/11/05
ce la mettiamo tutta
:: di Marco Spada

Il brutto a non farsi vedere la faccia è che non si possono ricevere consigli. Con tutte le cose che uno non sa della propria faccia. E più sono a vederla meglio è, che ci sono di quelli meno attenti, e quelli invece puntigliosissimi. Per dire io il terzo anno di liceo vengo a sapere che avevo le sopracciglia unite sul naso, che facevano una specie di onda V scura e pelosa. I miei amici no loro zitti, me l’ha detto una tipa della classe accanto che le vendevo prospettive a cinque mila lire, una che quasi neanche la conoscevo. Io da quel pomeriggio ne è passato di tempo con le pinzette sono diventato un portento, anche minuscoli e appena nati li strappo come niente. E per fortuna c’è stata lei, che se aspettavo i miei amici codardi o pieni di buoni sentimenti o ciecati non l’ho mai capito, stavo fresco. Adesso così mi sento molto a mio agio. Persino tentai di ricompensarla anni dopo la ragazza, tanto le ero grato, ma lei onestamente non volle ed era cintura marrone.

Prima ancora sempre per rimanere sul personale, in terza media, c’avevo questa professoressa di biologia storpia, un giorno si divertiva a darci il nome degli animali, dalla cattedra ci indicava uno per uno rifletteva un po’ e ci dava il nome di un animale. Era un giorno - lo dico sennò pensate male della storpia - che avevamo già finito il programma. Quando tocca a me dice “e vabbè con lui andiamo liscio che si è appena tagliato i capelli”. Io che devo dire ero persino più tardo di adesso non l’ho capito subito, e non l’avrei capito mai se non avesse aggiunto “con quelle orecchie”, e se il nome di quell’animale appunto molto famoso dalle orecchie grandi non fosse poi andato a nessuno. Anche qui degli amici non uno che me l’aveva detto, e io infatti le sono molto grato alla storpia perché da allora, e di tempo ne è passato, non riesco più a farmi tagliare i capelli sulle orecchie, e vado in giro certe volte che sembro rockerduck. Mi sento però molto a mio agio. E avrei voluto tanto ricompensarla anni dopo la storpia, ahimé c’aveva il garage custodito.

E storie simili potrei raccontarne a bizzeffe per ogni piccola cosa dalla punta dei capelli alle dita dei piedi, tranne quelle parti ovviamente che mi hanno visto in pochissimi, e se mi hanno visto si sono voltati dall’altra parte o comunque sono cose che non si dicono, difficile cavarci consigli.

Fosse possibile tutto il corpo ancora meglio, io direi: ottimo. Perché il fatto che ce lo abbiamo sempre coperto è ancora peggio, non ci si rende conto. Uno se lo dimentica. Quanti consigli preziosissimi a farlo vedere agli altri. Per questo motivo io penso bisogna capitalizzare le poche occasioni, come la spiaggia, e rivolgersi ai tipi giusti. I tipi giusti sono quelli che ti parlano e non si vergognano di farlo, come si dice senza peli sulla lingua. A volte capisco che uno maldisposto e permalosetto la chiama presa per il culo. Ma vi assicuro che a rifletterci su e a vederla magari da un diverso punto di vista, a sforzarsi un pochino, lo si prende per quello che è, un consiglio. A me per esempio avevo la comitiva al mare che mi chiamava “il tettina”, io sono loro molto grato e oggi non indosso che camicie coi taschini sul petto, in modo che poi se mi metto un maglione sopra e si vedono due collinette, a guardarmi allo specchio do la colpa ai taschini. Mi sento così molto a mio agio. Uno del mare adesso pulisce i gabinetti al bar sotto casa mia, e io che gli voglio bene per salutarlo vado a farla da lui ogni mattina.

Oh ma questo per dire che le tre foto qui sopra siamo io Antonio e Rebecca. Siamo indecisi siccome ne dobbiamo scegliere una soltanto per l’aggregatore (ché il Granieri la pensa come me, è brutto che il blogger non gli si possono dare consigli), ci dite qual è la più carina? Grazie.




07/11/05
blogfest 2005
:: di Marco Spada

Fichella del quarto piano vive coi genitori. E’ diventata triste il due novembre mentre faceva pipì, a guardare per caso il calendario sul muro davanti. Di già, ha pensato, e subito si è intristita. Fichella ha un blog che sono parecchi mesi, ma un anno fa di questi tempi - com’è allora che faceva, senza - ancora non ce l’aveva. La cameretta di Fichella è molto bella e rosa, con un balconcino piccolino, ma Fichella è così triste, tiene tutto abbassato le luci spente. Già il due novembre e ancora niente. Esasperata, le capita spesso di piangere. Chiedere in giro un po’ si vergogna, non vuole passare per quella che ci tiene. E invece non desidera altro. Fichella ha aperto il blog che di blog non ci capiva niente, si è impegnata ha imparato ora conosce tutti, i grandi nomi e tutto il resto, è stata a un incontro di Firenze, era un mesetto che bloggava, timidissima vestita di nero, non parlava con nessuno stava negli angoletti, a un certo punto la sgridano - lavativa - che non portava i rinfreschi - disgraziata - a starsene con le mani in mano. Però tutti davvero simpatici e intelligenti. Quando l’ha letto sul blog il più famoso, macchianera (”il blog del… neri” le riesce difficile ma ci prova, la formula confidenziale), che c’era una festa per i blogger e c’era addirittura ogni anno, Fichella emozionatissima si immagina così, a scendere di corsa le scale di quel locale sciccoso, reggendosi la gonnona alta sulle caviglie fini, e quel ragazzo magro e pallidino dal ciuffo ribelle che la segue disperato - la scarpina! la scarpina! - gridando. Ai genitori Fichella sono due mesi che lo diceva, e ci litiga. Era stata sempre di novembre, la prima metà di novembre, e adesso cosa il due novembre e ancora non una voce, neanche un accenno e nessuno che spiega, macchianera (”il… neri”) tace, Fichella è triste. Non esce e resiste ostinata, perché a uscire di meno la mamma, forse, la fa stare fuori di più quella notte, la fatidica. Ma quando lo saprà, quando!

Bruno nato a Napoli non vede l’ora, e il pomeriggio per l’occasione si compra una maglietta. Nera non troppo larga sulla vita, del suo gioco preferito. E domani va dal barbiere, una sistematina alla coda che è ingrovigliata che è uno schifo. Bruno è irritato per il brufolone fresco fresco, e per i pianti ininterrotti della tipa di sopra, stupida bamboccia viziata. Sono giorni che Bruno aspetta, in chat dicono che manca poco, che è tutto pronto. Bruno sa che a giocarsela bene questa è la volta buona, che ce la può fare. L’unico problema è se non la fanno, Bruno sono due mesi che le telefonate e le mail e tutto, una campagna di autopromozione spietata, a forza di aspettare si è innervosito un pochino. E non vince più quando gioca - conquista azeroth, conquista azeroth- sempre tra le nuvole non si concentra, va di merda. La festa duemilaquattro è andata così così, colpa di quella storia l’antologia tutti a parlare dell’antologia, e quelli dell’antologia a fare gruppetto e gli altri a sbavare dietro quelli dell’antologia, non c’era spazio non ti si caga nessuno. E tu sei quello sempre in collegamento a fare le battute su macchiaradio, che ci sta sempre sempre che non te ne perdi una, non ti si caga nessuno uguale. Ma adesso è diverso adesso lui persino è dimagrito. E ne ha conosciuti un sacco di quelli in gamba quelli che contano, gli scrive le mail e a volte pure gli rispondono, e la balbuzie quasi sparita e un sacco di parole che prima usava senza saperlo, adesso sa che significano. Bruno ha fatto esercizio riesce a tenere la sigaretta per bene, non più tra medio e anulare (e come le schiocca via dalla finestra), e sa appoggiarsi al muro chinando la testa pensieroso, e ha imparato delle formule che fanno ridere che le usano tutti fanno gruppo - incredibili equilibrismi verbali: cioè io ci vado e voi, se ci siete siateci - e altre che invece non fanno ridere e fanno sfigato. E ha imparato cosa gli deve piacere e cosa no. Bruno gli piace dire: outsider (e sa cosa significa). Bruno adesso matricola non glielo dice più nessuno, Bruno ormai è veterano. Non sembra ma sono tre anni e mezzo che non fa un cazzo.

Simone è triste perché l’anno scorso era felice. Adesso gli va tutto storto. Ieri si è ustionato facendo il caffé, la macchinetta è caduta s’è rovesciato tutto. E il dieci arriva il condominio, una botta tremenda. E neanche un commento degno, giusto uno scemo qualsiasi, che si complimentava a punti esclamativi. Soltanto punti esclamativi. Con tutto quel popò di flash in home, ma come si fa, per celebrare la visita numero un milione dico one million dico ein milion, e chi ti arriva il signor punto esclamativo. E dai a postare su macchianera, e dai a blaterare su macchiaradio. Niente. Pensare che l’anno scorso complimenti glieli facevano tutti, pensare che alla blogfest lui pure il microfono gli hanno dato, per parlarci dentro. Il microfono, a lui. E nuovi amici e l’entusiasmo e grandi speranze, e i viaggi nelle città esotiche (ah, Mestre, quanti ricordi!), un trionfo. Era così bello - firmare le copie dei cugini, e delle zie, della zia che gli piaceva da piccolino, che ci si masturbava! - che ci puoi fare di tanto in tanto gli scappava, e giù i rosiconi a dargli dello sfigato, che si diceva Autore. E perché no poi giustamente andava tutto benissimo, scemo lui che si è andato a fidare che ci ha creduto: che passava pure in rete gli hanno detto, la letteratura passava. E dove si può sapere, dov’è che passa. Per il libricino stupido di una stupidella diciassettenne, da lì passa, e a lui niente neanche le bricioline, da lui non passa. Simone a pensare che l’anno scorso questi giorni proprio si compiva il miracolo, la gola gli si chiude gli viene da soffocare. E il ditone ustionato gli brucia, e ancora non ha pulito per terra. Il privée del localino fumosetto, sulle poltroncine a bersela, gli amichetti e i compagni d’avventura fieri fieri, ma che brutto pensarci adesso, oh, che il meglio già te lo sei giocato. Rosiconi di merda, e pure portasfiga. Simone se me lo chiedono, pensava, dico che c’ho mal di gola. Questo anno pare che non la si fa la festicciola, e per festeggiare cosa poi,e per fortuna Gianluca ancora non ne parla, ma se c’è tanto, lui non ci va che ha mal di gola.

Fichello sta in doppia con uno che non ha mai capito bene, è di un paesino dice vicino Catanzaro che non c’è manco su google. Di sicuro uno che studia giurisprudenza e non gli piace lavarsi, e non gli frega niente della macchia sul soffitto, nera che sembra di caffé e che tra un po’ comincia pure a gocciolargli sul letto. Fichello spera che vada tutto bene che la ragazza convinca i genitori che ci possa andare con lui. Che a insistere e promettere e insistere l’ha convinto il calabrese la macchina se la fa prestare, in cambio del bagno che tocca a lui tre settimane di fila. Vale la pena, come si è descritta sembra caruccia le foto sul flickr sembra magra abbastanza alta, dal blog non è che brilli in simpatia e c’ha sto problema dei genitori appiccicosi ma che cavolo sarebbe chiedere troppo. D’altra parte quindicianni, cosa vuoi. Fichello non ha il coraggio di dirglielo ma in effetti sta cominciando a preoccuparsi, nessuno in giro che ne parla e siamo già quasi a metà novembre, vuoi vedere pensa Fichello proprio questo anno che potevo andarci e combinare, non si fa niente. Al calabrese gli ha detto o il dodici o il diciannove novembre, che sono di sabato e sempre di sabato l’hanno fatta, neanche a dire che può sgarrare il calabrese è irremovibile - il venti se ne torna giù fanno un concorso per vigile urbano. E alla fine poteva o no la tipa, Fichello comunque vuole andarci. A parte che di femmine ce ne stavano gli anni scorsi e niente male, Fichello sa di poterci guadagnare ha studiato per bene sa di non essere molto considerato e anzi non lo conosce nessuno, ma appunto studiando ha capito che non c’è niente di meglio che due parole dal vivo, e a presentarsi e parlarsi e guardarsi dentro gli occhi, sia che gli sei simpatico come se gli fai pena alla fine mica possono più ignorarti da quel momento e magari se ti dice culo, grosso ma non impossibile, ci rimedi pure il link. Fichello è dalla fine di ottobre che ha finito di esercitarsi e le foto delle feste passate l’ha ripetute alla nausea col calabrese, che puzzerà ma è d’aiuto, tutti uno per uno li sa identificare, pure se gli fanno vedere solo il naso li riconosce, o un sopracciglio. Alcuni addirittura l’orecchio.

Paolo trentadue anni è portiere e commentatore di lit-blog. Non ne ha uno suo di blog perché non saprebbe cosa scriverci. Le poche cose che ci potrei scrivere, dice, altri sono più bravi. Paolo viene da usenet e un giorno ha scambiato un paio di mail in privato con Scarpa, che gli chiedeva di posticipare l’appuntamento alle undici, e mi raccomando diceva, nuda sotto l’impermeabile. Paolo onoratissimo, “nonostante mi piaccia moltissimo il nomignolo Sarah”, ha declinato. Contatto diretto cogli autori, si è detto Paolo, ammazza. Un giorno per strada davanti alla guardiola chi non ti passa, La Porta, vorrebbe salutarlo stringergli la mano dirgli Ehi!, ma andava così veloce usciva sparato dal giornalaio (tenero, compra il topolino ai nipoti), Paolo non trova il coraggio. Un mese più tardi leggendo vibrisse (che a-d-o-r-a) c’era una foto di La Porta, Paolo è rimasto di sasso. “Ahah ti avevo scambiato per La Porta, che confusione tutte queste foto”, scrive a Bartolomeo Di Monaco, “fortuna che non ti ho fermato :)”. Paolo se c’è uno che non gli sta simpaticissimo è Wu Ming1, il saputello. Genna pure all’inizio, poi ha capito che è uno a cui piace fare il matto, e adesso lo stima molto (è a pagina 12 del nuovo romanzo: “interessante”). Paolo è felice di avere scoperto i lit-blog, a discutere a volte cogli autori direttamente, a pensare che un lettore comunissimo può partecipare al dibattito sulla letteratura, di questioni importanti. E’ il bello di internet, no, che siamo tutti uguali. Paolo l’anno scorso non è andato alla Blogfest e ancora lo rimpiange, c’era molta della gente che vuole conoscere e farci quattro chiacchiere, e la dedica in prima pagina. Non lo legge di solito ma nelle ultime settimane su macchianera ci passa, l’anno scorso il posto l’ha perso così perché l’hanno superato a prenotarsi. Stavolta col cavolo. Intanto mentre aspetta, a spazzare via le cicche tra le aiuole in cortile che qualche incivile di sopra, secondo lui l’appartamento di studenti, mentre aspetta Paolo si chiede, sinceramente ansioso, se l’autore è morto oppure no.




19/09/05
L’onanismo nei giovani
:: di Marco Spada

C’era una volta un bambino di nome Paolo che si masturbava tantissimo. A sette anni già sapeva come fare, lui soltanto in tutta la sezione H, un prodigio. Paolo a sette anni lo faceva e non pensava a niente, che ne so alle bambine o alle ragazzine quelle grandi, si masturbava e basta, tantissimo perché era bello. I suoi amici non lo sapevano di Paolo, che riservato e timido come era, non diceva niente a nessuno. Neanche i genitori di Paolo lo sapevano, perché distratti e indaffarati come erano – una troglodita analfabeta che puliva lenzuola e mutandine – non gli fregava un accidente. I maestri, siccome Paolo stava all’ultimo banco, e davanti a lui c’erano due alti e Paolo stava in banco da solo, i maestri pensavano che ci fosse l’armadietto dei registri, là dietro. E in fondo, anche se l’avessero saputo, maestri compagni e genitori, che Paolo si masturbava tantissimo, che potevano fare, esclamare qualcosa come “Urca!” o “Diamine!” o “Perdinci!”, niente di importante.

Più tardi alle medie ne parlavano tutti. Paolo non ci si raccapezzava, com’è che adesso tutti, ma tutti tutti pure le bambine, com’è che a tutti adesso, si chiedeva Paolo, a tutti interessa tanto, ma com’è cosa succede, che grandissimo mistero. Certo Paolo si accorge che una differenza, una cosa strana, una differenza dalle elementari, adesso in effetti quando lo fa, una differenza c’è, gli viene da pensare a una certa cosa quando lo fa, possibile che tutti, possibile sia questo a creare scompiglio, possibile che tutti anche le bambine, santo cielo, tutti quando lo fanno, possibile, tutti che pensano alla prof di inglese? Paolo si sentiva un po’ in colpa a pensare alla prof di inglese, aveva la stessa pettinatura di sua mamma. Pensava in realtà alle mani della prof, alle unghie rosse e lunghe non alla testa, ma si sentiva in colpa uguale.

Arriva il ginnasio e Paolo ha visto e sentito abbastanza. I suoi giornali e le sue foto e le sue videocassette, nascosti ben bene. Deve sudarseli però, li compra da quelli del liceo con i soldi della colazione, dimagrisce tre chili. Ogni martedì telefona alla prof di inglese e si masturba ascoltando la segreteria. Sa che il martedì pomeriggio ha lezione di aerobica (lo sa perché c’è stato, l’ha tampinata). Paolo vive al primo piano e se nessuno è in casa, si masturba alla finestra guardando la portiera che innaffia, facilissimo, quella innaffia dalla mattina alla sera. La ragazza che gli dà ripetizioni, si masturba guardandola alla spioncino, una volta l’ha fatta aspettare così tanto alla porta, e lei suonava suonava il campanello, che se n’è andata infuriata. Compra il computer Paolo e c’è un programa apposta che si attacca al telefono, la prima cosa che fa è registrare la segreteria. Ora può sentirla quanto gli pare, tutti i giorni della settimana, sembra un sogno. (more…)




12/09/05
Ma chi sono gli Offlaga?
:: di Marco Spada

Una ragazza così in carne, carinissima, che se la prende così tanto, ero scandalizzato a leggerlo che gli frega pensavo, che se la prende a fare, una ragazza così carina così in carne, rotondetta carinissima, a me piace coi vestitini quelli attillati, che gli mettono in bella mostra le curve (ci ha una vita: una sequoia), pure di voce mi piace che ce la ha contraltile rochetta ricorda un po’ quella di mio nonno, che è morto e a me dispiace un sacco, dico “Oh Antonio Oh Rebecca sta poveretta c’è rimasta male, mi dispiace, cattivi stupidi e cattivi”, Antonio e Rebecca annuiscono, dicono “l’invidia: brutta bestia” e poi ci mettiamo a ricordare i pezzi memorabili, i suoi che ci sono piaciuti più di tutti, e che da soli bastano secondo noi, a dire che siete stupidi e cattivi, e che sono tutte storie e che siete dei frustrati, invidiosi, Antonio per esempio lui dice che è “arguta” e “ora vi cito un pezzo suo, argutissimo, che… oddio adesso, non mi viene in mente niente”, Rebecca ci pensa un pochino e dice che in effetti anche secondo lei, cavolo è arguta, molto anche, e vuole citare quello stesso pezzo Rebecca, che in effetti era proprio arguto dice, “Oddio adesso, non mi viene in mente niente”, io invece (diventando rosso) dico che secondo me nelle foto viene troppo emaciata, dal vivo è meglio.

A quel punto però, me li scrivevo sull’agendina i nomi di quelli – bravi – che glielo hanno detto, che ha fatto bene a dirgliene quattro così, una volta per tutte, un pizzico giusto un pizzico di gelosia per quelli che la chiamano Vio (beati loro), Fantastico Grande Yahoo!!! (uno subdolo che faceva spam) Sante parole e tanti altri, e poi quelli che spiegano (vivere nonostante un cognome è un’esperienza davvero non facile) e quelli che si arrabbiano ma con classe (non vale la pena neanche di mandarli vaffanculo), e tanti altri che ci ha amici su amici, mentre io me li scrivevo per ricordarmi che sono persone per bene, Antonio si alza di scatto sudatissimo ci guarda, Rebecca spaventata le cade il lavoro a maglia, Antonio febbricitante dice: “e il Bertolini Gianfranco, come la mettiamo, il Bertolini Gianfranco?”, io e la Rebby ci mettiamo un po’, che non capiamo, ma come capiamo, “tocca fargliela pagare” diciamo.

Il primo Bertolini, Gianfranco quello con ing. davanti, non è in casa al momento non può rispondere richiamate più tardi, a scanso di equivoci gli lasciamo un messaggio dopo il bip, uno “schifoso viscido raccomandato” uno a testa; il secondo Bertolini Gianfranco quello senza niente davanti, il telefono gli squilla diecimila volte già Antonio dice “a questo glielo scriviamo per lettera”, una tizia risponde la signora Bertolini dice
[ascolta la risposta della signora Bertolini]
noi in viva voce tutti assieme che non si capisce niente, signora Bertolini diciamo, suo marito non è in casa, bene non importa bene, confessi lei allora dica la verità chi c’è quali potenze chi c’è dietro suo marito, il Vaticano? dice Antonio, la Nestlè? dice Rebecca, l’area 51? dico io, ma lei lo sa vero lo sa che se suo marito è dove è lo sa vero che non è per merito suo, che non c’entra niente, che invece è il Ministero, è il
[ascolta la risposta della signora Bertolini]
io insisto Antonio insiste Rebecca prende a urlare, sappiamo tutto non neghi è ovvio è sotto gli occhi di tutti, nascondervi dietro un cognome così all’apparenza mediocre, che ingenuità, ma quale lievito e lievito, molto di più, dietro un cognome così comune, ma lo sappiamo tutti
[ascolta la risposta della signora Bertolini]
quei poveracci che un cognome ce lo hanno, uno che si conosce, quei poveracci che coraggiosi se lo tengono, e magari lo vorrebbero pure dare via ma ci sono affezionati che gli piace come suona, o una doppia consonante, quei poveracci a prendersi tutte le colpe, ma lei lo sa che suo marito, lo sai lei che suo marito per esempio, lo sa quanti problemi alla povera Bellocchio, Violetta Violetta, sì Violetta, la nipotina del Bellocchio regista, figlia di quell’altro che non si sa bene ma pure lui, Bellocchio Alberto
[ascolta la risposta della signora Bertolini]
ma lei, non si rende conto, signora Bertolini suo marito, quella povera ragazza della Violetta lei non si rende conto, quanti guai sta passando lei pensi anche due tre volte la settimana, e tutto per sole quante sono una due quattro otto dieci lettere, e voi viscidi vili Bertolini voi inutili, voi voi voi voi, con i vostri stupidi mediocri comunissimi merdosi vaffanculo cognomi
[ascolta la risposta della signora Bertolini]
e riaggancia (”Hai registrato?” dice Antonio “secondo me s’è sputtanata”).

Ringraziamo Kela per averci fornito il recapito di casa Bertolini




26/05/05
Mazzucato style
:: di Marco Spada

bella storia che ha visto protagonista, nei giorni scorsi, Francesca Mazzucato, nel caso ve la siate persa (turbolenta eh, accusa di plagio e minaccia di denuncia), per una piena comprensione del post che segue, vi offriamo un aggancio: qui.

La gigantesca poltrona con braccioli Luigi XVI rotellata, un cubano di venti centimetri (spento, mai acceso) tra i denti, la capoccia bella luccicante e il riportino fresco di shampo (fragola e limone) lisciato all’indietro, a spizzare giù in strada gli omini piccoli piccoli che scappano via frenetici, i piedoni al calduccio coperti di vera pelle (purosangue tre volte campione Grand Prix d’Amerique) buttati sulla scrivania acciaio vetro smerigliato (ciclopica, Pier Luigi Nervi, riproduzione in scala di una baleniera), Che bel calduccio Quanto si sta bene E’ proprio arrivata l’estate, pensa l’avvocato dottor Mauro Mazzucato, Oggi a quel fetente del Gamberini gli faccio un due set a zero, Secco secco. Si toglie il cubano di bocca, prende su dalla baleniera un foglietto, il primo che capita (Cazzo è questo, ah sì, la fattura della Sgrena, mortacci sua), ci strappa un angolino, lo appallottola, e poi lancia, tenta un colpo di cubano, un rovescio, Smash!, grida, ma va a vuoto, Mavvafanculo. Squilla l’interfono, sta per colpire che squilla l’interfono, Mortacci sua dell’interfono sempre a rompere il cazzo, pensa l’avvocato dottor Mauro Mazzucato.

- Ti avevo detto che non c’ero per nessuno, no, sto lavorando sul caso Sofri, sono impegnato, non ci sono per nessuno, lo capisci, te l’avevo detto mi pare, per n-e-s-s-u-n-o.
- Ma signore, c’è sua figlia, dice che è urgente.
- Mia… chi?
- Sua figlia, signore, la signorina Francesca.

Il cubano torna al suo posto, nella scatola grande in argento, i cubani originali arrotolati a mano (che non vendono dal tabaccaio, no), aspetta che gli passino la telefonata, dà un’occhiata allo specchio lì nell’angolo, rimirandosi soddisfatto, ‘Ste nuove bretelle con le ochette mi stanno che è una meraviglia, pensa l’avvocato dottor Mauro Mazzucato, La palla corta devo fargli la palla corta che quello c’ha il fiato d’un ottantenne, due set a zero secchi secchi gli faccio al Gamberini.

- Cazzo vuoi, non t’è arrivata la paghetta?
- Sì sì babbo, è arrivata, scusa se ti disturbo, ma è importante.
- Allora, cosa c’è, vuoi un aumento?
- No babbo, è una cosa che m’è successa in internet
- Quante volte te l’ho detto, io, che era ‘na cazzata, ‘sta cosa di intranet.
- Babbo ascoltami, ti prego, mi hanno accusata di plagio.
- Di plagio, a te, la Madonna, e per cosa?
- Babbo, lo sai, io scrivo.
(risatina)
- Babbo, per favore, non ricominciare.
- Senti, piuttosto, lo sai tu, che domani sei a cena da noi, eh, che vengono anche i Gamberini.
- Babbo, è importante!
- Eh, ok, dimmi, ti ascolto.
- Terribile babbo, m’hanno accusata di plagio, per una cosa che ho scritto in internet, un e-book, che sarebbe come un libro ma in digitale, è un’infamia babbo, non ho plagiato un bel niente, babbo te lo giuro, e adesso voglio fargliela pagare, che non hanno nemmeno le prove, non possono dimostrare niente, niente, e non si può dire che uno ha plagiato così, tanto per gettargli la merda addosso, non ho ragione, e quindi, babbo, mi ascolti?
- Perdinci!
- Babbo, io pensavo di denunciarli per diffamazione, o qualcosa del genere, che ne pensi, potresti occupartene tu, o Alessandro, Gamberini dico, che ne pensi?
- Gamberini ci gioco oggi pomeriggio al circolo.
- Ah bene, così puoi dirgli tutto, magari fammi chiamare.
- Ma che importa, tanto domani vi vedete, ci vieni a cena da noi, no?
- Babbo, è una cosa urgente.
- La mamma fa preparare da Akim la spigola, quella che ti piaceva tanto, bella ripiena.

Un paio di secondi ci pensa, alla figlia che lo chiama Stronzo, mentre appallottola l’angolo destro della fattura Sgrena (che tra un po’, pensa, neanche una mappa dei pirati), brandisce il cubano con tutte e due le mani, è abbastanza lungo, e colpisce, Smash!, grida, e la carta finisce vicino alla finestra, con sotto gli omini che scappano via frenetici, La palla corta gli faccio la palla corta!, l’avvocato Mauro Mazzucato è emozionato, non vede l’ora di giocare.




23/05/05
Mo’ te meno
:: di Marco Spada

Darkripper, blogrodeo, sabato:
“Potrei dover conoscere un coglione. Non ho mai fatto a mazzate con un blogger, ed é una esperienza che sono tentato di approfondire. Voglio vedere cosa succede se un blogger picchia un altro blogger. Secondo voi, cosa ne scrive il malmenato sul suo blog?”

Caro darkripper, le tue parole mi hanno a tal punto commosso, che un pensierino al rodeo, giuro, l’ho fatto. Sono un pezzo di pane, io, mi piace assecondare i desideri altrui, quando si tratta di colluttazioni poi, è una vita che lo faccio, nel nostro caso certo, i contatti sono scarsini, scarsini assai, non ci conosciamo granché (anzi, permettimi di dirlo, non ci conosciamo affatto), ma questo, sicuro, non sarebbe stato d’impedimento. Il problema è un altro.

Sai quel film, c’è il bambino roscio e un po’ scemo, combina un disastro dietro l’altro, e viene punito così, ogni volta, gli occhiali finiscono a terra e TRAC, disintegrati con una pedata. Fai conto, io non sono roscio, abbastanza scemo sì, disastri ne ho combinati in quantità modesta, eppure i miei genitori, di occhiali, hanno speso una mezza fortuna. Lo dicevo prima, sono un tipo generoso, uno che accontenta tutti, quando capitava che ad X saltassero i nervi, in classe fuori durante la ricreazione in palestra ovunque, io mi facevo avanti, non c’entravo niente ma lo facevo lo stesso, dicevo “X tieni”, porgevo gli occhiali e lui TRAC TRAC TRAC poteva sfogarsi. Mi sentivo bene.

Poi, ovvio, quando ho preso a portare lenti a contatto, ho imparato con fatica, toccava offrire qualcos’altro, ma dopo una lunga lunghissima esperienza, oggi posso dirlo senza modestia, incasso come nessun altro, e in particolare fondoschiena e rotule, sono la mie parti preferite. A volte, buffo no, ho persino provato una indefinibile strana sensazione di piacere.

Il problema dicevo, caro darkripper, per cui mi spiace ma no, non ti offrirò i miei occhiali, né tantomeno una rotula (o una schiacciata di pollicione, minimo sindacale) è che non riesco con tutti tutti, non proprio, non mi viene, c’è una (se vuoi, razzista) discriminante, nel senso, cercherò di spiegarmi: X non può essere chiunque, X deve avere una certa presenza, un certo peso, deve rientrare negli standard predatori, per farti un esempio, non mi sarei mai fatto malmenare dal mio compagno di banco, uno che a merenda leccava cancellini, eletto per acclamazione, sei anni di seguito, Alunno Meno Desiderabile (in seconda media, ci siamo divisi il secondo posto)(s’era iscritto uno con la sindrome di down), X non può mostrare le stimmate della vittima, il che ci accomunerebbe nella sventura, dev’essermi al contrario immediatamente e inequivocabilmente superiore. Ecco, questo è il problema. Se non ti avessi visto in foto (non sei bellino, eh, diciamo così), se non conoscessi le tue performance internettiane (non sei una cima, eh, diciamo così), se avessi letto soltanto di questo tuo simpatico (e perché no, condivisibile) desiderio, forse, dico forse, al rodeo sarei venuto.

Comunque, caro darkripper, chi lo sa, magari non sei fotogenico, magari quello che scrivi non ti rende giustizia (forse non è la tua strada, c’hai mai pensato, forse dovevi fare il calciatore), magari le persone che conoscevo, al rodeo, si sono fatte un’impressione sbagliata, nel qual caso, a scanso di equivoci, direi che si può fare una prova, l’indirizzo dei miei lo conosci, mia sorella è bruttina forte e piuttosto gracile (sai che soddisfazione, “brutta cozza schifosa”, mentre la riempi di calci), pure una discreta rompipalle, che ne pensi, prova con lei, poi vediamo.




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per la pace nel mondo

I discepoli rimasero pieni di meraviglia. Infatti non avevano capito neppure il miracolo dei pani: si ostinavano a non capire nulla. [Marco 6,52]


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